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 2000  giugno 12 Lunedì calendario

Torino - Nella loro casa di via Po Gianni Vattimo e Sergio, il suo compagno di qualche anno più giovane, ciabattano come coniugi di mezza età e offrono acqua minerale e vino bianco, programmano la serata - al cinema, per il Gladiatore di Ridley Scott, e, dopo, in pizzeria -, si muovono tra quelle piccole care cose di una coppia qualsiasi: i libri, i vestiti, i divani color avorio, un quadro vagamente beat dove un giovane capellone suona la chitarra attorniato da ragazze seminude, le foto del presente e le icone del passato [

• Torino. Nella loro casa di via Po Gianni Vattimo e Sergio, il suo compagno di qualche anno più giovane, ciabattano come coniugi di mezza età e offrono acqua minerale e vino bianco, programmano la serata - al cinema, per il Gladiatore di Ridley Scott, e, dopo, in pizzeria -, si muovono tra quelle piccole care cose di una coppia qualsiasi: i libri, i vestiti, i divani color avorio, un quadro vagamente beat dove un giovane capellone suona la chitarra attorniato da ragazze seminude, le foto del presente e le icone del passato [...]. «Questo è Giampiero - dice il filosofo mostrando una galleria di ritratti -, il mio grande amore. morto nel ’92 di Aids» [...]. «C’è di mezzo anche la sua morte nel mio riavvicinamento al cattolicesimo che, d’altra parte, non ho mai abbandonato polemicamente. Oggi credo a un cristianesimo senza il Papa, senza l’etica sessuale, senza il peccato. [...] Sono un mezzo credente, un credente debole». Vattimo ha 64 anni, ha ammesso a se stesso la sua omosessualità che non ne aveva ancora trenta, è passato, in più di un quarto di secolo, dal mimetismo all’outing, fino a quella che lui definisce una posizione di favore acquisita «anche» grazie al suo essere gay. [...] . La sua è la storia di un uomo, ma anche di un modo di sentire la propria sessualità scomoda. E di viverla. (Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)
• Vattimo, come è stato all’inizio? mai stato fidanzato con una donna? «Ho avuto una ragazza fissa per parecchio tempo, fin verso i 25 anni, e non ci facevamo solo telefonate... Lei adesso, scherza ancora, dice: è anche colpa mia se sei diventato così». (Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)
• Ma le piacevano anche i ragazzi? «Sì, ma mi ero messo in testa che era soltanto una fase della mia crescita [...]». (Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)
• Lo confessò a qualcuno? «No. La difficoltà maggiore per me non veniva dalla società, piuttosto dalla Chiesa. Ero nell’Azione cattolica: messa tutte le mattine, comunione tutte le mattine, lettura del breviario tutte le mattine. Il mio confessore fisso non ha mai saputo nulla, non avevo il coraggio di dirglielo [...]. In quegli anni, parlo della fine degli anni Cinquanta e dei primi Sessanta, era grigia. Pasolini era stato espulso dal Pci perché omosessuale, in questura a Torino c’era una scheda su di me...».(Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)
• Quando fu e come capitò? «Era il 1965 o il ’66. Mi ero messo con una ragazza che proveniva da una famiglia della grandissima borghesia torinese, una che adesso si avvia ad essere una ”damazza” della città. Credevo che fosse anche libera dai pregiudizi, andò male. Il padre, molto potente, mi fece seguire dai poliziotti, il questore gli fece rapporto: ”Sua figlia sta con un cupio” [...]». (Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)
• Lei fuggiva da se stesso e dagli altri, si mimetizzava? «Non ero io che non volevo essere omosessuale, non lo voleva la mia etica cattolica. Non dico che sia stata tutta colpa del Papa, ma dal ’64 al ’68 stavo come un cane anche fisicamente, mi era venuta un ulcera sanguinante di forte componente psicologica. Il Sessantotto è stata una manna per me, in tutti i sensi. Mi sono fatto operare e quando sono uscito dall’ospedale, sono andato dal mio maestro Luigi Pareyson e gli ho detto: ”Sono diventato maoista”. Anche quella volta non gli ho detto: ”Sono omosessuale”. Era più facile dirgli che ero diventato maoista...»(Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)
•  stato così anche in famiglia? «Ho perso mio padre a un anno e mezzo, mia madre faceva la sarta, sono cresciuto con lei e mia sorella. Nel 1975 Angelo Pezzana mi ha candidato nella lista del ”Fuori”. Alla mamma non avevo detto nulla, aveva quasi ottant’anni e quel giorno mia sorella gli ha nascosto ”Stampa Sera” che dava la notizia in terza pagina con un titolo grosso così. Sono sempre stato un pensatore debole, non avevo voglia di spiegare, di far star male la gente, di grandi battaglie. Queste cose le dici subito o mai più». (Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)
• E con gli amici più cari? «Quelli che lo hanno saputo lo hanno saputo abbastanza tardi, anche se qualcuno lo immaginava. Alberto, il mio amico alpinista, mi aveva soprannominato Tazio, il ragazzino di Morte a Venezia. Melita, altra mia grande amica, lo ha scoperto quando le ho chiesto aiuto per rintracciare un ballerino peruviano bellissimo di cui mi ero invaghito. Si chiamava Giulio ed era un beniamino della vita, per dirla con Thomas Mann. Furono due mesi di d’amore e di felicità, poi finì, era troppo bello per stare con me» (Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina).
• L’omosessualità ha rallentato la sua carriera universitaria? «Può apparire un paradosso, ma in realtà mi ha favorito. Sono diventato barone in fretta, ho guadagnato i galloni proprio negli anni più sofferti. Nel ’75, proprio poche settimane dopo la mia dichiarazione ufficiale, ero preside di facoltà. Essere gay, a pensarci bene, mi ha dato indubbi vantaggi: mi ha impedito di invecchiare da intellettuale trombone, un monumento della cultura. Piaccio anche perché sono frocio». (Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)
• Un radicale comodo o, meglio, l’esponente di una minoranza comoda? «Sì, forse sì. Ma attenzione, io voglio essere conosciuto come filosofo, non come un professionista dell’omosessualità [...]. Io sono grato alla mia omosessualità, mi ha dato forza, energie, mi ha fatto sentire rivoluzionario. Non mi sento minoranza. E se non fossi stato gay probabilmente non sarei neppure stato di sinistra”. (Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)
•  più facile oggi vivere da gay? «Non è facile invecchiare da gay, non è facile come lo sarebbe accanto a una donna. A me piacerebbe avere dei figli, perché quando arrivi a 60 anni, non balli più, non pecchi più, non fai più casino e vorresti rivedere tutto questo nei tuoi figli». [...] (Gianni Vattimo a Dario Cresto-Dina)