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 2003  febbraio 09 Domenica calendario

Figlia unica per 17 anni

• Figlia unica per 17 anni. Poi è arrivato Marco. «Ho fatto in tempo - spiega Paola Pitagora, di Parma, classe 1942, segno della Vergine - a passare un’infanzia splendida. Sono stata comunque una bimba piuttosto chiusa. E sognatrice. Proprio come il mio papà Renato che, con l’animo del poeta, si è trovato suo malgrado a rilevare a Roma un’azienda di riscaldamento. Non ha mai avuto la stoffa del commerciante». (Inquadratura su Paola Pitagora)
• Di mamma Angela ha sempre apprezzato il suo voler restare emiliana doc, nella cucina e nell’indole istintiva, anche vivendo a Roma («non ha pensato assolutamente di rinunciare neppure all’adorata erre moscia»). Il gioco preferito della piccola Paola, attualmente protagonista su Raiuno di Incantesimo 3, era ”il buio”. «Proprio così. Con alcune amichette ci chiudevamo pomeriggi interi in una stanza buia a fantasticare». Fantasiosa e chiacchierona: a scuola Paola aveva l’abbonamento al 5 in condotta. (Inquadratura su Paola Pitagora)
• Si vedeva carina e sognava di diventare attrice. L’ha presa un po’ alla lontana. Ginnasio, istituto professionale e finalmente recitazione al ”Workshop” di Guglielmi e Centro sperimentale di cinematografia. Debutto tivvù nel ’62 da presentarice nel Giornale della vacanze («con i testi di Zavoli e Barbato»). Poi tanto teatro e cinema di qualità. (Inquadratura su Paola Pitagora)
• I panni di Lucia nel mitico Promessi Sposi tivvù (del 1967, regia di Sandro Bolchi) le stavano stretti: «Quando mi hanno scelta ero una ragazzaccia in minigonna e facevo ”Ciao Rudy” al Sistina con Mastroianni. Accettai temendo di diventare un’icona. Così è stato, però mi piaceva il linguaggio manzoniano. Anche se c’è stato chi ha detto di me ”ha fatto fuori Pitagora e Manzoni” perché il mio vero cognome è Gargalone. Sono diventata Pitagora grazie al pittore Renato Mambor, che mi vedeva magrissima, proprio ”una tavola pitagorica”». (Inquadratura su Paola Pitagora)
• Ride e assicura: «Benedico tutti gli uomini della mia vita, anche quelli che mi facevano tanto disperare». Per Paola tre incontri sentimentali importanti. Nel dettaglio: parecchi anni al fianco dell’artista Renato Mambor, un decennio con Ciro Ciri il padre di sua figlia Evita (ventiduenne, studentessa di Storia dell’arte), una lunga storia con quello che la Pitagora, non volendo aggiungere altro, definisce ”un intellettuale del potere”. «E ora mi riposo. D’altronde vivo benissimo da sola con Evita». (Inquadratura su Paola Pitagora)
• Le dispiace trascurare il teatro. Ma a novembre sarà ancora Paolina, sorella di Giacomo, a Napoli sul palco de ”Il Primo” nel monologo ”Leopardi segreto”. Non alza mai la voce e si rammarica di essere troppo severa con tutti («in realtà i severi veri non alzano mai la voce»). (Inquadratura su Paola Pitagora)
• Dopo la lunga chiacchierata Paola non resiste e confessa che non le piace raccontarsi. «In questa delicata e strana professione, considerata a volte casuale fortuna, bisogna imparare a stare zitti. Per mantenere un po’ di mistero». Però non fa mistero di un desiderio: «Prima di ritirarmi a coltivare carote e fagiolini vorrei fare un bel film». (Inquadratura su Paola Pitagora)
• Felice di aver conquistato la capacità di ricordare («la memoria nell’attore è come un muscolo per l’atleta»). A volte si trova addirittura moralista («bel risultato per un’anticonformista»). Considera il pessimismo un ”figlio della lucidità”. «Mai caduta nella depressione. Ai primi sintomi allertavo il combattimento». (Inquadratura su Paola Pitagora)
• Giura che non farà mai un lifting («un’attrice non può alterare la sua fisionomia»). Si concede giusto qualche cremetta per il viso all’acido glicolico. Paola apprezza di Paola soprattutto occhi e caviglie. I suoi armadi sono quasi vuoti, ma li vorrebbe addirittura deserti. «Ho pochi vestiti e ne indosso volentieri solo un paio. A che serve averne di più?». Nella sua casa («mi piacerebbe un appartamento più spazioso, ma preferirei vivere in una stanza vuota») abbondano quadri moderni e libri. La sua più grande ricchezza? La salute. (Inquadratura su Paola Pitagora)
• Mezz’ora di ginnastica al giorno quando può. Poca carne, tanto pesce, verdure e cereali. Così si tiene in forma la Pitagora. «Fino a sette anni fa non rinunciavo a dolci e gelati. Ma il metabolismo cambia. Ormai le mie uniche trasgressioni, i miei peccati di gola, sono liquerizia, bruscolini e caramelle mou». Riconosce di non essere una gran cuoca, ma come casalinga (pulizie, spese al supermarket) se la cava benone. (Inquadratura su Paola Pitagora)