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 1997  agosto 04 Lunedì calendario

Torino - Avvocato, lei ostenta ancora la bandiera sabauda

• Torino. Avvocato, lei ostenta ancora la bandiera sabauda. «Veramente è la bandiera italiana, solo lo stemma è dei Savoia». E quei cappelli militari? «Per l’appunto non sono cappelli: uno è un elmo da ufficiale di cavalleria del Regio Esercito, l’altro è un colbacco». E qui ha pure i distintivi dei corpi d’armata... «Si chiamano crest, all’inglese; ogni compagnia nell’esercito ne ha uno».
• Ahi gioventù. Ecco cosa succede a inoltrarsi da sprovveduti in una storia finita 50 anni fa e mai camminata con le proprie gambe: si infilano topiche colossali. Del resto, fuori dalla porta era ancora «seconda repubblica» e qui invece si marcia – semmai – verso la «seconda monarchia»: che poi è ancora quella dei Savoia. L’avvocato Roberto Vittucci è infatti da 4 anni il presidente di Alleanza Monarchica Nazionale, il maggior movimento sabaudo d’Italia, e da 31 anni – cioè dalla fondazione – ne dirige il mensile ufficiale ”Italia Reale”: l’unico giornale che regali ai suoi abbonati tutte le stampe dei 44 Savoia, da Umberto Biancamano che fondò la dinastia fino a «Sua Altezza Reale il Principe Vittorio Emanuele», purtroppo più noto per un brutto fatto di cronaca che come erede al trono d’Italia.
• Un presidente che governa i monarchici... Non è l’unica contraddizione in un popolo che, 50 anni dopo, non si perita di continuare - graniticamente - ad aspettare Sua Maestà. Per il resto, però, il programma è lineare. Riforma della Costituzione? «Vogliamo abrogare l’articolo che prescrive l’eternità di questa repubblica». Federalismo? «Noi siamo per l’Italia una, come l’hanno fatta i Savoia». Bicamerale? «Non ci riguarda. Il nostro progetto è il ritorno del re». Non solo: i monarchici hanno inventato il ”Coordinamento per disoccupati a reddito zero” di Torino, si presentano regolarmente alle amministrative del Piemonte (6 mila voti nell’ultima tornata), e rivendicano la paternità della legge che consente la detrazione fiscale delle offerte ad enti no profit. Insomma, i seguaci del re ci tengono molto ad apparire vivi e attivi. E, soprattutto, non chiamateli ”nostalgici”.
• «Ah, no, qui non si tratta solo di cuore – insorge infatti l’avvocato Vintucci ”: noi facciamo politica. Contiamo 18 mila iscritti, ma il 23% degli italiani sotto sotto sono per la monarchia: lo dicono le statistiche, mica noi». Giovani? «Accidenti! Ci sono un sacco di ragazzi che guardano il re con rinnovato rispetto. Le nostre roccaforti sono Torino e Piemonte, Firenze, Napoli. Il sentimento monarchico è molto più diffuso di quanto non si pensi, e in tutti gli strati sociali. un luogo comune che siano monarchici solo i nobili; noi annoveriamo operai della Fiat, infermieri, impiegati, studenti. Anzi, dirò che più si scende verso i ceti popolari e più si ravviva l’attaccamento al trono: perché i poveri si commuovono facilmente, hanno più ricordi del passato; e sono meno distratti dai soldi, che spingono i potenti a cercarsi le amicizie influenti non certo in ambiente monarchico».
• Però però: un poco di sangue blu non guasta mai, anche per gli affari. A proposito, non è che lei... «Si, io sono nobile. Siamo conti da diverse generazioni. Del resto, il mio bisnonno era tenente generale delle Voloire, artiglieria a cavallo, e fu medaglia d’argento a Custoza. Mio nonno vestiva l’uniforme di colonnello di cavalleria. Mio padre è stato generale di corpo d’armata, l’ufficiale che ha vinto più concorsi ippici prima dell’ultima guerra. Anch’io sono ufficiale di complemento di cavalleria. Avrei voluto intraprendere la carriera militare, ma ormai era nata la repubblica; allora mi consultai con papà, e feci l’avvocato». Insomma: o Savoia o niente, come alla carica di Izbusenskij... Poi, però, ci sono l’orologio e il posacenere o la tabacchiera con l’«arma policroma» dei sabaudi (gadget «Royal Design» venduti dalle pagine di ”Italia Reale”), le gite sociali in pullman fino ad Altacomba o Montpellier dove sono sepolti i re morti in esilio, le Guardie d’Onore (volontarie) alle Reali Tombe del Pantheon a Roma. All’alba del Duemila, servono ancora queste romanticherie?
