Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 8 novembre 2003
Leggende - Il 29 giugno 1946 è in edicola il primo numero di ”Grand Hotel”: formato 34 per 24, 16 pagine, 12 lire, 100 mila copie di tiratura, si dice sia stato ristampato per 14 volte nell’arco di pochi giorni
• Leggende. Il 29 giugno 1946 è in edicola il primo numero di ”Grand Hotel”: formato 34 per 24, 16 pagine, 12 lire, 100 mila copie di tiratura, si dice sia stato ristampato per 14 volte nell’arco di pochi giorni. Il progetto originale di Domenico Del Duca: un settimanale di storie d’amore a tavole disegnate e fumetti, formato maneggevole, prezzo basso, pubblico popolare e soprattutto femminile.
• Americani. Fin dall’inizio, modello d’ispirazione per abiti e comportamenti sono gli Stati Uniti. Quando Giorgio, protagonista di ”Anime incatenate” cerca di affrettare l’idillio, Flora gli risponde: "Mio Dio, come correte! In questo siete tutto americano".
• Inchieste. Franco Gasparri, occhi verdi, capelli neri, divo dei fotoromanzi, in un’inchiesta televisiva del 1975 risulta il più amato dalle italiane (sorpassa persino Mastroianni). Tipo riservato, rifiuta però di mostrarsi in video (l’editore Lancio risolve portando in studio una sua gigantografia).
• Rosa classico. Nel 1931 Liana Negretti Odescalchi, bella, spregiudicata, aristocratica, sconvolta dalla morte dell’innamorato per il quale ha abbandonato il marchese Cambiase suo consorte, torna da lui e per dimenticare si mette a scrivere romanzi rosa, con lo pseudonimo di Liala. Sua convinzione: "Il mio miglior romanzo è la mia vita".
• Carcerati. Sembra che i soldati della linea Maginot fossero instancabili divoratori di storie d’amore.
• Malintesi. Il giovane Oreste Del Buono propose nel ’48 di creare fotoromanzi per operai e contadini. Cinque anni dopo furono usati nella campagna elettorale del Pci per avvicinare donne e giovani: al lieto fine non si arrivava sciogliendo il malinteso fra innamorati ma grazie a scioperi e lotte sindacali (Lui: "Se mi assumono farò una festa da ballo. Ci vieni?". Lei: "Parli come se assumendoci ci facessero un regalo. E’ invece è un diritto, il lavoro").
• Cedimenti. Miriam Mafai racconta che alle militanti di sinistra si consigliava di evitare "la frivolezza e il cedimento all’avventura". Nel ’49 due allieve della scuola di partito del Pci furono accusate di aver "dato la caccia all’uomo, chiunque esso sia, e per giunta anche in iscuola".
• Fabbriche. Secondo la rivista del Pci ”Quaderno dell’attivista”, nel 1953 alla Mazzonis di Torino (fabbrica con 500 operaie, di cui 300 sindacalizzate) ”l’Unità” vende 30 copie, ”Noi donne” 40, ”Grand Hotel” 300, ”Bolero” 200, ”Sogno” e ”Intimità” 100.
• Folklori. Intervistata in un’inchiesta sul folklore a metà degli Anni 50, una donna di San Cataldo (Caltanissetta) chiede notizie sui "bei cosi bianchi e rosa che tenete voi in città per le menestrazioni". Una ragazza di Nardò (Padova) vorrebbe invece "la medicina pe’ non cattà piccini".
• Perseguitate. Nel ’63 una Teresa Meschino, 20 anni, si uccide a Fondi per i pettegolezzi del paese sulla sua condotta morale. Lascia scritto di predisporre un esame post mortem che certifichi la sua integrità. A quanto pare, "usciva pazza" per i fotoromanzi, e certe volte "piangeva come se tutte quelle storie fossero capitate a lei" o si esprimeva "come le belle perseguitate che parlano dentro i fumetti".
• Vessilli. Nel 1959 anche ”Famiglia cristiana” pubblica fotoromanzi: storie di santi o riduzioni di classici, vicende amorose a sfondo sociale. Tra le figure preferite, Santa Rita da Cascia: neonata magica, malmaritata, Mater Dolorosa, veggente, monaca a dispetto delle regole, patrona delle donne sterili, delle ragazze madri, delle mogli infelici, di tutte le disperate, vessillo dell’impossibile e dei prodigi.