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 1997  gennaio 27 Lunedì calendario

Il ”Martello” e la ”Bestia” sanno di dover morire, ma questi morituri non salutano nessuno, perché non ci sono Cesari da salutare nel nuovo Colosseo, soltanto tifosi del sangue da soddisfare

• Il ”Martello” e la ”Bestia” sanno di dover morire, ma questi morituri non salutano nessuno, perché non ci sono Cesari da salutare nel nuovo Colosseo, soltanto tifosi del sangue da soddisfare. I morituri si massacrano cupamente riducendosi a carcasse peste e sanguinanti per borse di pochi dollari, che neppure coprono le spese di ospedale. Li chiamano ”The New Gladiators”, i nuovi gladiatori dai soprannomi ovvi, il ”Martello” la ”Bestia” il ”Cobra”, la ”Iena”, il ”Diavolo”, praticanti di un antico rito barbaro che attraversa i secoli, la modernità tecnologica, i pudori della legge e atterra nell’unico luogo degli Stati Uniti disposto ad accettarlo, come fosse un’estensione naturale della propria, quotidiana barbarie urbana: NewYork.
• Non bastavano più la boxe che uccide, il football che spezza, l’hockey violento a soddisfare la domanda di pane e circo dei nuovi barbari dell’anno Duemila. Sugli schermi della televisione pay-per-view americana, in diretta da palestre e stadi di provincia nello Stato di New York vanno in onda da qualche giorno gli incontri di ”lotta estrema”, versione realistica e selvaggia dell’ormai troppo coreografata e quindi troppo gentile ”lotta libera”. Rottami di atleti ormai rifiutati da altri sport violenti, ex campioni di pugilato, di lotta, di kick boxing, di karate e di arti marziali, s’incontrano su un grande ring ottagonale per farsi male davvero. Ciascuno usa i mezzi che vuole, i pugili i pugni, i praticanti del karate i loro fendenti, i lottatori le loro prese purché il risultato finale sia quello che il cortese pubblico vuole: sangue. Quel sangue che, dopo pochi istanti di duello, schizza sul tappeto del ring tra le grida di «more, more», ancora, ancora.
• La ”lotta estrema” è nata nel sud degli Stati Uniti, in piccole ruspanti città di provincia della Carolina, del Mississipi, della Louisiana, dove gli sceriffi fingono di non sapere che nei fienili e nelle stalle, la notte, s’incontrano disperati che combattono a mani nude, sfasciandosi la faccia e le ossa in match all’ultimo respiro, spesso all’ultimo sangue, per le scommesse dei presenti. Scazzottatori da saloon, bulli di paese, morti di fame che la polizia tollera, che lo sceriffo ignora, anche quando il corpo massacrato di un perdente scivola silenziosamente nella tomba liquida di un acquitrino, dopo un incontro perso. Ma quando i nuovi gladiatori hanno cercato d’uscire dall’ombra complice della provincia, quando importanti finanziatori come Bob Guccione, l’editore di Penthouse, hanno deciso d’investire miliardi di lire per far crescere questo ”sport” e portarlo nel grande Colosseo televisivo, i governatori hanno reagito e lo hanno bandito.
• I gladiatori senza casa erano già pronti a tornare nell’oscurità dei loro pestaggi clandestini quando è intervenuto lo Stato di NewYork. Il circo del sangue ha levato le tende dal Sud e s’è trasferito al Nord, nei paesi e nelle cittadine attorno alle cascate del Niagara, nelle località di villeggiatura attorno ai laghi di New York per pestarsi. «Non è ancora morto nessuno», dice Bob Guccione, «cosa che né la boxe, né il football, né le corse in automobile possono dire». Pazienza, Bob, pazienza. Dopo aver visto qualche minuto di ”lotta estrema” nessuno, neppure lui, può dubitare che la mancanza di morti ammazzati sul ring sia un errore che il tempo s’incaricherà presto di rimediare.
• Basta ascoltare le raccomandazioni dell’arbitro, quando due pesi massimi, un ex pugile che si fa chiamare ”The Hammer”, il ”Martello” e un ex olimpionico di lotta, ”The Beast”, la ”Bestia”, salgono sul ring di Niagara City, per capire come la morte sia seduta in una poltrona del ring, in paziente, fiduciosa attesa. Tre sole regole, ”gentlemen”, tre sole proibizioni, ricorda l’arbitro: vietato morsicare l’avversario; vietato cavargli gli occhi; vietato prenderlo a calci in gola. Si vince per Ko, per lancio della spugna o per intervento medico. Tutto quel che non è proibito è permesso. Gong. Sangue.
