Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 23 novembre 1998
Il procuratore di Torino Raffaele Guariniello interroga da qualche giorno alcuni ex atleti con problemi di salute: Nello Saltutti, 51 anni, negli anni Settanta attaccante di Milan, Sampdoria e Fiorentina, manifesta dubbi sulle cause dell’infarto che lo ha colpito 6 mesi fa: «Quando giocavo io ci davano dei medicinali dicendo che si trattava di vitamine, prima di ogni partita, ad esempio, scioglievano del Micoren (un cardiotonico che può provocare danni alle coronarie) in uno zuccherino»
• Il procuratore di Torino Raffaele Guariniello interroga da qualche giorno alcuni ex atleti con problemi di salute: Nello Saltutti, 51 anni, negli anni Settanta attaccante di Milan, Sampdoria e Fiorentina, manifesta dubbi sulle cause dell’infarto che lo ha colpito 6 mesi fa: «Quando giocavo io ci davano dei medicinali dicendo che si trattava di vitamine, prima di ogni partita, ad esempio, scioglievano del Micoren (un cardiotonico che può provocare danni alle coronarie) in uno zuccherino». Saltutti, che dopo l’infarto ha dovuto mettersi in pensione (2 milioni e mezzo al mese dall’Enpas), ricorda la ”strana” morte per leucemia dell’ex compagno di squadra Bruno Beatrice: «Bruno nel ’77 ebbe una pubalgia e decisero di curarla con le radiazioni. Ma un medico gli disse: se continui con questo trattamento fra 10 anni ti prenderai la leucemia. E 10 anni dopo, puntuale, la malattia l’ha colpito, è morto nel giro di due anni».
• Sentiti dal pretore di Torino ha interrogato anche l’ex calciatore Lionello Manfredonia (attualmente direttore sportivo del Vicenza): il 30 dicembre 1988 rischiò la vita per un infarto durante una partita col Bologna. Hanno chiesto di essere ascoltati le vedove di Bruno Beatrice e Giuliano Taccola, giocatore della Roma anni Sessanta morto a 25 anni negli spogliatoi dello stadio di Cagliari. Il procuratore ha intenzione di riaprire il caso di Andrea Fortunato, terzino della Juventus morto di leucemia nel ’95.
• Giacomo Bulgarelli, giocatore del Bologna e della nazionale negli anni 60 e 70, oggi commentatore di Telemontecarlo: «A me davano sempre il Micoren, dicevano che serviva per la respirazione e io lo prendevo. Ma non soltanto io, tutti i miei compagni [...] Mi ricordo che Ezio Pascutti era un tipo molto nervoso. Allora arrivava un medico e gli faceva un’iniezione di acqua distillata, dicevano così, era una questione psicologica, Pascutti era tranquillo, andava dentro e faceva gol. E anche adesso esistono queste situazioni: fanno le flebo di acqua e zucchero o robe simili. Non è mica doping ma è qualcosa che ti fa stare tranquillo. come se giocassi sapendo che oltre ai tuoi muscoli e alla tua tecnica hai qualcosa dentro il tuo corpo che ti dà birra in più. Sbagliatissimo. Ma è così».
• Il ”Corriere dello Sport” del 17 novembre ha pubblicato alcuni brani delle dichiarazioni rilasciate ai primi di agosto da medici, allenatori e giocatori al capo della procura del CONI, avvocato Longo.
Agricola (medico sociale della Juventus): ai giocatori vengono abitualmente somministrati aminoacidi a catena ramificata nelle dosi consigliate dalla ”Enervit”. Durante la preparazione di precampionato vengono aggiunti 4 grammi al giorno di creatina (lo staff medico ritiene che il supporto con integratori sia «un atto doveroso verso il giocatore che, senza adeguate contromisure, rischia di compromettere la salute»).
Ventrone (preparatore atletico della Juventus): prima della gara, verso le undici-mezzogiorno, in albergo, ad alcuni giocatori vengono praticate flebo glucosate a base di esosfine. Durante l’intervallo vengono dati integratori e creatina. Ventrone conferma l’uso dell’elettrostimolazione muscolare non solo per le terapie di recupero ma anche per il potenziamento (applicata su quadricipiti e polpacci, 35/40 hz, è ripartita su giorni alternati e dura al massimo un’ora).
Tranquilli (medico nazionale under 21): ai giocatori viene data creatina (di solito tra il primo e secondo tempo delle partite).
Fanton (medico sociale del Vicenza, già condannato a 27 mesi di sospensione dall’ordine dei medici sportivi per fatti di doping quando lavorava nel ciclismo): divide la squadra in 3 gruppi, al primo somministra solo aminoacidi, al secondo creatina (quattro grammi al giorno, dice che alla Juventus arrivano anche a 8) al terzo niente (è il cosiddetto gruppo di controllo, serve per verificare l’effettiva utilità delle sostanze).
