Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2001  dicembre 12 Mercoledì calendario


Pochi nomi sono presenti nella toponomastica italiana quanto quello di Guglielmo Marconi

• Pochi nomi sono presenti nella toponomastica italiana quanto quello di Guglielmo Marconi. Non c’è città o paese che non dedichi all’inventore del telegrafo senza fili una via o una piazza. La fama arriva presto per lo scienziato, che passa la vita tra successi ed onori. Muore il 20 luglio 1937 per un attacco cardiaco. Marconi era amato anche dalla gente comune. Al funerale assiste, nonostante il caldo torrido, una enorme folla che Roma ha visto raramente. Nelle isole britanniche, al momento delle esequie, i marconisti del Central Post Office si mettono sull’attenti davanti ai loro trasmettitori. «In tutto il Regno Unito e nell’Impero che mio padre aveva collegato – racconta la figlia Degna – nessun messaggio venne trasmesso o ricevuto, e tutte le stazioni radiofoniche della Bbc interruppero le trasmissioni. Il profondo silenzio che Marconi aveva rotto tornò per quei due minuti a calare sul mondo». Le parole di Degna testimoniano non solo della commozione della gente ma della dimensione cosmopolita di Marconi, scienziato planetario anche per via dei suoi esperimenti senza frontiere. Di quello più importante (12 dicembre 1901) cade ora il centenario, cento anni da quando i tre punti del codice Morse che stanno per la lettera ”s” attraversano per la prima volta l’Atlantico non lungo un cavo sottomarino ma via etere. Marconi riceve a Saint John di Terranova, in Canada, il segnale emesso dalla potente stazione di Poldhu, in Cornovaglia. In origine, la stazione ricevente era stata prevista a Cape Cod, nel Massachussetts, ma il vento la distrugge e Marconi, preoccupandosi di precedere eventuali concorrenti, salpa per il Canada e ne predispone un’altra, una piccola costruzione con sopra, appeso a un aquilone, un filo leggero oscillante al vento. l’antenna, l’inventore ne ha scoperto le proprietà: aumentandone l’altezza, si allunga la distanza di trasmissione. Dalla Cornovaglia il segnale viene inviato trentadue volte. Forse non è ”forte e chiaro” come dicono di riceverlo gli assistenti Kemp e Fulton ma è inequivocabile: il 12 dicembre 1901 nasce la radiotelegrafia a grande distanza. Il suo inventore ha appena 27 anni ma è già titolare di numerosi brevetti, presiede una società e possiede una cospicua fortuna: un giovane che ha stoffa da vendere.
• Non scivolare nella agiografia è difficile parlando di Marconi. Unisce infatti un intuito scientifico di prim’ordine, che lo porta a osare là dove gli accademici vedono solo ostacoli, a una capacità imprenditoriale che lo avvicina ai Thomas Edison e ne fa un precursore di figure come Craig Venter (patron di Celera, l’azienda americana impegnata nella mappatura del genoma), che diede corpo alla Big Science all’inizio del terzo Millennio. Calmo, flemmatico, forse risentito verso l’Italia rimasta indifferente di fronte alle potenziali applicazioni del suo lavoro, aspetta qualche giorno prima di annunciare il risultato a Roma. soltanto il 16 dicembre quando invia un laconico messaggio al ministro della Marina: «Sono riuscito a ricevere a Terranova dei segnali trasmessi direttamente dall’Inghilterra a mezzo della telegrafia senza fili, alla distanza di oltre 3.300 chilometri». A parte le riserve dello stesso Edison e, per ovvie ragioni, della Compagnia dei cavi transatlantici, la scoperta viene subito accettata come autentica dalla comunità internazionale, una rapidità che sorprende perché in quell’epoca i fisici sono ancora convinti che gli impulsi radio si propaghino in linea retta fino a perdersi negli spazi siderali e non possano quindi seguire la curvatura della Terra né tantomeno superare l’ostacolo delle montagne. Ma l’autodidatta Marconi ha una freschezza di pensiero che gli accademici non possiedono, non si porta dietro ingombranti quanto obsolete nozioni e si rende conto che le onde hertziane possono venire riflesse dalla ionosfera, in una serie di rimbalzi tra aria e terra veloci come la luce (la ionosfera è la fascia di gas ionizzati che circonda la Terra da 60 chilometri d’altezza in su). Forte di questa intuizione, Marconi procede, a partire dal 1891, cioè dall’età di 17 anni, a una serie di esperimenti su distanze sempre maggiori e di crescente spettacolarità. Sembra che il giovane venga a sapere dei lavori di Hertz sulle onde elettromagnetiche nel 1894. La sua curiosità scientifica lo induce a chiedersi fino a quale distanza tali onde possano viaggiare. Le prime prove avvengono nel laboratorio bolognese del professor Augusto Righi finché non si ritira nella casa paterna di Pontecchio per meglio dedicarsi alle sue esperienze.