• «Senta, faccia un po’ il conto e vedrà che nella Cee ci sono più corone che repubbliche, altroché. La monarchia non ha affatto finito il suo compito, vedi la Spagna, che vent’anni fa era considerata zero e adesso – grazie a Juan Carlos – ci sta rubando il posto. E poi ci sono i ritorni di re Michele in Romania, di re Simeone in Bulgaria...» ... la figuraccia di re Leka in Albania... «Beh, la monarchia albanese ha una tradizione molto inferiore: il padre di Leka era solo un ufficiale autoproclamatosi re». E delle storiacce reali d’Inghilterra cosa ci dice allora? «Che i figli della regina Elisabetta esprimono la generale decadenza dei valori. Non è colpa della monarchia, bensì della società. Tuttavia la corona inglese manterrà la sua funzione di rappresentanza e di stabilità anche in futuro, magari un po’ ridimensionate. E continuerà ad avere un importante valore economico».
• Economico? Vittucci è trionfante: «Ma certo! Lo sa lei i risvolti positivi di una monarchia sui contratti internazionali? Il presidente della Repubblica, da noi, è un fazioso per definizione, perché esce da un partito e deve mantenersi un consenso. Il re, invece, è un elemento equilibratore al di sopra delle parti, un garante anche per gli affari. Un esempio: quando lo Scià se ne andò dalla Persia, saltarono un sacco di contratti».
• Anche perché non era facile intendersi con gli ayatollah. Vuole spiegare cosa invece cambierebbe per noi un Savoia? «Anzitutto sarebbe una questione di giustizia: vogliono dare il voto ai marocchini e ai Savoia niente? Poi, certo, non basta un re per capovolgere la situazione. Ma essere monarchici è vedere le cose sotto un punto di vista diverso. La scuola, ad esempio: ho chiesto di istituire una commissione per analizzare in anticipo le professioni più utili nel futuro. La disoccupazione: anziché le 40 ore di lavoro settimanali, ho proposto di farne 44 con la stessa paga e il di più destinarlo a nuove fabbriche per i giovani. Questi sono i veri problemi: sanità, pensioni, lavoro. Glielo dico io, che se il principe Vittorio Emanuele garantisse un milione di posti in più, mezz’Italia diverrebbe monarchica».
• Ma per questo non c’è affatto bisogno dei Savoia: abbiamo già Berlusconi e Prodi a fare le medesime promesse. Comunque, è inutile illudersi: voi monarchici siete minoranza magari il principe riuscirà a tornare in Italia come privato cittadino ma non ce la farete mai a rimetterlo sul trono. L’avvocato frena: «Mai dire mai, soprattutto nella politica italiana. Chi avrebbe detto, 50 anni fa, che gli ex fascisti sarebbero diventati il terzo partito d’Italia? Eppure è avvenuto. Siamo minoranza, ma già stiamo aumentando. E il bello sta proprio lì: essere pochi e vincere la partita. Io sono così: difatti tifo Torino, mica Juve come le masse». Ahi ahi ahi, avvocato: questa la dovrà spiegare al principino Emanuele Filiberto, che grazie a una trasmissione domenicale ha indottrinato mezza Penisola sulla sua fede bianconera. Dica: un nobile come lei, un aristocratico, si farebbe davvero governare da un ragazzo coi capelli lunghi, simpatico sì ma neanche tanto colto come il suddetto principe? «E perché no? Il re della mia vita è stato Umberto II, andavo ad incontrarlo in esilio diverse volte l’anno. Tuttavia l’importante è una dinastia che garantisca stabilità. Per me patria, Italia e Savoia sono la stessa cosa».
• Però a Napoli è già sorto un gruppo di monarchici borbonici: «Uno sparuto gruppo messosi insieme qualche anno fa per reagire alla propaganda della Lega. E che accusa i Savoia di aver depredato l’Italia del Sud: proprio come fa Bossi per il Nord... Comunque non li temiamo». Tuttavia il destino di una nazione passato di padre in figlio non usa più, è roba d’altri tempi. Senza contare che se poi... «Lo dica, lo dica: se un re nasce cretino». Appunto. «Ci sono un sacco di esempi nella storia che dimostrano come l’eventualità di un re non all’altezza del suo compito sia stata egregiamente aggirata grazie a un comitato di reggenza».
• Dunque persiste: la monarchia è superiore alla repubblica? «Come forma costituzionale riteniamo di sì. E non siamo i soli: abbiamo rapporti con circoli monarchici in tutto il mondo, comprese nazioni che non hanno mai avuto il re; nella mia carriera, poi, ho incontrato monarchici di ogni calore, inclusi comunisti. E, adesso, leghisti: gli onorevoli Mario Borghezio e Alberto Lembo, per esempio, sono monarchici da sempre». Ma come: non sono proprio i Savoia che hanno fatto l’unità d’Italia tanto deprecata dal senatur? Vittucci allarga le braccia: «Che vuole, anch’io questa cosa la capisco poco». Ma tant’è forse vorranno il Regno di Padania.