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 1997  marzo 24 Lunedì calendario

Mi sembra che si stia molto enfatizzando il problema dei profughi albanesi

• Mi sembra che si stia molto enfatizzando il problema dei profughi albanesi. Finora ne sono arrivati poco più di diecimila. In Italia gli immigrati extracomunitari regolari sono 800mila e, secondo le stime più prudenti, ce ne sarebbero altrettanti non registrati. Gli albanesi giunti in questi giorni rappresentano quindi circa lo 0,5 per cento dell’immigrazione extracomunitaria, una goccia nel mare. Poiché sono arrivati tutti assieme costituiscono certamente un problema d’ordine pubblico ma non aggiungono nulla, o pochissimo, al più generale problema dell’immigrazione. Se si spargessero, come han fatto i loro predecessori, su tutto il territorio nazionale non sarebbero causa di turbative maggiori di quelle che già ci sono.
• Nell’enfasi di questi giorni ho inoltre avvertito preoccupanti manifestazioni di razzismo che provenivano, spesso, proprio da quelle genti del Sud che sempre si lamentano, a loro volta, di un atteggiamento prevenuto nei loro confronti da parte delle popolazioni del Nord. Intervenendo a ”Zapping”, la bella trasmissione radiofonica di Aldo Forbice cui partecipavo anch’io, un commercialista di Lecce ha affermato che gli albanesi non sono capaci di fare niente, perché sono fatti così e perché per cinquantanni sotto Hoxa, non hanno mai lavorato. Se così fosse il regime di Hoxa dovrebbe essere subito ripristinato non solo in Albania ma in tutto l’Orbe terracqueo perché un Paese dove si può non lavorare per mezzo secolo e vivere ugualmente, nutriti più che abbondantemente e in buona salute, è il Paese di Bengodi. Gli albanesi sono sempre stati (e sostanzialmente ancora rimangono) un popolo di contadini e di pastori e certamente non sono abili nei lavori industriali, perché non li hanno mai fatti, cosi come oggi un italiano di città che fosse messo a coltivare un campo non saprebbe da che parte cominciare.
• Ho sentito dire in questi giorni da molti pugliesi che gli albanesi sono rozzi, ignoranti e quasi animaleschi. Per la verità gli albanesi intervistati dalla tv parlano, molto spesso, un italiano migliore di quei pugliesi che han fatto mostra di disprezzarli. Ho detto questa cosa a ”Zapping” e mi è stato obbiettato che è perché ricevono e guardano la televisione italiana. Ma anche i pugliesi ricevono e guardano la televisione italiana, e da molto più tempo degli albanesi, eppure parecchi di loro (almeno quelli che in tv manifestavano i loro pregiudizi) non sanno esprimersi in un italiano decente. Imparare perfettamente, o quasi, una lingua straniera è segno sicuro di duttilità e di intelligenza, che gli albanesi hanno non meno degli italiani e, in particolare, dei pugliesi.
• Ho sentito dire che fra gli albanesi arrivati in questi giorni in Italia ci sono molti criminali. E questo è probabile anche perché il regime di Berisha ha aperto le carceri e ha utilizzato i delinquenti comuni per farne milizie contro gli insorti del Sud. Ma bisognerebbe anche dire che sono molti di più, e molto più pericolosi, i criminali che noi abbiamo esportato in Albania dove, dopo la caduta del regime comunista, han messo piede in grande stile i mafiosi, i camorristi e altre similari organizzazioni made in Italy. Così come bisognerebbe aggiungere che molte delle finanziarie truffa che, andando a spolpare come iene i già poveri, hanno fatto da miccia alla già esplosiva situazione albanese sono albanesi solo di prestanome, ma italiane di fatto e hanno i loro caporioni a Bari, a Brindisi, a Lecce. Inoltre non mi sembra che una regione come la Puglia, che si è fatta mettere sotto il tacco (è il caso di dirlo) dalla Sacra Corona Unita, possa fare troppo la schizzinosa per quattro lenoni strapenati arrivati dall’Albania.
• Ho infine sentito dire da alcuni pugliesi la cosa più ragionevole: «Noi siamo disposti ad aiutare gli albanesi purché anche loro facciano qualcosa per aiutarsi da sé». quanto la gente del Nord chiede da tempo a quella del Sud ricevendone quasi sempre risposte deludenti o lamentose o rabbiose o sussiegose. L’altra sera alla trasmissione della Annunziata a una ragazza di Napoli, che faceva da dieci minuti il pianto greco per le condizioni di vita della sua città, è stato chiesto se sarebbe stata disposta a trasferirsi al Nord dove le occasioni di lavoro, per chi abbia voglia, non mancano: «No» ha risposto fra un uragano di applausi «è un mio diritto rimanere sulla mia terra». Certamente, ma allora si accettano le condizioni del luogo, non ci si lamenta da mane a sera, non si aspetta eternamente l’aiuto dal Cielo e ci si rimbocca le maniche. I diecimila albanesi che sono arrivati qui, per esempio, sono persone che, a differenza di quella ragazza napoletana, hanno rinunciato al «diritto a rimanere sulla propria terra». E meritano rispetto. Così come, certo, vanno anche stimolati a non adagiarsi nell’assistenzialismo. «Aiutati che il Ciel ti aiuta». Vale per gli albanesi, ma vale anche per tutti noi. Meridionali compresi.