• Primavera 1895: nel giardino di Villa Grifone i paesani vedono spuntare una misteriosa struttura di fili e lamiere. Marconi ha scoperto che, collegando un generatore Righi di oscillazioni elettriche a un filo metallico isolato nell’aria, si ottiene un efficace radiatore di onde e che queste onde possono essere captate a distanza per mezzo di un ricevitore, a sua volta collegato a un filo sospeso, cioè a un’antenna. così che riesce a trasmettere le radiazioni elettriche a oltre due chilometri di distanza, superando una collina. Quella di Pontecchio è, a rigore, la prima stazione radiotelegrafica del mondo. Marconi si rivolge al ministero delle Poste italiano ma non riesce a trovare udienza. però sicuro del fatto suo e decide di tentare la strada dell’Inghilterra. Nel febbraio 1896 si trasferisce a Londra dove uno dei suoi cugini, Henry Jameson Davis (la madre di Marconi, Annie Jameson, è di origine irlandese), lo assiste nella redazione di una richiesta di brevetto. Sempre tramite il cugino Henry viene presentato al capo delle Poste inglesi il quale, compreso subito il valore della invenzione, fa avviare i primi esperimenti pubblici, che si svolgono a Salisbury su una distanza di quattro chilometri, poi di quindici e infine di trecento. A questo punto lo scienziato decide di tentare dalla Cornovaglia la trasmissione transatlantica che oggi celebriamo.
• Nel frattempo l’efficiente cugino lo ha anche aiutato a creare e finanziare la Wireless Telegraph and Signal Company, che nel 1900 diventerà la Marconi’s Wireless Telegraph Co., prima della serie delle società Marconi che sorgeranno un po’ in tutto il mondo. Visto con gli occhi di oggi, l’inventore bolognese appare anche un pioniere nel campo delle multinazionali. Con i danari ricavati dai brevetti acquista per 60.000 sterline, cifra da capogiro per un giovane poco più che ventenne, la maggioranza assoluta delle azioni della Wireless. Si inseguono intanto le scoperte di nuovi ritrovati e perfezionamenti, tanto che, al volgere del secolo, le realizzazioni tecnico-scientifiche di Marconi sono tali da far ritenere imminente il premio Nobel. Ma l’Accademia di Stoccolma tarda, forse per punire l’incolpevole Marconi per l’uso bellico, davvero molto precoce, della comunicazione istantanea: nel 1900, infatti, gli inglesi, nel conflitto che li oppone ai boeri in Africa meridionale, mettono in opera una quarantina di stazioni ricetrasmittenti di terra e di mare. Il Premio per la fisica arriverà comunque nel 1909, aggiungendosi alle numerose onorificenze che già premiano lo scienziato trantacinquenne.
