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 2002  luglio 20 Sabato calendario

Supercervelli. Dai superdotati ai geni

• Due saponi. Il giorno che andò a trovare l’amica Antonina Valentin, al momento di andarsene Einstein rifiutò l’offerta di un cappello per ripararsi dalla pioggia: "Ho visto che il cielo era coperto e non l’ho preso apposta: un cappello si asciuga più lentamente dei capelli". La sua irritazione nella residenza dell’ambasciatore di Germania, che raccomandava al domestico di lucidare più volte al giorno l’unico paio di scarpe dell’ospite: "Nonostante faccia di tutto per far capire a quest’uomo che sto per uscire, che piove ancora, che si sporcheranno subito, sembra non riuscire a farselo entrare in testa". La decisione di non indossare calzini: "Si bucano di continuo, non ne metterò mai più". L’abitudine di farsi la barba con una saponetta anziché un sapone da barba: "Due saponi? Troppo complicato".
• Idiots savants. Soggetti con un quoziente di intelligenza inferiore a 40 o 50, così chiamati dagli psicologi francesi del XIX secolo, con eccezionale attitudine a una continua ginnastica mentale per lo più focalizzata su date e numeri. Il caso di Jedediah Buxton, contadino analfabeta del Settecento, specialista di calcolo: portato a teatro, quando gli chiesero se la rappresentazione gli era piaciuta, rispose che gli attori avevano fatto 5.502 passi di danza e pronunciato 12.445 parole. Henri Mondeux, pastore analfabeta dell’Ottocento, in occasione di una visita agli Champs Elysées calcolò il numero di persone che si sarebbero potute nutrire col grano coltivato in quello spazio. I gemelli Georges e Charles, ”virtuosi del calendario”, nati nel 1939, studiati negli anni Sessanta nell’Istituto psichiatrico della Columbia: quoziente d’intelligenza 60, sanno dire immediatamente il giorno della settimana relativo a qualunque data, dal 1000 a. C. al 45.000 d. C.
• Priorità. "Nessuno può sperare di risolvere un problema importante se l’interesse per esso non lo domina al punto che tutto il resto diventa insignificante" (il fisico Ernst Mach).
• Cervello. Volume del cervello degli antenati di tre milioni di anni fa: 400 centimetri cubi; dell’Homo erectus, un milione di anni fa: 1000 centimetri cubi; dell’Homo sapiens, che non si è più evoluto da cinquantamila anni: 1350 centimetri cubi.
• Intelligenze. Le sette forme di intelligenza secondo la teoria delle intelligenze multiple dello psicologo americano Howard Gardner: musicale, cinestetica (controlla l’attività motoria, ce l’hanno soprattutto gli atleti), logicomatematica, del linguaggio, spaziale o visiva (tipica dei popoli primitivi, conferisce profondo senso dell’orientamento), interpersonale (tipica di politici, capi religiosi, professori, consente di capire gli altri e agire con disinvoltura in società), intrapersonale (assicura consapevolezza di sé e equilibrio psichico).
• Aula vuota. Gli studenti non frequentavano i corsi di Newton, perché non lo capivano. Talvolta parlava in un’aula vuota, quando se ne accorgeva andava via anche lui.
• Copie. Talento di Picasso per l’imitazione: dopo aver fatto un ritratto alla madre di un’amica, sentendosi rispondere che avrebbe preferito essere dipinta da un artista di grido del tempo, eseguì subito un altro ritratto nello stile e con la firma di quel pittore. Un’altra volta, in visita all’amico Edouard Pignon, non trovandolo a casa, completò una sua tela. Per Natale regalò una copia perfetta della Pomme, di Cézanne, alla scrittrice americana Gertrude Stein, che rimpiangeva di averla lasciata al fratello quando si erano divisi alcuni quadri.
• Peli. Picasso aggiunse due brevi tratti all’occhio di bue effigiato sul muro di casa dell’amico Sabartès, a Barcellona, con la chiosa: "I peli della mia barba, benché separati da me, sono dèi quanto me".
• Telegrammi. Durante il colloquio con una studentessa, Einstein ricevette il telegramma coi risultati dell’osservazione dell’eclisse di Sole del 1919, che confermavano la teoria della relatività generale. Alla domanda della ragazza su come avrebbe reagito se i risultati fossero stati negativi, rispose: "Mi sarebbe dispiaciuto per il buon Dio, ma la teoria è corretta".
• Ascelle. "Con Braque, quando guardavamo le mie tele, dicevo: ”Questa donna è vera? Può andare per strada? Voglio che si senta l’odore delle sue ascelle”. Allora osservavamo il quadro e commentavamo: ”Sì, questa puzza un po’”, oppure ”No, questa non puzza per niente" (Picasso).