Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 19 ottobre 2002
Impronte digitali
• Sûreté. La prima squadra ufficiale di investigatori nacque a Parigi nel 1812: composta esclusivamente da fuorilegge, la Brigade de la Sûreté era guidata da François-Eugène Vidocq. Pirata, più volte fuggito di galera, era ancora dedito al crimine nel 1809, quando la polizia si rivolse a lui per ritrovare la collana di smeraldi rubata a Giuseppina, regalo di Napoleone. Avendo scoperto il ladro e il nascondiglio della refurtiva in tre giorni, impressionò così tanto l’imperatore da essere subito assunto in polizia. Nominato capo della Sûreté tre anni dopo, volle per assistenti soltanto ex carcerati: "Ci vuole un furfante per acciuffarne un altro".
• Esperimenti. Alla fine dell’Ottocento, il medico scozzese Henry Faulds e i suoi studenti tentarono di rendere irriconoscibili le proprie impronte digitali sfregandosi le dita con rasoi, pietra pomice, carta vetrata, polvere di vetro, acidi corrosivi. Risultato: ogni volta ricomparivano, identiche. Altra scoperta: le impronte di bambini tra i cinque e i dieci anni, col passare del tempo, non cambiavano affatto.
• Gemelli. Così simili che neanche il Dna può distinguerli, i gemelli monozigoti hanno di diverso le impronte digitali (le differenze, minuscole, dipendono da pressioni e sollecitazioni all’interno dell’utero).
• Sudore. Le mani lasciano ovunque impronte digitali per via della continua sudorazione che tiene la pelle lubrificata in modo da non farla screpolare (sulla parte prensile di mani e piedi ci sono 500 ghiandole sudorifere per centimetro quadrato, densità superiore a quella di qualsiasi altra parte del corpo).
• Firme. I primi a fare uso delle impronte digitali come firma, cinesi e giapponesi, fin dal ’600.
• Lettere. Nel 1888 Faulds propose invano a Scotland Yard l’idea di usare le impronte digitali per l’identificazione dei criminali e un suo sistema di classificazione per trovare facilmente le loro schede. Si trattava di associare una consonante alla caratteristica dominante dell’impronta: per esempio le lettere V e W rappresentavano le figure ellittiche in senso orario e antiorario, M e N figure che "in qualche modo ricordano delle cime montuose, M a picco vulcanico, N a forma più appuntita". Le vocali rappresentavano ulteriori elementi per descrivere l’impronta, per esempio la E indicava che l’interno dell’ellissi comprendeva un gruppo costituito da non meno di tre linee non continue.
• Antropometria. Entrato in funzione in Francia nel 1883, il sistema ideato da Alphonse Bertillon per riconoscere i delinquenti recidivi e punirli più severamente, adottava undici tipi diversi di misurazione: altezza, lunghezza e larghezza della testa; lunghezza e larghezza delle orecchie; distanza tra il gomito e l’estremità del dito medio; lunghezza del medio e dell’anulare; lunghezza del piede sinistro; lunghezza del tronco ed estensione delle braccia aperte dall’estremità di un dito medio all’altra. La probabilità che una particolare misura fosse esattamente la stessa per due individui diversi era una su quattro (due misure uguali: una su quattro elevato alla seconda; undici misure: una su quattro all’undicesima).
• Razza superiore. Nell’intento di creare una razza superiore l’inglese Francis Galton, cugino di Charles Darwin, si interessò di impronte digitali per identificare i britannici col più alto potenziale genetico e farli accoppiare fra loro. Studiando a lungo i diversi modelli di impronte del pollice, si limitò a individuare le tre figure già classificate da Faulds (ad ansa, ad arco e a figura chiusa), senza riuscire a collegarle ad altre caratteristiche fisiche o mentali.
• Fbi. Integrated Automatic Fingerprint Identification system, il computer istallato dall’Fbi nel 1999, con 65 milioni di impronte digitali in memoria. Costo: 164 milioni di dollari.
• Quattro punti. Nel 1905, i fratelli Stratton, accusati di aver ammazzato i coniugi Farrow, titolari di un colorificio, 75 anni lei, 70 lui, vengono condannati a morte. E’ il primo caso di omicidio risolto in Inghilterra sulla base delle impronte digitali trovate sul luogo del delitto. L’ispettore Charles Collins, durante il processo: "Il massimo che abbiamo mai riscontrato in impronte differenti è di tre caratteristiche uguali. In altre parole, tutte le impronte con quattro o più punti di contatto devono per forza provenire dallo stesso dito".