• Saputo della trasmissione transatlantica, anche il governo italiano si scuote e il ministro della Marina Benedetto Brin invita Marconi a rientrare in Italia per effettuare esperimenti radio in terraferma e sul mare. Ma anche dopo questo riavvicinamento, l’atteggiamento dei vertici politici e accademici italiani nei riguardi dello scienziato è, più che di sostegno fattivo, di passiva condiscendenza. Scorrendo la lista delle lauree honoris causa conferite a Marconi, si vede che ben cinque università inglesi, tra cui le famose Oxford e Cambridge, e sei statunitensi, tra cui la Columbia, gli tributano l’alloro, mentre in Italia soltanto Bologna e Pisa fanno altrettanto. Non solo. Rileggendo gli annali si nota che molti scienziati e accademici nostrani liquidano Marconi con il termine riduttivo di ”inventore”, come fosse un ”praticone” che non aveva fatto altro che assemblare scoperte altrui. La miopia di questo giudizio è dimostrata non soltanto dal Nobel ma, tra i tanti riconoscimenti, dalla medaglia d’oro ”Lord Kelvin”, consegnatagli – primo italiano a riceverla – da uno dei maggiori fisici del Novecento, Ernest Rutherford, nel 1932.
• Il giudizio riduttivo ignora la capacità straordinaria di Marconi di essere quello che oggi verrebbe definito un grande ”sistema”, cioè una persona in grado di aggregare al meglio diversi dispositivi per ottenere un unico sistema capace di raggiungere l’obiettivo nel migliore dei modi. Egli fu ad esempio tra i primi a impiegare le valvole termoioniche e molti altri dispositivi comparsi nel corso della sua vita di lavoro, a dimostrazione che fu in grado di compiere scelte tecnico-culturali la cui validità sarebbe stata confermata dall’evoluzione successiva della radiotecnica. Ebbe anche geniali premonizioni, vedi la conferenza tenuta nel 1922 all’Institute of Radio Engineers statunitense (e ristampata quarant’anni dopo dallo stesso Istituto) in cui, illustrando risultati da poco ottenuti con onde metriche, Marconi adombra la realizzazione di dispositivi di localizzazione funzionanti secondo principi assai simili a quelli del radar.
• Per capire, se non giustificare, il disinteresse dell’Italia verso il giovane Marconi giova forse ricordare la situazione economica e sociale in cui il Paese versa all’indomani della prima guerra etiopica. Partendo per l’Inghilterra nel febbraio 1896, Marconi lascia un’Italia piena di conflitti e tensioni, che sarebbero culminate nei fatti di Milano del maggio 1898 (le truppe guidate dal generale Bava Beccaris spararono su una folla di dimostranti provocando cento morti). Per di più il Paese presenta un panorama industriale assai povero, in cui molte imprese riescono a sopravvivere solo grazie a misure protezionistiche. La scarsa disponibilità di capitali rende difficile l’avvio di nuove iniziative ad alto rischio, quali quelle legate appunto alla radiotelegrafia. In altre parole, difficilmente si sarebbero potute reperire in Italia, in tempo utile, quelle centomila sterline che Marconi ebbe a disposizione in Inghilterra già un anno dopo il suo arrivo. Per una persona come Marconi, la scelta di andare in Inghilterra fu in qualche modo obbligata, come lo sarà in seguito quella di Enrico Fermi (e di tanti altri scienziati italiani), approdato negli Stati Uniti non tanto per le leggi razziali quanto per poter proseguire con mezzi adeguati le sue ricerche sull’atomo.
• Oltre che i militari, s’interessano alla radiotelegrafia le compagnie di navigazione, sollecitate dai rispettivi governi a dotarsi di apparecchiature ricetrasmittenti per aumentare la sicurezza in mare. Il 23 gennaio 1909, grazie agli Sos lanciati dai vapori Florida e République venuti a collisione nell’Atlantico, più di duemila persone sono salvate dalle navi accorse sul luogo. E forse non a caso il 1909 è anche l’anno in cui Marconi riceve il premio Nobel. Ma il salvataggio più famoso sarà quello del Titanic. Dei 2.200 passeggeri salpati da Southampton il 10 aprile 1912, 712 vengono raccolti dal piroscafo Carpathia, che ha captato il segnale di soccorso. I settimanali dell’epoca pubblicano l’immagine del naufragio con l’antenna del Titanic che lancia l’Sos e il volto di Marconi che campeggia come quello di un nume.
