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 2003  ottobre 18 Sabato calendario

Compensi - Compenso riconosciuto a Michelangelo per affrescare la Cappella Sistina: tremila ducati

• Compensi. Compenso riconosciuto a Michelangelo per affrescare la Cappella Sistina: tremila ducati.
• Corde. Alla fine dei lavori per montare l’impalcatura necessaria ad affrescare la volta, fu risparmiata così tanta corda che Michelangelo ne regalò a un manovale il quale, vendendola, si procurò denaro sufficiente per la dote di ben due figlie.
• Resupinus. La falsa convinzione che Michelangelo dipingesse sdraiato deriva dall’erronea traduzione del termine resupinus (significa ”piegato all’indietro”, e non ”sulla schiena”) usata dal vescovo Paolo Giovio in una biografia di Michelangelo. Dopo aver trascorso tanto tempo con gli occhi rivolti verso l’alto, per alcuni mesi l’artista riuscì a leggere o studiare i disegni solo tenendoli alzati sopra il capo.
• Sepolcri. Non appena eletto papa, nel 1503, Giulio II commissionò a Michelangelo Buonarroti la costruzione del proprio sepolcro. Visionato il progetto dello scultore (una struttura larga 10 metri, alta 15, con oltre 40 statue a grandezza naturale), lo approvò promettendogli un salario annuale di 1.200 ducati (10 volte il guadagno di un artigiano o un commerciante) e un versamento finale di altri 10 mila. Senonché, trascorsi otto mesi a Carrara per procurarsi il marmo necessario, Michelangelo si installò a Roma e venne a sapere che il pontefice aveva deciso di sospendere i lavori per dedicarsi alla ricostruzione di San Pietro, eretta in una bassa area di terreno paludoso. Avendo perso i soldi anticipati per comprare e trasportare il marmo, Michelangelo se ne andò infuriato dalla città il 17 aprile 1506, vigilia della posa della prima pietra per la nuova basilica.
• Cappella Sistina. La realizazione cominciò nel 1477 con il progetto dell’architetto Baccio Pontelli. Nel 1480, dopo aver respinto l’attacco a Firenze del papa Sisto IV, Lorenzo de’ Medici inviò a Roma alcuni artisti per affrescarla in segno di pace. Nel 1504, per via d’un cedimento del terreno sottostante comparvero alcune crepe nella volta: fu necessario restaurarla e procedere a nuovi affreschi. Papa Giulio II pensò di nuovo a Michelangelo e grazie all’intercessione del cardinale di Pavia Francesco Alidosi, a sette mesi dalla sua fuga, ottenne un colloquio con l’artista, riparato a Bologna e ancora offeso per la questione della tomba.
• Ignoranza. Prelevato da uno scudiere papale durante una messa a San Petronio, Michelangelo fu scortato fino a palazzo de’Sedici, dove Giulio II stava cenando. All’aspro rimprovero del papa: "Tu avevi a venir trovar noi ed hai aspettato che noi veniamo a trovar te", Michelangelo osò ricordargli il trattamento ingiusto subito al suo ritorno da Carrara. Al che, per prevenire violente reazioni, intervenne un vescovo spiegando che, in quanto artista, Michelangelo, aveva errato per ignoranza. Attirò quindi su di sé le ire papali: "Lo ignorante sei tu e lo sciagurato, non egli". Fu così che Giulio II e Michelangelo si riconciliarono.
• Abluzioni. Tra i tratti ricorrenti nelle biografie di Michelangelo Buonarroti, la mancanza di igiene personale (l’artista osservò sempre il consiglio paterno di strofinarsi il corpo, ma senza lavarsi). Il Condivi ricorda che Michelangelo dormiva vestito, senza sfilarsi gli stivali: "Ed è stato qualche volta tanto a cavarsegli, che poi insieme con gli stivaletti n’è venuta la pelle, come quella della biscia". Secondo Paolo Giovio proprio a queste abitudini ripugnanti si deve la sua mancanza di discepoli.
• Permessi/1. La volta che Michelangelo chiese a Giulio II di tornare a Firenze per un giorno di festa, il papa rifiutò il permesso rispondendogli: "Be’, questa cappella quando sarà fornita?". Avendogli replicato così Michelangelo: "Quando potrò, Padre Santo", il pontefice lo percosse con la mazza che aveva in mano, facendogli il verso: "Quando potrò, quando potrò; te la farò finire bene io" (da una testimonianza del Vasari).
• Permessi/2. Poiché Michelangelo si rifiutava di fargli vedere i lavori in corso nella Cappella, Giulio II vi penetrò di nascosto nella notte, ma l’artista, nascosto nell’impalcatura, lo colpì dall’alto con delle tavole, scappando poi dalla finestra e rifugiandosi a Firenze finché non fu sicuro che il papa si fosse calmato (sempre da una testimonianza del Vasari).
• Modelli. Per affrescare la volta della Sistina Michelangelo ricorse a modelli nudi, ma solo maschili, indipendentemente dal sesso del soggetto ritratto. Come altri artisti, anche lui studiò i muscoli dei cadaveri tanto che i suoi dipinti e le sue sculture contengono almeno ottocento diverse strutture anatomiche, ad alcune delle quali la medicina oggi non ha ancora dato un nome.
• Ultima mano. Completata la volta nel 1512 e smontato il ponteggio per mostrarla, Michelangelo si rifiutò di assecondare Giulio II, che voleva un’ultima mano: "Bisognerebbe pur ritoccarla d’oro". Risposta: "Io non veggio che gli uomini portino oro". Il Papa: "La sarà povera". Michelangelo: "Quei che sono quivi dipinti furono poveri ancor essi" (al che il papa smise di insistere).