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 2016  novembre 11 Venerdì calendario

Quando i cattivi erano buoni

• Quando i cattivi erano buoni. Il Giornale 18/12/2005. Sono stati condannati dal tribunale della storia, ma anche loro sono stati innocenti. Il peggio della terra quand’era bambino. Bambino come tutti. C’è chi ha sofferto, un po’ permaloso, per certi scherzi dei compagni, chi arrossiva per niente, appena gli si rivolgeva la parola, chi era fragilino di salute e aveva bisogno di tenerezze più di altri. Chi non riusciva a stare lontano dalla mamma, chi non faceva altro che seguire il papà, chi a un certo punto ha dovuto fare a meno dell’uno e dell’altro. Non sempre storie tenere. Famiglie spesso difficili, poi la miseria, i lutti, le durezze della vita viste con gli occhi di un bambino. Periodi storici anche lontani, diversi, crudeli. Storie che lasciano il segno e segnano il futuro. Sono una scolaresca di sole dieci persone, ma responsabili di milioni di morti. Stermini di massa, pulizie etniche, deportazioni, guerre, attentati terroristici. Sembra impossibile che questi candidi visini siano il progetto di un mostro, il primo identikit di un mostro. I cattivi quando erano buoni. Probabilmente è qui, in questi loro pochi anni, che si è giocato il destino di buona parte dell’umanità. Da adulti, al culmine della potenza e della prepotenza, non hanno avuto pietà nemmeno di bambini come loro. Dittatori, despoti, criminali che non sempre sono riusciti a farla franca. Ma non era questo, forse, che volevano fare da grandi. Magari il ciabattino, magari il calciatore, magari il dottore. Magari a Natale, un Natale come questo, sognavano un regalino. Bambini come tutti. Massimo M. Veronese
• Il Giornale 18/12/2005. Impazzì di dolore solo per la mamma. Il problema di Adolf era papà.Lo picchiava sempre e sempre senza motivo.Alois Hitler sfogava così i feroci sentimenti di inferiorità che lo perseguitavano.Trattava così anche la mamma.Il piccolo Adolf avrebbe voluto difenderla,maera così fragile,così vulnerabile.Lui adorava mamma Klara e lei adorava lui.Le erano morti tre figli,aveva sempre paura che anche suo Adolf la lasciasse sola.A scuola andava male,prese a fatica la licenza media, non arrivò mai al diploma.Era un bimbo solitario,sognava di fare il prete.E quando la mamma morì impazzì dal dolore.
Massimo M. Veronese
• Il Giornale 18/12/2005. Rischiò di morire per una varicella. Lo chiamavano Soso e il suo destino sembrava segnato. La miseria e le malattie avevano già ucciso i suoi quattro fratelli papà aveva perso la testa. Vissarion Stalin era una calzolaio fallito che si ammazzava con l’alcol e che la sera ubriaco, picchiava la moglie Ekaterina. Si viveva di stenti, sul filo della vita. Soso rischiò la sua per colpa di una forma acuta di varicella, poi una setticemia gli lasciò per sempre il braccio sinistro più debole dell’altro. A 10 anni poi fu travolto da un calesse durante una festa di paese. Ma era buono. Così buono che la mamma se lo vedeva già prete...
• Il Giornale 18/12/2005. Rubava la merenda ai compagni di classe. Forse buono non è stato mai. Da piccolo viveva in una capanna di fango, senza acqua, elettricità e servizi igienici, dormendocon gli animali. Già da piccolo lavorava nei campi, pascolando le pecore. patrigno non lo voleva nemmeno vedere, mamma Subha lo ignorava. A scuola era svogliato. Rubava la merenda dei bambini. Se loro tentavano di riprendersela piccolo Saddam buttava il cibo per terra calpestava con il piede. Così nessuno mangiava. A10 anni il primo omicidio: uccise un pastore con una pistola dello zio materno. Forse buono non è mai stato.
• Il Giornale 18/12/2005. Passava le giornate a divorare romanzi. Nasce il giorno dopo Natale, il 26 di dicembre, e il destino sembra già volergli bene. l’ultimo dei quattro figli di una famiglia di contadini, gente che lavora la terra da generazioni, gente ricca che non ha problemi economici. il più piccolo della nidiata ed è il più coccolato, un bambino solare, con il sorriso sempre aperto. Frequenta le elementari nella scuola del villaggio, è proprio un bravo bambino, e aiuta papà nel lavoro dei campi. Ha una sola grande passione: leggere. Divora romanzi. E sogna di diventare protagonista di un’avventura tutta sua.