• Alla vigilia del conflitto mondiale, Marconi potenzia i primi apparati radiotelefonici applicando le valvole termoioniche ai trasmettitori radiotelegrafici. Le sue intuizioni sono a getto continuo e quasi non meravigliano più. Diventato senatore a vita del Regno d’Italia, lo scienziato partecipa alla Grande Guerra come ufficiale di marina, ideando un sistema di trasmissione a fascio, a onde corte, che permette parecchie trasmissioni contemporanee e a grande distanza. Per suo merito la radiotelegrafia viene adottata anche da dirigibili e aeroplani. Al termine del conflitto, acquista all’asta un magnifico panfilo da 800 tonnellate, l’Elettra, che dal 1920 al 1936 sarà il suo laboratorio e la sua casa. Un modello del panfilo, che inizialmente era di proprietà degli Asburgo, è esposto nel Museo della scienza ”Leonardo da Vinci” di Milano, nella speciale sezione dedicata all’inventore. L’Elettra viene utilizzato per una serie di esperienze risolutive per la comunicazione a onde corte. Il trasmettitore è collocato presso la consueta stazione di Poldhu ed emette un fascio direttivo sulla lunghezza d’onda di 92 metri, mentre il ricevitore è posto sull’Elettra. Il panfilo intraprende una crociera che lo porta sempre più lontano dalla Cornovaglia, ma, pur essendo la potenza massima del trasmettitore di appena 12 chilowatt, i segnali sono chiaramente ricevuti fino a duemila chilometri durante il giorno e fino a quattromila, cioè alle isole di Capo Verde, durante la notte. La prova avviene mentre la scienza ufficiale non ha neppure accettato il principio delle onde corte, ulteriore scacco inferto all’accademia che contribuisce alla leggenda dell’Elettra, ”nivea nave del miracolo”, come la chiama D’Annunzio.
• Benché politicamente agnostico, Marconi aderisce al fascismo, che in quegli anni riscuote alti indici di gradimento, e il regime sfrutta il nome dell’italiano più famoso nel mondo per esaltare il genio delle italiche genti. Oltre che senatore e marchese, lo scienziato è nominato presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e della Reale Accademia d’Italia, nonché membro del Gran Consiglio del partito fascista. Instancabile nonostante i disturbi cardiaci che hanno cominciato ad affliggerlo, Marconi si dedica alle applicazioni delle microonde, lunghe cioè meno di mezzo metro, schiudendo nuovi orizzonti anche alla televisione. Grazie a lui, la tv esce dallo stadio sperimentale in cui era costretta dall’impiego delle onde lunghe e medie e si avvia alle prime timide trasmissioni su circuito brevissimo, sperimentate in Italia nel 1939. Divorziato da Beatrice O’Brian, aristocratica irlandese dalla quale ha avuto i figli Degna, Giulio e Gioia, sposa in seconde nozze, nel 1927, la contessina Maria Bezzi Scala, appartenente alla nobiltà romana. Dall’unione nasce una bambina che chiama Elettra, come il celebre yacht. da bordo di questo, all’ancora nel porto di Genova, che il 26 marzo 1930, premendo un bottone, accende le luci del municipio di Sydney, a ventimila chilometri di distanza. L’esperimento più sensazionale rimane però quello del 12 dicembre di cent’anni fa. «Il risultato felice di quella esperienza - ebbe a dire Orso Mario Corbino, grande scopritore di talenti scientifici - suscitò ammirazione e stupore forse più nei competenti che nel pubblico ignaro. Esso dimostrò, e in seguito la prova fu ancora più completa, che le onde marconiane hanno un modo ben curioso di propagarsi in quanto sono capaci di girare seguendo un cerchio... La spiegazione del singolare paradosso fu trovata molto più tardi e dimostrò che i fisici non avevano ragionato male nel prevedere l’insuccesso, ma che Marconi aveva fatto meglio a non preoccuparsi della previsione negativa».