Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 29 settembre 1997
Filosofia degli italiani
• Filosofia degli italiani. «La innaturale violenza della natura...», «Un caso che si è servito della sua forma diabolica...» (Paolo Guzzanti sulla ”Stampa” di sabato), «Natura senza pietà» (titolo al fondo di Lorenzo Mondo sulla ”Stampa” di sabato), «Una malvagità. E una malvagità così offensiva da togliere ogni fede, ogni speranza nella pietà del tempo, e la carità nei confronti della natura» (Enzo Siciliano), «Fratello terremoto, sorella morte», «Italia colpita al cuore da una bestia feroce...» (titoli de ”Il Giornale” di sabato), «Ma che cosa abbiamo fatto a questa nostra terra? così bella l’Umbria, sono splendide le Marche...» (Renato Farina).
• Conseguenze della filosofia degli italiani. «Sono stati dei folli, ecco, dei folli. A sostituire le travi in legno del tetto della Basilica con travi di cemento armato che hanno appesantito e reso rigido il tutto. A modificare la struttura originaria della basilica, una struttura elastica che aveva affrontato altri terremoti nei secoli. Chi lo decise? Il genio civile, credo. La sostituzione delle travi fu fatta fra gli anni Cinquanta e Sessanta. Allora si cementificava tutto. Anche il letto dei fiumi. Allora correvano le tangenti. E questo può spiegare lo spreco di denaro che venne fatto, contrabbandato per restauro conservativo e tecnologia avanzata» (Federico Zeri) «Il cemento ha già fatto danni. Ricordo per esempio il crollo della cupola di Santa Maria della Neve in Valnerina per un altro terremoto, cupola che era stata appesantita anche quella col cemento» (Bruno Zanardi, restauratore).
• «Se vi sono più modi di fare un lavoro e uno solo porta al disastro, qualcuno sceglierà proprio quello» (Edward Aloysius Murphy jr).
• «L’Istituto Centrale del Restauro a Roma ha approntato la cosiddetta ”carta del rischio”, una delle cose più intelligenti degli ultimi anni. Tale ”carta” accende la luce rossa su 800 siti italiani in pericolo. Fra le minacce la ”carta” individua come primaria quella sismica. [...] L’imprevedibile può accadere dappertutto» (Antonio Paolucci, ex ministro dei Beni culturali, oggi soprointendente dei Beni artistici di Firenze, Pistoia e Prato).
• Nel 1996 lei affermò che ci dovevamo aspettare un brutto terremoto. questo il caso?
«No, parlavo di un’eventualità più grave. In base a una considerazione statistica i terremoti distruttivi si verificano in Italia con una cadenza di 18 anni. L’ultimo è quello dell’Irpinia del 1980. Tanti altri terremoti, compreso questo, non sono del livello devastante di cui parlo...»
Si spieghi meglio.
«La media storico-statistica mostra che tra Umbria e Marche ci possiamo aspettare eventi di forza pari all’ottavo grado della scala Mercalli. Il terremoto a cui faccio riferimento può avere una magnitudo di dieci, fino a dodici gradi. Parlo di zone come la Garfagnana, la Calabria, la Sicilia orientale...» (Franco Barberi, sismologo, sottosegretario alla Protezione civile, sbeffeggiato dai giornali perché aveva giustamente detto che una seconda scossa dopo quella della notte era altamente improbabile).
• «Perché certi palazzi di via XX Settembre, nella zona di piazza Vittorio, di via Nomentana, di San Lorenzo e di tanti altri quartieri vadano in briciole non serve un terremoto dell’8° grado. Non sono nemmeno a piombo, hanno le facciate fuori verticale. Basta lo smottamento di una fognatura».
Un quarto della città vive insomma in edifici di sabbia. Nessun rimedio?
«Questa è una faccenda molto complicata. A Roma non serve che le costruzioni siano realizzate con le migliori tecnologie antisismiche. Basta costruire bene, a regola d’arte. E, in passato, soprattutto tra Ottocento e Novecento, la scienza delle costruzioni se l’erano un po’ scordata [...]
Si tratterebbe dunque di ristrutturare decine di palazzi?
«In teoria sì. In pratica, mi sembra impossibile. I costi sarebbero giganteschi. Nelle stesse aree ad elevato rischio sismico, si costruisce a norma, ma nessuno dispone delle risorse che si renderebbero necessarie per adeguare il patrimonio edilizio esistente. Ci riescono in California, certo. Laggiù spendono decine di migliaia di miliardi di lire ogni anno per adeguare edifici e infrastrutture. Ma sono i soli. Perfino il Giappone, che spesso viene citato come esempio di prevenzione antisismica, in realtà è assai poco difeso. Le nuove costruzioni, i grattacieli, quelli vengono realizzati ricorrendo alle più sofisticate tecnologie. Ma tutto il resto, le case dei poveri, della gente qualunque, sono fatte come capita. A Kobe, la maggior parte delle vittime è stata provocata dagli incendi delle casette di legno e dai crolli delle palazzine dei quartieri poveri» (Emilio Pinto, docente di Costruzioni in zone sismiche alla Sapienza di Roma).
• Come ci prepariamo al futuro. Abitanti dell’area vesuviana nel 1951: 300.000. Nel 1995 («il vulcano è spento»): 800.000.
• Vittime di terremoti ogni anno sulla Terra (media): 20.000. Di uragani: 16.000. A causa della siccità: 73.000.
• I terremoti che avvengono continuamente in tutto il mondo stanno trascinando il Polo Nord geografico del nostro pianeta verso sud lungo la direzione che passa per il Giappone. Velocità: 6 centimetri al secolo.
• Felicità di Paolo Antolini, 38 anni, perugino, cameraman di Umbria Tv che ha ripreso il crollo della Basilica di Assisi (diritto per l’Italia una quindicina di milioni, per l’estero non si sa). «Lo sapevo! Lo sapevo! O meglio, non credevo di essere stato così bravo. Ma l’eccezionalità dell’evento a cui ho avuto la fortuna di assistere, quello l’ho capito subito».
Non ha avuto paura di restare lì sotto?
«Lì per lì non ci ho pensato. Se lo faccio adesso, mi vengono i brividi. stato un colpo di fortuna. Eravamo entrati, io e la giornalista che accompagnavo, insieme a quelli della Rai. Io e lei ci siamo intrattenuti un attimo di più. Avevo fatto poche riprese fino ad allora, volevo fare bene almeno la Basilica».
Quando ha sentito la scossa che ha fatto?
«Non è una novità per me. La prima reazione è stata quella di guardare in alto, non volevo essere schiacciato. Ho alzato la camera e in quel momento ho visto il crollo davanti a me e il gran polverone».
Quindi?
«Ho continuato a fare le riprese, rimanendo immobile. Per respirare mi sono messo la maglietta davanti alla bocca e ho sperato che mi andasse bene. E mi è andata davvero bene».