• Il Giornale 18/01/2005. Un tipo simpatico che amava i viaggi. Alia Ghanem non riuscì mai a integrarsi nella famiglia di Mohammed. Anche perché era la concubina e non la moglie di Mohammed Bin Laden. Per questo la chiamavano sprezzantemente «la schiava» e lui, Osama, il suo unico figlio, «il figlio della schiava». Era allegro, vivace, simpatico. Gli piaceva viaggiare, stare con gli altri. La famiglia ricchissima lo fece studiare nelle migliori scuole saudite ed egiziane. Ma solo a 10 anni e per pochi mesi ebbe una madre. Alia emarginata dal clan dovette accettare che il figlio fosse allevato da estranei. Come il figlio di una schiava.
• Il Giornale 18/12/2005. A renderlo timidino era la balbuzie. A tre anni balbetta ma non parla. La mamma, apprensiva come tutte le mamme, lo porta dal pediatra che garantisce:«Parlerà. Parlerà anche troppo...». Ma resta un bambino silenzioso che apre la bocca solo se ha qualcosa da dire. Non ama gli scherzi e non ne fa, non dà confidenza e non ne cerca. Vive nel suo guscio e frequenta poco i compagni. permaloso, ha pochi amici. Finite le elementari la mamma maestra lo manda a studiare dai salesiani. Per diventare ancora più buono. Ma lì conosce i primi soprusi. E smette di colpo di balbettare.
• Il Giornale 18/12/2005. Nessuno lo batteva sui campi dello sport. La sua grande passione è lo sport. A scuola è il migliore, non c’è disciplina che non lo veda primeggiare. Non ha problemi il piccolo Fidel. Papà Angel, un galiziano che la guerra ispano americana ha portato a Cuba è diventato proprietario terriero. Vivono nel podere di famiglia, 40mila ettari a una trentina di chilometri dal mare. un ragazzo obbediente il piccolo Fidel e mamma Lina lo spedisce a studiare dai gesuiti. qui che diventa una piccola testa calda. A 13 anni organizza il primo sciopero di lavoratori dello zucchero. Contro suo padre.
• Il Giornale 18/12/2005. Era il più buono di tutto il seminario. Come Hitler è figlio di un funzionario della dogana. Famiglia borghese, agiata, di origini francesi. A casa non manca nulla, nemmeno l’affetto di mamma e papà. Augusto è un bambino gracile, magro magro, ma cresce alla svelta. Ha un carattere mite, non alza mai la voce, è tranquillo, obbediente. Per questo viene mandato a studiare al seminario di San Rafael e poi alla scuola dei Padri francesi. l’alunno più buono e diligente della scuola, dicono abbia la vocazione. Ma mamma decide diversamente. Lei vuole avviarlo alla carriera militare...
• Il Giornale 18/12/2005. Già da ragazzino piaceva alle donne. Gli anni belli li aveva vissuti in campagna. da lì che veniva la sua famiglia, dal piccolo villaggio di Scorniscesti, gente buona, contadini. La povertà però era diventata insopportabile. A11 anni si trasferisce con la famiglia a Bucarest, papà ha deciso per lui, dovrà imparare il mestiere di calzolaio. un ragazzo diligente, scrupoloso, attaccato alla famiglia, il lavoro non lo spaventa. Ma ha altro per la testa. A14 anni è già un piccolo leader della Gioventù comunista, Piace come parla, piace alle ragazze. A 15 finisce in carcere per volantinaggio. La sua infanzia è già finita.
• Il Giornale 18/12/2005. La sua unica arma era il sorriso. Di certo la sua arma migliore era il sorriso. Sorrideva sempre il piccolo Kim di fronte a qualsiasi avversità. Mamma e papà lo amavano per questo. I suoi genitori erano persone di umili origini, ma non soffrivano la fame. Il papà, che si chiamava Kim come il figlio, era un piccolo negoziante, ed era un devoto cristiano. Il bimbo è sempre in chiesa con lui, anche per dare il buon esempio ai due fratellini più piccoli. Non è ancora un ragazzino quando i suoi muoiono, poi anche un fratellino se ne va. Il suo sorriso si spegne lì. Per sempre.