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 1996  dicembre 02 Lunedì calendario

 una piccola notizia, lo ammetto, e l’ho trovata per caso

•  una piccola notizia, lo ammetto, e l’ho trovata per caso. Ma forse vale le poche righe che seguono. Crash, il film maledetto che il Consiglio comunale di Napoli voleva abolire per eccesso di indecenza, non è mai esistito in America. Mai visto su uno schermo di quel paese neppure in visione privata. Nessuno ha mai pensato di distribuirlo. Nel vasto subcontinente non c’è traccia di recensione. Il sospetto è nato nel chiedere pareri ad amici americani, poi a esperti. Mai sentito.
• C’è un punto di verità suprema del cinema americano, il giornale ”Variety” che esce in due versioni, quotidiana e settimanale. ”Variety”, incuriosito, accetta la ricerca e trova un solo articolo. una citazione di Ted Turner. Oltre all’impero televisivo Cnn e a molte affiliate, Turner controlla una delle maggiori reti di distribuzione degli Stati Uniti, la ”Fineline”.

• «Mai sui miei schermi», è la citazione attribuita a Turner dopo che era stato visionato il film del regista canadese Cronenberg.
• Si sa che Cronenberg è un autore noto (The Fly), uno che incassa e che ha avuto in passato buone recensioni e rispettabile reputazione.
• Si sa che Ted Turner è un attivissimo uomo d’affari, senza pregiudizi o preoccupazioni extra-professionali. Perché no, allora? «Junk», è stata la sua risposta, nella corrispondenza estiva di ”Variety”. Vuol dire «da buttare».
• Il fatto che Crash abbia avuto un premio speciale a Cannes non sembra avere lasciato tracce non solo nel mondo della distribuzione, dunque degli affari di cinema, ma neppure in quello della cultura. Il mondo viaggia, viaggiano le videocassette, ma l’eventuale contatto con il film del regista canadese non ha lasciato traccia nell’immaginario americano. Suppongo che ciò sia avvenuto perché chi ha visto il film ha avuto la stessa sensazione di Ted Turner, «junk».
• Intriga il clamoroso sbarco in Italia. I produttori nordamericani devono avere pensato quello che pensa ogni giorno la Philip Morris. «Se gli americani smettono di fumare, facciamo fumare di più i cinesi». Ogni giorno che passa i polmoni americani sono meno inquinati, e all’espansione del mercato provvedono i robusti fumatori di Shanghai.
• Per il cinema, l’Italia. Siamo sempre stati il secondo mercato del mondo per il cinema americano, e questo fatto ci ha consentito spesso di vedere buoni film ”made in Usa” quasi in tempo reale. Adesso forse, inizia un altro fenomeno. Quel che non funziona per il pubblico americano o quello che il pubblico americano non accetta viene prontamente esportato e messo in vetrina da noi come nuovo nei circuiti di prima visione. Ovvero ci dicono che è la nuova frontiera della cultura di quel paese. Contano su una nostra reazione curiosa. Se il film non è italiano, prontamente disattiviamo la strumentazione critica, che con la nostra produzione è implacabile. Ricordate le proteste quando si era profilata la minaccia che un premio ”Oscar” toccasse al Postino, l’ultimo film di Troisi?
• Non che la nostra tradizione di ospitalità culturale non ci faccia onore, benché segnata dalla mania di attribuire automaticamente un valore aggiunto ai prodotti di importazione. In altri tempi ci siamo accorti del valore di Jerry Lewis quando gli americani lo considerano un poveretto. Ma in quest’epoca di grandi costi, grandi produzioni e grandi mercati, dispiace scoprire che siamo stati designati, come i fumatori di Shanghai, a sostituire i consumatori americani. Mercato di serie B per recupero di prodotti di scarto? Può darsi che sia un episodio isolato, ma propongono di stare attenti. Se il caso si ripetesse, invece di invocare censure che sono sempre sbagliate, potremmo rispettosamente rinviare il pacco di scarto al mittente.