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 2003  agosto 07 Giovedì calendario

Kamikaze made in Europe

• Sponsor. "Nella percezione comune l’Occidente sarebbe una semplice e povera vittima dell’integralismo islamico. Piaccia o meno, la realtà è purtroppo assai diversa. Volente o nolente, cosciamente o inconsciamente, a causa di un cocktail di ingenuità, ignoranza, dubbi, paure, cedimenti, errori e nefandezze, l’Occidente è di fatto uno sponsor di rilievo della più recente manifestazione dell’estremismo islamico".
• Numeri. Sono circa un milione i musulmani che vivono in Italia e solo il 5% di questi frequenta abitualmente una moschea. Più o meno trentamila sono i cittadini italiani di religione islamica.
• Teorie. Il gruppo che controlla il maggior numero di moschee nel nostro paese è l’UCOII (Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia), emanazione dei Fratelli musulmani, l’associazione integralista fondata in Egitto nel 1928 che promuove l’islamizzazione della società a partire dal controllo dei luoghi di culto. La tattica è quella di dar vita a uno stato islamico in fieri all’interno dello stato di diritto.
• Dar al harb. L’imam Abdel-Samie Mahmud Ibrahim Moussa alla preghiera collettiva della Moschea di Roma il 6 giugno 2003: "O Allah, fai trionfare i combattenti islamici in Palestina, in Cecenia e altrove nel mondo! Distruggi le case dei nemici dell’Islam! Aiutaci a annientare i nemici dell’Islam! Assicura ovunque la vittoria della Nazione dell’Islam!". Poi nel suo ufficio: "Non c’è dubbio che le operazioni dei mujahidin contro gli ebrei in Palestina sono legittime. Sono operazioni di martirio e gli autori sono dei martiri dell’islam. Perché tutta la Palestina è un Dar al harb, territorio di guerra. Perché tutta la società ebrea occupa illegalmente una terra islamica". Moussa è stato espulso dall’Italia.
• Martiri Oscuri. Sono almeno cinque gli ”italiani” - i terroristi partiti dall’Italia - che si sono fatti esplodere in Iraq: il più importante è Kamal Morchidi, nato in Marocco nell’aprile del 1980. In Italia col padre, venditore ambulante, nell’ottobre 2001 ottiene il permesso di soggiorno. A Milano fonda la cooperativa ”General Service”, spaccia documenti falsi per finanziare i terroristi di Ansar al-Islam, seleziona aspiranti mujahidin. Lui, in uno dei campi di addestramento di Al Qaeda, c’era stato nel 2001: metterà a frutto quell’esperienza all’alba del 26 ottobre 2003 guidando un’autobomba contro l’hotel Al Rashid di Baghdad (dentro c’era il sottosegretario alla Difesa Usa Paul Wolfowitz). Kamal Morchidi a Milano abitava in via dei Martiri Oscuri.
• Primi. "We wanted to offer our souls for the sake of Allah and to get revenge against the Jews and the Crusaders" (vogliamo offrire la nostra vita per il bene di Allah e per vendicarci degli ebrei e dei crociati). E’ la prima rivendicazione pronunciata in inglese dai due primi shahid (martiri) europei in Medioriente. Asif Mohammed Hanif, 21enne di origine pakistana, viveva a Derby, 240 chilometri a nord di Londra: il 30 aprile 2003 si fece esplodere in un caffè di Tel Aviv uccidendo tre israeliani e ferendone 55. Era arrivato in Israele tre settimane prima insieme a Omar Khan Sharif, 27 anni, anche lui di origine pakistana e giunto da Derby. Omar non riuscì a far detonare il suo esplosivo e si diede alla fuga: fu trovato cadavere, in mare, qualche giorno più tardi.
• Convertiti. "Terroristi islamici dagli occhi azzurri". Così sono stati battezzati i membri occidentali di Al Qaeda convertiti alla causa della jihad. Inizialmente usati solo per i compiti di bassa manovalanza o logistici, da due anni a questa parte hanno ruoli dirigenziali, sono guide spirituali, comandano cellule in sonno o operative: "Dalle retrovie della jihad sono stati catapultati in prima linea".
• Yussef Jilan. E’ il nome di battaglia di Luis José Jilan Gonzáles, basco, che prima di convertirsi all’islam (ed entrare in Al Qaeda) nel 1999 militava nel movimento separatista Pasek Ibritshali. Arrestato a Barcellona il 18 settembre 2001, faceva parte della cellula spagnola che ospitò Mohammed Atta, Ramzi bin Alshiba e Khaled al Sheikh Mohammed tra il 7 e il 9 luglio 2001. I tre misero a punto in Spagna gli ultimi preparativi per gli attacchi dell’11 settembre.
• Telecamera. Il tunisino Dahman Abdel Sattar si presentò il 9 settembre 2001 ad Ahmed Shah Massud, capo della resistenza afghana: si finse giornalista, poggiò a terra una finta telecamera imbottita di esplosivo e la fece saltare. In tasca, un passaporto belga intestato a Karim Suzani fornito dal convertito francese Jerome Courtallier.
• Vetro. "Le moschee devono diventare delle case di vetro dove si parla una lingua comprensibile e si predicano dei valori condivisibili dall’insieme delle società occidentali".