Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 20 gennaio 1997
Hanno molto in comune
• Hanno molto in comune. Figli dello stesso Sud degli Stati Uniti, che nessun europeo potrà mai capire davvero. Dove gli uomini hanno i tatuaggi sul bicipite, ”Mom I luv ya”, rose e assi e bandiere confederate. Dove le donne si arricciano i capelli, avvolgendoli la notte intorno a nastri di carta e arroventandoli con ferri a vapore, in vendita via tv, 19 dollari e 99 centesimi. Un mondo dove si finisce per vivere tutta la vita non solo nello stesso Stato, ma perfino nella stessa contea. Mangiando polpettone di carne al ”coffee shop” sul Main Street (quattro dollari e 99 centesimi, inclusa la zuppa o l’insalata e il caffé lungo). Un mondo dove gli obesi sposano le obese e fanno bambini obesi. Dove, spesso, la casa è una roulotte, una baracca parcheggiata tra altre baracche, antenne tv e lattine di birra la domenica notte.
• Un paese nascosto e non bello. Da lì sono partiti tutti e due, ma poi lui, William Jefferson Clinton, grazie a una mamma originale, un’ambizione e una mente fuori dal comune e grazie alla buona sorte che, di rado, visita anche il Sud, è finito a Oxford, a Yale, ha sposato una ragazza bene di Chicago, è diventato governatore dell’Arkansas, lo Stato numero 49 nella classifica di povertà dei 50 stati americani, ed è finito, eletto e rieletto alla Casa Bianca. Lei invece, Paula Corbin Jones, impiegata di infimo livello, è stata sbeffeggiata in diretta sugli schermi tv del mondo, è dovuta scappare in California, ha sentito perfino la sorella e il cognato descriverla come ”una puttanella”.
Eppure, domani, la Corte Suprema degli Stati Uniti, la più nobile istituzione del paese, affronterà il caso ”William Jefferson Clinton contro Paula Corbin Jones”, un cittadino contro una cittadina, alla pari. Hanno tanto in comune, e tanto poi la vita li ha divisi. Ora tornano insieme, sullo stesso fascicolo davanti alla Corte Suprema.
• Paula Corbin Jones, 30 anni, sposata, due figli, accusa il presidente di averla molestata sessualmente l’8 maggio del 1991. Clinton, allora governatore, avrebbe convocato la ragazza, impiegata di un’agenzia statale, nella sua suite d’hotel. Precettata da un poliziotto, Paula Jones racconta di un governatore Clinton che le carezza le gambe (pensate: i nove giudici costituzionali di questi osceni dettagli dovranno occuparsi!), poi le bacia il collo e infine si slaccia i pantaloni e le propone un rapporto orale in termini grossolani, «Bacialo». Al rifiuto della ragazza, «Io non sono una di quelle, signor governatore», Clinton si sarebbe ricomposto dicendo «Nessuno vuole importi di far quello che non vuoi».
• Ora Paula Corbin Jones chiede 700.000 dollari (un miliardo e 120 milione di lire) in risarcimento danni. Il presidente chiede alla Corte di non sottoporsi al processo finché è in carica. Altrimenti, argomenta il suo avvocato Bob Bennett (parcella 15.000 lire al minuto), se il presidente è tenuto a rispondere direttamente alle accuse non avrà il tempo per governare.
Ora, di tutti i guai giudiziari ed etici del presidente Clinton, la sfortunata speculazione edilizia di Whitewater, i fascicoli apparsi e scomparsi dalla residenza della moglie Hillary, il suicidio del consigliere Vince Foster, i licenziamenti per rappresaglia politica all’Ufficio Viaggi della Casa Bianca, i recenti finanziamenti sospetti dall’Estremo Oriente, la pochade di Paula Jones sembrava il più pornografico e meno pericoloso.
• Una poco di buono, accusata dalla sorella stessa, di cui un ex fidanzato s’era affrettato a vendere alla rivista ”Penthouse” foto in topless, come poteva mettersi alla pari con la Casa Bianca? Per indirizzare la stampa (come ci facciamo ormai ”indirizzare” facilmente, dagli uffici stampa, dalle signore public relations, dai politici...) James Carville, consigliere di Clinton anche lui veterano del Sud povero, fa scrivere a Mark Fabiani il rapporto ”Il canale di comunicazione del commercio di intrighi”. 332 pagine per spiegare come un pettegolezzo, rimbalzando dai giornali pornografici, sia poi ripreso dalla tv, dai giornali seri e infine costringa il presidente alla conferenza stampa. Complotti, dunque, solo complotti contro il presidente.