• I nuovissimi strazi albanesi ci colpiscono perché avvengono alle nostre porte, ma non sono che un piccolo grano di un rosario di efferatezze infinite in tutti i luoghi e in tutti i tempi della terra. E c’è chi di fronte allo spettacolo continua a ripetere con insulsa monotonia: «Solidarietà, solidarietà!». Come se si trattasse di parola magica capace di rendere mansueto l’uomo belluino. Se mi guardo in giro non vedo che la solidarietà del kalashnikov, o quella delle mafie, che d’altronde e per fortuna sono in concorrenza fra loro, e ogni tanto procedono in famiglia a regolamenti di conti dei quali mi vergogno di gioire, ma gioisco.
• Gli albanesi sono oltre tre milioni. Se fra loro sono solidali, lo nascondono alla perfezione. Sono in maggioranza musulmani. Ma della fratellanza islamica non si vede la minima traccia. Appartengono alle Nazioni Unite, organizzazione gigantesca in tutto e soprattutto nella sua inutilità: li ignora. Appartengono in particolare alla Fao e alla Organizzazione mondiale della sanità: dell’una e dell’altra mancano notizie. La Croce rossa o l’equivalente musulmano, è sperduta nell’oceano dei mali, che occorrerebbe curare ma sono incurabili. L’Europa poi, ah l’Europa comunitaria ha ben altre cose di cui occuparsi: pensate un po’ ha l’euro. E così il Vecchio continente si balocca con i comitati e i comitati che perdono qualche ora o qualche minuto ponendo l’Albania all’ordine del giorno.
• La Caritas è al suo meglio quando deve fare la morale agli altri. Ora accusa il governo italiano, e qualche altro governo per buona misura, di non avere previsto e prevenuto la crisi di Tirana. Le pie anime della Caritas sembrano ignorare che certe crisi non si prevengono, tanto meno con la solidarietà, e che quindi è inutile prevederle. A Tirana è semplicemente crollato lo Stato. Il governo italiano avrà fatto abbastanza se impedirà il crollo del nostro Stato a Roma. Non chiediamogli di più. Non illudiamoci, la penisola italiana è affondabile più o meno come le imbarcazioni degli albanesi che attraversano il canale d’Otranto. E più stranieri imbarchiamo, in condizioni di piena illegalità o di finta legalità, e più si fa pesante la nave Italia (notoria per i buchi nella carena).
• Il comandante Prodi, già senza la confusione che creano gli immigrati, stenta a trovare il timone. La Caritas dovrebbe conoscere il Prodi: abbia pietà di lui, non gli chieda di più, egli da un pezzo ha raggiunto e superato la sua soglia di competenza. Pietà per Italia, pietà per l’Europa di Maastricht. I nostri capi non lo confessano, ma maledicono il giorno in cui il comunismo ha mollato la presa sui Balcani, sull’intera Europa orientale. Incominciano a sentire il terribile sospetto che per certi popoli più dissennati della media il comunismo fosse l’unico strumento adatto a tenerli in ordine. Il leviatano di Hobbes torna a guadagnare punti nella filosofia politica.
• Se accettiamo il solidarismo nella forma utopica, non solo non aiutiamo l’Albania e il corteo delle altre nazioni disastrate, ma danneggiamo quel poco prestigio che resta della democrazia europea. Ma forse il solidarismo è una scusa per soddisfare bassi interessi dei nostri politicanti, quei politicanti che non sanno stare senza un proletariato da sfruttare e blandire. E allora, se scarseggia il proletariato nazionale, rinforziamolo con un proletariato esotico. Il che significherebbe scovare nuove fonti future di voti, e nuove cause per cui spendere miliardi di denaro pubblico.
• Comodo essere solidali col denaro carpito ai contribuenti. Comodo, ma non virtuoso. Diabolico, piuttosto: un altro grano del rosario delle infinite efferatezze umane. Se, come credo, è più che mai urgente dare un taglio ai buoni sentimenti degli ipocriti, spacciatori di illusioni (o dei semplici, vittime delle illusioni spacciate dagli ipocriti), troviamo il coraggio di stabilire delle priorità. Proclamiamo a voce alta che in Italia i diritti dei cittadini italiani in regola con la legge vengono prima dei diritti degli altri.