Tavana (medico sociale del Milan): riferisce che la reintegrazione è fatta soltanto con frullati di frutta e verdura.
Favalli (calciatore Lazio). Dichiara che nel 1995 Zeman gli faceva prendere la creatina. Negro e Fuser confermano quanto detto da Favalli, Fuser aggiunge che smisero «anche per il cattivo sapore di detta sostanza».
• Entro quali soglie si parla di sicurezza nell’assunzione di creatina?
«Si parla di tre grammi giornalieri smaltibili fisiologicamente, di un grammo come dose massima per 15 giorni consecutivi».
Questo comporterebbe anche conseguenze commerciali.
«Evidentemente non potrebbero essere più vendute confezioni da mezzo chilo, come accade adesso, ma da 15 grammi».
(Gian Martino Benzi, professore della commissione incaricata dal Coni di stendere una relazione sull’uso della creatina nello sport).
• A Savona un culturista di 29 anni è finito in rianimazione per un collasso (si sospetta provocato da un’overdose di anabolizzanti).
Laurent Boucher, giovane culturista di Saint-Brieuc, dal 1988 al 1992 si drogò con steroidi anabolizzanti per cavalli.
• Dario Bellodis, allenatore della nazionale femminile di sci di fondo, racconta che a Lahti, nel ’97, Manuela Di Centa finse una lussazione per saltare le gare ed evitare il controllo del sangue per il quale era stata sorteggiata (aveva valori dell’emoglobina troppo elevati per passare inosservati). La notizia si sparse immediatamente, l’imbarazzo fu così grande che alla partenza si presentarono solo due atleti italiani. Bellodis dice che al ritorno dalla Finlandia si incontrò con il presidente della Fisi (Federazione italiana sport invernali), l’ex generale della Guardia di Finanza Carlo Valentino, per denunciare i fatti (particolarmente gravi in quanto la Di Centa veniva proposta come ambasciatrice degli atleti italiani) ma quello rispose «questi sono i metodi, prendere o lasciare». Bellodis si dimise. Sempre la Di Centa, nel ’94 era stata colta da un malore le cui cause non furono chiarite (tra l’altro fu ricoverata d’urgenza nella clinica del professor Francesco Conconi, rettore dell’università di Ferrara, noto assertore delle autoemotrasfusioni). La stampa parlò di blocco intestinale. Bellodis: «Noi che facciamo questo mestiere sappiamo benissimo fino a dove un determinato organismo può arrivare. Se va oltre, evidentemente sono intervenuti altri fattori».
• Il 19 Novembre la Camera dei Deputati francese ha approvato il progetto di legge contro il doping. Poiché sono previste norme particolarmente severe, è probabile che nei prossimi mesi molti atleti provenienti da tutto il mondo decideranno di disertare le gare con sede nel territorio transalpino. Gli atleti francesi di alto livello (circa 3.000) saranno seguiti regolarmente, i risultati dei controlli finiranno sul libretto sanitario. Sono previste perquisizioni agli atleti (anche in luoghi privati). Per gli spacciatori pene dai 5 ai 7 anni di prigione e ammende fino a 300 milioni.
• Il settimanale francese ”Le Nouvel Observateur” racconta che alla clinica Nova Dona di Parigi, specializzata in disintossicazione da droghe pesanti, 25 pazienti su 50 sono «ex atleti di alto livello». In un’altra clinica parigina, la Montecristo, su 100 pazienti gli ex atleti sono 20. Fra gli sport praticati in testa il calcio, poi atletica, nuoto, judo, pallamano.
• William Lowenstein del centro recupero ”Montecristo” di Parigi: «Sto curando un giocatore di rugby che ha conosciuto la cocaina sui battelli da pesca. Sì, la pesca al tonno. Lui è basco e i giovani del suo paese prendono tonni d’estate e giocano alla palla ovale d’inverno. Quelle nottate in pieno atlantico, le veglie, la fatica: la coca era la medicina migliore; quella polvere bianca che si trovava ”per caso” nella stiva. Sul campo di rugby aveva una resistenza senza pari; ma un giorno il cuore gli balzò in gola. Il fenomeno si ripeté più volte, finché un compagno non gli suggerì di usare l’eroina, in piccole dosi. Non c’era miglior mezzo per abbassare la tensione e per resistere ai colpi».
• Secondo il dottor Lowenstein l’utilizzo dell’ormone della crescita fa aumentare di due-tre numeri la misura delle scarpe di un ciclista.