• Anche nel caso di Paula Jones? I giornalisti lo pensano. Il ”Washington Post”, che non esitò a perseguitare Richard Nixon, tiene per settimane ferma un’intervista con la ragazza. «Paula Jones? Una mignottella» dice in tv un columnist decano. La ragazza fa un errore dietro l’altro. Si presenta alla sua prima conferenza stampa vestita come quando andava a rimorchiare nei localini country and western dell’Arkansas. Capelli ricci (carta e ferro da 19 dollari e 99 cents), labbra colorate di rosso da grande magazzino, orecchini d’oro 14 carati. Nessuno le crede, nessuno.
• l’undici febbraio del 1994. Mancano due anni alle elezioni per la Casa Bianca, l’aria non è buona per Clinton. Non si sa mai: meglio assumere l’onnipotente avvocato Bennett, il cui fratello, Bill, è l’ex ministro repubblicano diventato celebre per un’antologia moralistica ”Il libro delle virtù”. La precauzione si rivela un errore. Se il presidente chiama un avvocato, la storia c’è, dicono finalmente al ”Washington Post”. L’intervista di Paula Jones è pubblicata. Con un dettaglio avvelenato, che si deve riportare solo per dovere di cronaca e omettendo i dettagli. Paula Jones assicura di poter descrivere un segno particolare sul presidente nudo: se non l’avesse visto da vicino, come potrebbe?
Causa dunque, con la Jones che si rappacifica con la sorella e il cognato «le crediamo», dichiara di non voler trarre soldi dalla vicenda, ma solo ”la verità” e che sponsorizza una marca di jeans, già rappresentata dalla povera Donna Rice, l’amante del povero senatore Gary, candidato fallito alla Casa Bianca. «Solo per pagare gli avvocati, 25.000 dollari a loro e 25.000 a noi».
• In autunno, mentre Clinton assapora la rielezione, esce però su ”The American Lawyer”, autorevole rivista giuridica, un lungo saggio del giornalista Stuart Taylor, ex ”New York Times”. Taylor sostiene che il caso di Paula Jones non è affatto spazzatura, che ha parecchi elementi di forza e che un tribunale deve esaminarlo. Paula Jones, infatti, lasciata la suite di Clinton si sarebbe rifugiata da due amiche, raccontando in dettaglio la storia. Le due donne sono pronte a testimoniare in suo favore. E gli avvocati sono decisi a convocare altre signore dell’Arkansas disposte a dichiare, sotto giuramento, che Clinton le avrebbe molestate.
Ovvio che il presidente voglia rinviare questo strazio a dopo il Duemila, quando non sarà più in carica. Anche se vincesse la causa, non sarebbe certo un bello spettacolo vedersi interrogare, magari in diretta tv, sui propri organi genitali, con passerella di signorine inviperite e con la propria, a tratti passionale, vita romantica esposta al mondo.
• Così va la democrazia. Il subdolo senatore Al D’Amato non è riuscito a incastrare Bill e Hillary Clinton con la sua inchiesta parlamentare. Il commissario speciale Starr s’è visto sfuggire la preda Clinton tra le mani. I più agguerriti giornalisti della Destra, da Rush Limbaugh all’’American Spectator”, hano mancato il colpo. La sua naturale vocazione politica e un’economia stellare hanno riportato Clinton alla Casa Bianca. L’unico incubo resta quella signorina che guadagnava in un giorno quanto l’avvocato del presidente in tre minuti. Magari non vincerà, ma imbarazzerà Bill Clinton fin davanti alla Corte Suprema, i cui giudici vengono nominati proprio dal presidente. I due massimi poteri d’America a confronto con la riccioluta signorina dagli occhiali da sole e dal sorriso eccessivo.
• La questione morale spazza gli Stati Uniti più del maltempo. Newt Gingrich, nuovo Speaker della Camera, è rieletto nel coro di quanti gli chiedono, per i troppo scandali che lo circondano, immediate dimissioni. La settimana ventura il presidente giurerà fedeltà alla Costituzione, davanti alla Washington che conta.
Quattro anni fa era il giovane intellettuale dall’aria fresca, che prometteva di ripulire la capitale dopo dodici anni di eccessi repubblicani. Oggi è l’uomo dai capelli bianchi, che ha visto gli amici più fidati dimettersi, uccidersi, finire sotto processo o in manette per gli scandali.
Ha superato tutto, tranne quella volgare, tenace, cafona, petulante ragazza che viene dal suo stesso passato. Eltsin, l’inflazione, Cuba, l’Euro e il nuovo segretario dell’Onu: voci che contendono, nell’agenda di Clinton, spazio alla signorina Paula Corbin Jones.