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 1998  maggio 02 Sabato calendario

Come Proust può cambiarvi la vita

• Numero di telefono di Proust 29205 (a Parigi). Lo scrittore lo adoperava soprattutto per ascoltare una rubrica intitolata: Teatro al telefono.
• Proust aveva pochissima considerazione di sé: «Se solo avessi più stima di me! Ma ahimé, questo è impossibile!». E anche: «Nessuno conosce la sintassi meno di me». Richiesto di paragonarsi a un animale rispose: ”Una pulce”. Richiesto di definire La recherce disse: «Un pezzo di torrone indigesto». Lo stesso titolo (A la recherche du temps perdu) fu da lui definito ”infelice” nel 1914, ”ingannevole” nel 1915, ”brutto” nel 1917.
• Definizione di Proust data dall’ambasciatore inglese a Parigi: «L’uomo più straordinario che abbia mai incontrato: non si toglie il soprabito a cena!».
• Generosità di Proust: lasciava come mancia il doppio dell’intero conto.
• Asma. Gli attacchi iniziano quando Proust ha dieci anni e continuano per tutta la vita. Sono particolarmente violenti, durano più di un’ora, e sono almeno dieci in un giorno. Poiché capitano più frequentemente di giorno, Proust vive di notte; va a dormire alle sette del mattino e si sveglia alle quattro o alle cinque del pomeriggio. Spesso gli è impossibile uscire, soprattutto d’estate, e quando deve farlo, è solo dentro un taxi sigillato.
• Dieta. A poco a poco si trova costretto a fare un solo, inutile, pesante pasto al giorno, che gli deve essere servito almeno otto ore prima di quando va a letto. Descrivendo una sua cena standard a un medico, Proust racconta minuziosamente di due uova con salsa alla panna, un’ala di pollo arrosto, tre croissant, un piatto di patatine fritte, un po’ d’uva, del caffè e una bottiglia di birra. «Vado spesso – e male – al gabinetto», dice allo stesso dottore: soffre di stitichezza quasi permanente. Neanche urinare gli è più facile, e quando riesce ha forti bruciori.
• Mutande. Bisogna che siano strette attorno allo stomaco perché Proust si possa addormentare. Devono essere fermate da una spilla particolare. Una mattina lo scrittore le perse nel bagno e rimase sveglio tutto il giorno.
• Pelle ipersensibile. Non può usare saponi, creme o colonia. Deve lavarsi con asciugamani fini inumiditi, poi asciugarsi con del lino fresco (un bagno richiede in media venti asciugamani che, Proust precisa, devono essere portati all’unica lavanderia dove si usa il detersivo giusto: è la blanchisserie Lavigne, che fa anche il bucato di Jean Cocteau). Preferisce i vestiti vecchi ai nuovi e sviluppa un profondo attaccamento per le vecchie sciarpe e i vecchi fazzoletti.
• Il freddo. Lo sente sempre. Anche in piena estate indossa un cappotto e quattro maglioni se è costretto a uscire di casa. Alle cene, di solito, tiene su il cappotto. Le persone che lo salutano si sorprendono di sentire quanto siano fredde le sue mani. Temendo gli effetti del fumo, non permette che la sua stanza sia riscaldata adeguatamente, e si scalda per lo più con boule e golfini. Perciò ha spesso dei raffreddori e, in particolare, il naso che cola.
• Nel 1922, Proust e Joyce erano al Ritz, ospiti di una cena mondana in onore di Stravinskij, Diaghilev e della compagnia dei Ballerini Russi. Fu lo stesso Joyce a raccontare più tardi, a un amico, ciò che accadde quando vennero presentati l’uno all’altro: «La nostra conversazione si è limitata unicamente alla parola ”No”. Proust mi chiese se conoscevo il duca tal dei tali. Io dissi: ”No”. La nostra ospite chiese a Proust se aveva letto questo o quel passaggio dell’Ulisse. Proust disse: ”No”. E così di seguito..». Dopo cena, Proust prese il taxi con i suoi ospiti, Violet e Sydney Schiff, e senza chiedere permesso a Joyce salì con loro. Per prima cosa aprì il finestrino, poi accese una sigaretta: due gesti che potevano rivelarsi mortali per Proust. Durante il viaggio, Joyce guardò Proust senza dire una parola, e Proust parlò in continuazione senza rivolgere una parola a Joyce. Quando arrivarono all’appartamento di Proust, in rue Hamelin, Proust prese da parte Sidney Schiff e disse: «Per favore, chiedete a Monsieur Joyce di permettere al mio taxi di portarlo a casa». E il taxi fece così. I due non si sarebbero incontrati mai più.
• Frasi memorabili. «In una separazione è chi non ama d’amore che dice le cose più tenere». «Come tutti gli ostacoli frapposti a un possesso [...] la povertà, più generosa dell’opulenza, dà alle donne ben più del vestito che non si possono comprare: il desiderio di quel vestito, cioè la sua conoscenza vera, dettagliata, approfondita». «Le attrattive d’una persona sono senza dubbio, una causa d’innamoramento meno frequente d’una frase di questo genere: ”No, stasera non sono libera”».