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 2002  ottobre 16 Mercoledì calendario

Dormiva d’inverno con la stufa accesa davanti al letto

• Dormiva d’inverno con la stufa accesa davanti al letto. Tutta la notte. «Ero asmatico ed i miei genitori pensavano in buona fede che fosse una mano santa. Non avevano calcolato che fuori faceva meno 15 e che io, invece, mi alzavo la mattina con una temperatura corporea vicina ai 150 gradi Farenheit. Ho preso più polmoniti che bei voti a scuola». D’altronde l’infanzia di Dario Vergassola, per sua stessa ammissione, è stata un vero disastro. (Inquadratura su Dario Vergassola)
• Figlio unico di genitori poverissimi («il classico duo di coniugi che, all’alba e a bordo di una Vespetta di seconda mano, andavano a fare pulizie nei condomini e negli uffici»). Però era viziatissimo. Il piccolo Dario, nato a La Spezia il 3 maggio 1957, era cagionevole di salute e veniva trattato con i guanti bianchi da papà Umberto e da mamma Edda. «La domenica mi rimpinzavano di pastarelle, mi cambiavano sempre le forchette tra il primo ed il secondo. Risultato? Sono uno che si schifa se osano assaggiarmi nel piatto. Ma in fondo mi volevano bene, mi incoraggiavano. Mi hanno infatti tirato su a suon di ”te sei scemo”». (Inquadratura su Dario Vergassola)
• Giocava a biglie e a fionda. La mira di Dario era perfetta. «Ricordo ancora lo schiaffone di mamma quando ho centrato la finestra del bagno di una vicina». In famiglia insistevano per fargli prendere un pezzo di carta. «Non ero un giovanotto molto attivo. Fino a 23 anni mi svegliavo alle 13. La mia unica occupazione, malgrado il diploma di perito navale, era accendere il fuoco sotto la pentola dell’acqua prima del rientro dei miei». (Inquadratura su Dario Vergassola)
• Scartato alla leva per ”otite purulenta cronica bilaterale” e ”insufficienza toracica”. Manovale e idraulico all’arsenale. La fortuna gli è arrivata con un esaurimento nervoso. «Mi cacciarono dall’arsenale ed ho cominciato ad esibirmi nei cabaret. Raccontavo storie di vita privata, ad esempio di mia madre che in farmacia chiedeva ”pomate per l’Irpef”». Nel 1992 Dario, ora tra le star di Zelig su Italia 1, ha vinto il ”Festival di Sanscemo” con il delizioso tormentone su ”Mario”. Costanzo lo invita al Parioli. Due dischi: ”Manovale gentiluomo” e ”Lunga vita ai pelandroni”, che è anche un libro. Sta girando l’Italia con Davide Riondino e lo spettacolo ”I cavalieri del tornio”. (Inquadratura su Dario Vergassola)
• Da sempre ”biondologo” Vergassola ha scoperto da poco che esistono donne brune carine. Comunque odia tutte le donne che non capiscono le sue battute. Da diciassette anni è sposato con Paola. «L’ho incontrata per strada e l’ho conquistata portandola sulla spiaggia di La Spezia. Il fatto sensazionale è che mi ha detto sì senza nessuna pistola puntata alla tempia. E senza ipnosi». Ha due figli, Filippo e Caterina, e un gatto bianco-rosso di nome Tri. Si considera straordinariamente romantico: «Piango come un vitello ogni volta che vedo ”Bambi”». (Inquadratura su Dario Vergassola)
• Dario è uno dei pochi comici che ”non fa finta”. Parola di Davide Riondino che, amico e collega, non gli trova difetti. «E’ un operaio intelligente, che non ha mai rinunciato al suo habitat. Fa le stesse cose che faceva 15 anni fa. E la tivvù come al solito scopre i talenti in ritardo». (Inquadratura su Dario Vergassola)
• Tutte le fobie del mondo sono sue. Tutti gli ansiolitici e antidepressivi del mondo sono suoi. «Comincio al mattino con tre pillole per gli spasmi di stomaco e trenta gocce di passiflora. E così via fino alle pasticchette della buonanotte. Ma negli anni la mia salute è migliorata. Prima andavo al pronto soccorso circa 20 volte al mese». (Inquadratura su Dario Vergassola)
• Attore serio con Nino Manfredi in ”Grazie di tutto” e con Lino Banfi in ”Nuda proprietà”. Dario colleziona fumetti di Corto Maltese. All’improvviso ha scoperto che con un po’ di soldi in più si vive meglio («mi sono addirittura potuto permettere un gozzo che con molta fantasia ho chiamato ”pelandrone”»). (Inquadratura su Dario Vergassola)
• Si guarda allo specchio ogni mattina e si chiede «perché?». Dario non si risponde e abbassa subito lo sguardo. «Per risolvere il mio problema l’ideale sarebbe la rottamazione completa. Certo, mi piacerebbe aggiungere qualcosa nei punti carenti e togliere gli eccessi qui e là. E non voglio scendere nei dettagli». Confessa di vestirsi rigorosamentea a vanvera, anche perché è daltonico. Vive in una vecchia casa di pietra in campagna («con quello che ho speso per ristrutturarla mi sarei potuto comprare tre ville»). (Inquadratura su Dario Vergassola)
• Mangia solo cibi che fanno molto male al fegato. Non rinuncia ai fritti («li adoro, mangerei fritto anche un pezzo di legno»). In compenso non conosce il sapore della frutta e della verdura. E’alto un metro e 63, pesa 61 chili. Beve esclusivamente spuma e, giusto nelle festività, si concede qualche bicchiere di acqua e vino. Inutile aggiungere che Dario Vergassola ai fornelli è una frana. «Non so preparare neppure un tè». (Inquadratura su Dario Vergassola)