• Le regole non parlano di unghie, e dopo pochi secondi ”The Hammer” sanguina da tre lunghe lacerazioni sulle gambe che il suo avversario ha afferrato e graffiato a fondo. Le regole non parlano di colpi bassi nè di testate, e il sangue del ”Martello” si mescola in fretta al sangue della ”Bestia”, che il suo avversario ha prontamente inzuccato, spaccandoli gli zigomi. La lotta è da galli filippini, grottesca, bizzarra, confusa. Uno, l’ex lottatore, non sa colpire, ma afferra e torce e graffia. L’altro, l’ex pugile, non sa afferrare e spara invece colpi, divincolandosi. L’incontro può durare al massimo 18 minuti, in 6 riprese, ma questo finisce prima, a 14. Vince il ”Martello”, che nella zuffa riesce a piazzare un uppercut, un calcio di mulo ai testicoli della ”Bestia” che si accascia senza fiato e s’arrende. Il pubblico, quasi tutto maschile anche se non mancano ”tricoteuses” appassionate di grand guignol, raccapriccia, solidarizza e applaude.
• «Lo sport è sotto esame», avverte l’ufficio del governatore di New York, il greco George Pataki. Quale esame? «La ”lotta estrema” è una competizione leale ed elementare fra due combattenti che mettono alla prova le loro rispettive armi, per stabilire se sia più efficace il karate, la boxe, la lotta nel duello», spiega il promotore, Zuckermann, che ha fondato una società per lo sfruttamento dei diritti televisivi, la ”Battlecade Inc”. «La vita è una lotta comunque – spiega la ’’Bestia” quando riprende il fiato all’ospedale di contea – tanto vale essere pagati per combatterla». Pagati quanto? Un milione di lire ha preso quella sera la ”Bestia” a Niagara City, per una mazzata nelle palle.
• Troppo? Troppo poco? Troppo ignobile risponde il sindaco di New York, Giuliani, che promette di non permettere mai un combattimento di ”lotta estrema” nella sua città così gentile, così tenera. Troppo bello, incalza Guccione, che nella zuffa di quei maschi insaguinati ci vende il perfetto corrispondente della carnalità femminile che egli espone sulle pagine di Penthouse. Esseri umani come oggetti di divertimento. Ma se la cosiddetta commissione sportiva di New York, quella che rilascia le licenze a boxeur suonati e malati, se l’ufficio del sindaco s’oppongono e alcuni operatori di satelliti rifiutano di rilanciare il segnale, il giudice ultimo della ”lotta estrema” non saranno loro, i medici, i parlamentari, le commissioni e gli assessori. Sarà, come sempre nella sottocoltura dominante dell’Auditel, il pubblico pagante.
• Sarà il giudizio del botteghino elettronico, dove gli spettatori pagano i 10 dollari, le 15 mila lire, per assistere a una riunione di ”lotta estrema” a decidere se il ritorno dei gladiatori è un fenomeno passeggero, un ”freak show” come erano le donne barbute o i nani da circo, o invece lo sport si è finalmente arreso per sempre al grand guignol. In fondo, in questa patetica marcia dei nuovi gladiatori profughi a New York c’è qualche elemento di onestà e non soltanto di raccapriccio, come avverte Howard Kurtz, il più importante critico di media e società oggi in America. « un fatto dimostrato che chi va a una corsa automobilistica spera, in cuor suo, d’assistere a un incidente. Chi va a un incontro di boxe preferisce mille volte un Ko, che è un trauma cranico, a una brillante esibizione di scherma e di gioco di gambe e chi va a vedere il football pregusta il rumore di ossa spezzate e i grugniti di dolore che si sprigionano da ogni mischia. Gli spettatori di questa ”lotta estrema” saranno anche bruti, ma almeno non sono ipocriti».
• Il fenomeno è ancora troppo circoscritto, troppo piccolo, nell’oceano del consumo di sport, perché il caso dei nuovi morituri sia arrivato già alla massime autorità politiche nazionali, a Clinton e al Parlamento. Ma quando ci arriverà, e ci arriverà, sarà molto interessante vedere come reagiranno il presidente e i leader politici davanti a questa nuova invasione della violenza reale sugli schermi televisivi. Clinton si vanta di avere imposto ai fabbricanti di apparecchi e ai produttori di show l’obbligo della ”V-chip”, del cervellino elettronico che cancella le scene più violente dalle emissioni. Ma la vita è sempre più forte della politica: come si potrà bloccare la finta violenza a base di salsa di pomodoro, e permettere poi il massacro reale sui ring del nuovo Colosseo?