Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 9 novembre 1998
Mitch, l’uragano più devastante degli ultimi anni, dal 23 ottobre flagella il Centramerica: velocità media di 130 km all’ora, le raffiche raggiungono i 240 km all’ora
• Mitch, l’uragano più devastante degli ultimi anni, dal 23 ottobre flagella il Centramerica: velocità media di 130 km all’ora, le raffiche raggiungono i 240 km all’ora. Paesi più colpiti: Honduras, Nicaragua, El Salvador, Messico, Guatemala, Costa Rica, Belize, Panama. I morti sono più di 10 mila, 14 mila i dispersi, oltre due milioni i senza tetto. In Honduras: 5 mila morti, 10 mila dispersi, 600 mila evacuati, le frane hanno distrutto interi villaggi e quartieri di alcune grandi città. In Nicaragua, dopo la frana del vulcano spento Casitas, il Cerro Negro ha cominciato ad eruttare . La lava e le ceneri hanno coperto tutti i campi della zona, causando danni per almeno 20 milioni di dollari. Sempre in Nicaragua le inondazioni hanno fatto riaffiorare 70 mila mine anti-uomo, collocate alla fine degli Anni ’70 da sandinisti e contras. Gli effetti del ciclone renderanno praticamente impossibile il compito degli sminatori.
• In Nicaragua cadono 7 mila millimetri di pioggia l’anno, di cui mille millimetri in un solo mese, in genere a novembre. In Italia si registrano normalmente mille millimetri di pioggia l’anno.
• Gli Stati Uniti hanno inviato denaro, medicine e una squadra di elicotteri. Bill Clinton si è impegnato a raddoppiare gli aiuti del governo alle zone colpite. L’Unione Europea ha stanziato 7,7 milioni di dollari (11 miliardi di lire), il Canada 1 miliardo e 600 milioni di lire, Israele ha mandato medici e tecnici agricoli.
• Mitch ha distrutto gran parte delle coltivazioni di caffè del Centramerica: il Guatemala prevede una perdita di circa 750 mila sacchi da 46 kg, il Nicaragua si ipotizza un calo di 280 mila sacchi (sempre da 46 kg), in Honduras le perdite dovrebbero raggiungere i 3 milioni di sacchi. La notizia ha spinto verso l’alto i prezzi dei future sul caffè robusta e sull’arabica, scambiati rispettivamente a Londra e New York. Particolarmente colpite anche le coltivazioni di banane.
• Secondo il rapporto 1996 del World Watch Institute di Washington, nel corso degli anni Ottanta le principali compagnie assicurative mondiali hanno pagato risarcimenti da danno ambientale per un totale di 16 miliardi di dollari (al cambio attuale 26.250 miliardi di lire). Nei cinque anni successivi il costo dei risarcimenti ha raggiunto la cifra di 48 miliardi di dollari. Le assicurazioni tedesche parlano di 57 miliardi di dollari. Un singolo grande disastro provoca mediamente perdite economiche per 500-800 miliardi.
• Il 2 novembre si è aperta a Buenos Aires la conferenza Onu sul mutamento climatico. Obiettivo: rendere effettivo l’impegno preso un anno fa a Kyoto dai maggiori paesi industrializzati per ridurre del 5,2% in 10-15 anni l’emissione dei gas responsabili dell’’effetto serra”. Ad un anno dal vertice solo le Isole Figi hanno ratificato quel protocollo.
• Secondo un rapporto della Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti distribuito alla conferenza, su 38 catastrofi climatiche avvenute nel periodo 1980-1998, ben 31 (l’82%) sono concentrate nell’ultimo decennio, il più caldo dal 1880.
• Alex Alusa, responsabile del settore atmosfera dell’Unep, il programma ambiente dell’Onu: «Per essere certi di una correlazione fra crescita di anidride carbonica e avversità climatiche dovremmo avere a disposizione un numero di anni ben maggiore di quello osservato. Ma è un fatto che la concentrazione di CO2, cioè del principale fra i gas serra, è raddoppiata dall’età preindustriale a oggi... I segni dell’influenza umana nelle alterazioni del clima sono ben discernibili».
• Tim Johns, esperto di modelli climatici dell’Hadley Center for Climate Prediction and Research di Londra: «L’atmosfera è un sistema caotico: le variabili sono così numerose e complesse da rendere molto difficile un’analisi dettagliata degli sviluppi che derivano dalle emissioni di gas serra. All’Hadley Center abbiamo un computer in grado di fare 750 miliardi di operazioni al secondo: non bastano per analizzare fino in fondo tutte le possibili varianti».
• Nei prossimi 50 anni è previsto un aumento della temperatura media di 3 gradi. Primo effetto: l’aumento del livello degli oceani (si calcolano 21 centimetri per il 2050). Questo vuol dire che almeno 32 milioni di persone saranno costrette a convivere con il rischio di inondazioni: in uno scenario meno ottimista si arriverebbe a 78 milioni. Unica difesa: la costruzione di un sistema di dighe (modello olandese) che consentirebbe a chi abita le terre finite sotto il livello del mare di continuare ad avere una casa. Questa soluzione richiede grandi investimenti.