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 2003  agosto 23 Sabato calendario

Il mito della tavola rotonda. La realtà storica di re Artù e dei suoi cavalieri

• Re Artù. Di sangue misto (nobile romano da parte di padre e britanno da parte di madre), nacque verso il 475 nel castello materno di Caerlaverock, sulla costa settentrionale del Solway Firth, oggi riserva naturale. Re della Britannia dal 490 circa, l’origine del nome risale all’inglese father, in antico irlandese athair, e athir, pater in latino.
• Ginevra. Moglie di re Artù, regina barbara che collezionava teste imbalsamate dei nemici. Nata in Cornovaglia, regione abitata dai Pitti, che non avevano una lingua scritta. La versione originale del suo nome era Guanhumara, traslitterato in gallese Gwenhwyar, da Gvan, ”Bianca”, e Weüre, ”Drago”, termine con cui i romanzieri francesi alludevano al drago decapitato da san Michele.
• Lancillotto. Secondo Villemarqué, storico di romanzi arturiani, il nome Lancillotto deriva dalla crasi dell’articolo determinativo ”l’” e Ancelot, da ancilla dei, ”Servo del signore”. Ipotesi scartata da altri storici, perché secondo molte fonti Lancillotto sedeva alla Tavola Rotonda alla pari di Re Artù. Più probabilmente si trattava del re Anguselsus di Scozia: caduto il gruppo consonantico gu, in posizione debole e non accentata, rimase Anselo (o= terminazione maschile, in francese scritta ot). In scozzese moderno Angus= capo di un clan.
• Camelot. Tra le residenze attribuite nei romanzi a Re Artù, in tutto tredici, Camelot. Più probabilmente il nome non indica un luogo geografico specifico, bensì il castello di Re Artù ogni volta che lui vi risiede (circostanza manifestata da un vessillo fatto sventolare sulla torre per l’occasione). Infatti deriva da caer, ”castello”, e dall’inglese mallet, in latino malleus: ”castello del martellatore”. Lo stesso Re Artù veniva chiamato ”malleus ferreus”, il Martello di Ferro (nell’araldica successiva al decimo secolo, il martello a granchio coronato era il simbolo di un duca, Arturus dux).
• King’s knot. Residenza principale di Artù, sotto la scogliera di Stirling. E’ qui che, secondo alcune fonti, il re presiedeva la Tavola Rotonda. In prossimità del castello nel 1720 il reverendo William Stukeley scoprì un antico edificio in pietra e ritenne si trattasse di una grande fornace destinata alla produzione del pane per l’esercito. Chiamato Arthur’s O’on, ventitré anni dopo l’edificio fu demolito e le pietre usate per costruire una diga. Secondo Wace, chierico che svolse ricerche su Re Artù per incarico di Enrico II, il monumento corrispondeva proprio alla Tavola Rotonda. E’ probabile che in origine si trattasse di uno dei tanti martyrion, costruiti nel V secolo, per custodire reliquie (simile, per la sua funzione, al mausoleo di Galla Placidia).
• Hitler. La squadra di archeologi incaricata durante la seconda guerra mondiale da Adolf Hitler di cercare il Santo Graal nella Francia occupata.
• Profezia. Quella che atterriva Enrico II, diffusa da Merlino, il Lord Abate del monastero di Dumfries, dove Re Artù passò l’adolescenza: "L’orso e la museruola si scioglierà,/ e mai più verrà legato./ Via gli altri saranno spazzati dal vento/ e come arrivano così fuggiranno".
• Falso. Tra le manipolazioni della figura di Artù, quella che Enrico II commissionò allo storico di corte Guglielmo di Malmesbury: documentare le operazioni dei monaci benedettini dell’Abbazia di Glastonbury incaricati di dissotterrare le spoglie di Artù. Ma l’ipotesi che il Re fosse morto lì (in combattimento per salvare la regina Ginevra sua moglie, rapita da san Gildas e rinchiusa a Glastonbury), è avallata solo dagli storici alle dipendenze di Enrico II. Spurio sarebbe pure, secondo recenti ricostruzioni, il rapimento di Ginevra tramandato nella letteratura arturiana.
• Spose. I primi santi celtici in Britannia erano impegnati a proteggere le giovani spose che i mariti abitualmente uccidevano una volta rimaste gravide. Uso tramandato fino al XV, costringere le mogli incinte a correre a cavallo fino alla morte per sfinimento.
• Avalon. Artù fu ucciso a Camlan, sul Vallo di Adriano, insieme con tutta la sua guardia scelta. Il suo corpo fu trasportato ad Avalon, oggi isola di Man, nella parte settentrionale del Mare d’Irlanda. Confrontando la morfologia dei luoghi con le descrizioni di alcune testimonianze scritte, si scopre che l’ultima dimora di Re Artù, il Castello del Graal, era stata eretta sull’attuale isoletta di San Patrizio, separata da Man da un braccio di mare profondo, dove tuttora si trova la rovina rossa di Peel Castle.
• Camboglanna. Il campo di battaglia Camlan (’recinzione rotonda”, dal celtico Camb, ”curvo”, e landa, ”terreno cintato”), così come tramandato dai romanzi arturiani, è stato identificato con Camboglanna Roman Fort. Il forte fu portato completamente alla luce nel 1979 dal proprietario del terreno, che per un po’ ne trasse profitto facendo pagare il biglietto ai visitatori. L’accesso a questi luoghi, denominati Kershope Forest, a circa trenta chilometri da Carlisle City, oggi è vietato.