Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 10 maggio 1997
I fondamenti della Fisiognomica
• «Plinio, da Aristotele, dice che li diti lunghi dàn vita breve».
• «A Bombay i Parsi, cioè gli ultimi adoratori del fuoco e seguaci della religione di Zarathustra, lasciano le salme dei loro morti in pasto agli avvoltoi sulle ”torri del silenzio”, in modo tale che i quattro elementi, tutti altrettanto sacri del fuoco, non ne vengano contaminati. Ora, facendo appello ovviamente soltanto alla mia sensibilità e al mio sentimento per il corporeo, oso avanzare l’ipotesi seguente: il fatto che da molte migliaia di anni i corpi di tutti i Parsi, da morti, come carne morta, siano passati (...) attraverso il corpo degli avvoltoi lo si può riconoscere nei viventi che popolano le strade di Bombay, uomini, donne, bambini. Lo si nota senz’altro, non può essere altrimenti, essi hanno qualcosa dei grandi uccelli nudi e somigliano un po’ a corpi con carne d’avvoltoio, proprio come se fossero passati attraverso i corpi di grandi uccelli privi di piume. I loro volti sono non tanto brutti quanto piuttosto assolutamente privi d’attrattive, di smalto, di gioventù, di seduzione, di grande virtù e quindi anche di colpa. Mi si obietterà forse che in termini analoghi, dato che anche noi, una volta sottoterra, finiamo in pasto ai vermi, dovremmo, da vivi, avere già e ancora qualcosa del verme. Ma se si disseziona il corpo di un uomo o di un animale non si scopre forse che il verme è già in qualche modo preformato, per così dire immaginato nelle sue viscere?».
• «Orecchie lunghe e sporgenti significano pavidità; (...) nel maschio un mento piccolo, sfuggente, un po’ arretrato è segno di falsità; (...) un naso con le alette un po’ arricciate all’insù (...) indica arroganza; (...) un essere spartito del volto e del cranio in senso verticale a partire dalla fronte (passando per la punta del naso fino al mento) rimanda a uno spirito pratico, calcolatore, analitico, meticoloso, a cui si accompagna una sensibilità piuttosto rozza e priva di fantasia».
• «Il mento è una delle parti più notevoli del volto umano. ”Quanto più mento, tanto più uomo” scrive Lavater. Nessun animale è dotato di mento (anche se certi hanno la barba), così come nessun animale possiede qualcosa di simile al piede umano. La scimmia ha quattro mani. Dal punto di vista morfologico e fisiognomico sussiste una correlazione profonda e alquanto singolare – che non può essere resa a parole – tra mento e piede. Il mento è il piede del volto, il suo piedistallo (...) Il mento non soggiace alla volontà, ma è la volontà, figura come tale».
• «L’esempio del naso mi sembra più sembra più semplice. Alette un po’ arricciate e rivolte all’insù dovrebbero contrassegnare un arrogante. (...) Questo naso arricciato e arrogante è l’opposto del naso cosiddetto sensibile, il naso di Tolstoj. (Lo si trova infatti assai di rado nel volto russo, più spesso invece in quello inglese e non v’è dubbio che mentre l’ipocrisia inglese, il cant, deriva in tutto e per tutto da fattori, sociali, e va intesa come un preservativo della società, l’ipocrita russo non è mai uno snob, ma sempre il rovescio di un ribelle, un serpente)».
• «Una fronte molto ampia, comunque più larga che alta, intesa come impronta dei due emisferi nettamente demarcati e separati del cervello, è lo specchio di uno spirito calcolatore, meticoloso, discorsivo».
• «La testardaggine si diffonde ”su tutto il volto, come la boria, ed è diversa anche secondo la razza e la nazionalità. Il tedesco ce l’ha nella nuca, sicché nel suo caso la testardaggine si combina talora con la profondità di pensiero, lo humour, e ciò implica certamente anche la maggiore segretezza e dissimulatezza, il carattere cupo e oscuro della sua boria. L’inglese ce l’ha invece nel mento, sul davanti: la sua boria è quindi snobismo, arrivismo, ed è piatta (...) Nell’ebreo la testardaggine si diffonde in egual misura sul volto e sul cranio, e in nessun altro volto essa può essere a tal punto espressione dell’intero: testa testarda».
• «Si presti sempre attenzione all’angolo tra la fronte e il naso! In tutto il volto umano non c’è passaggio più impegnativo. (...) In nessun altro punto del volto l’elemento personale può rivelarsi in modo altrettanto marcato in quanto assenza di misura e presunzione, mancanza di dinamismo e apatia, mero affaticamento e vuotezza, inettitudine e mancanza di grazia, abiezione (anche nella mediocrità)».
• «In un mondo senza tipi, in una società senza ceti, classi, ordini, il volto sarebbe in sé vano, cioè nullo, privo di tipicità, vuoto, non visto, non presente. Si consideri come un falegname lavora il legno o un fabbro il ferro, o come il sarto cuce con l’ago il duttile panno (...). In base al volto, chi non distinguerebbe il macellaio che squarta l’animale dall’allevatore che lo nutre?».
• possibile pensare a un uomo dotato di un coraggio fisico assoluto (...) il suo orecchio è molto piccolo e aderente, il cranio è stretto e un compresso nella zona delle orecchie».