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 1997  marzo 03 Lunedì calendario

Normalmente la vita si genera così: un uomo e una donna fanno l’amore, l’uomo riversa i propri spermatozoi nella donna e uno di questi, giungendo per primo all’ovulo, lo feconda e forma un’unica cellula embrionale

• Normalmente la vita si genera così: un uomo e una donna fanno l’amore, l’uomo riversa i propri spermatozoi nella donna e uno di questi, giungendo per primo all’ovulo, lo feconda e forma un’unica cellula embrionale. Il patrimonio genetico di questa cellula proviene per metà dall’uovo materno e per l’altra metà dal seme paterno. Il Dna maschile e quello femminile, quando si fondono, dànno origine a un corredo genetico mai comparso prima sulla faccia della Terra, quello (unico e irripetibile) dell’individuo che nascerà. Questo corredo genetico viene riprodotto in ogni cellula del nuovo organismo concepito. Nelle primissime fasi le cellule dell’embrione sono tutte uguali, successivamente subiscono cambiamenti profondi che dànno origine ai differenti tessuti di un individuo.
• La pecora ”clonata” è nata invece così: l’ovulo non è stato fecondato dallo spermatozoo ma da una cellula somatica già esistente, cioè completa dell’intero patrimonio genetico. Per accogliere il Dna ospite la cellula uovo deve prima essere svuotata della sua parte di Dna. A questo punto l’embrione che si sviluppa non è il frutto di due Dna (il maschile e il femminile) mescolati, ma contiene lo stesso Dna della cellula che è stata inserita nell’ovulo. La nuova creatura sarà perciò identica a quella da cui è stata prelevata la cellula: una ”copia esatta”. Nel caso di Dolly la cellula somatica era stata prelevata dalla ghiandola mammaria di una pecora di speciale qualità, una Welsh Mountain di sei anni.
• Dolly. L’embrione del clone è stato impiantato in una pecora ospite. Dopo 5 mesi è nata Dolly, pesava sei chili e seicento grammi e succhiava il latte dalla mamma finta che l’ha partorita e alla quale ovviamente non assomiglia per niente perché non ha nulla del suo patrimonio genetico. L’hanno chiamata Dolly per una celebre commedia americana del 1969 (Hello, Dolly) con Gene Kelly e Barbra Streisand secondo una versione (Zucconi), oppure - secondo Romagnoli - per via di un custode dell’istituto Roslin che ha collegato l’espressione ”ghiandola mammaria” a una celebre cantante pettoruta, Dolly Parton. La pecora Dolly ha adesso sette mesi, è assolutamente normale, vivace, ama molto pascolare. I suoi genitori dal punto di vista genetico sono quelli che hanno generato la pecora da cui è stata tolta la cellula somatica inserita nell’ovulo vuoto. In poche parole Dolly è nata da tre pecore: quella che ha dato la cellula, quella che ha messo l’ovulo, quella che l’ha partorita.
• La clonazione di Dolly è stata molto laboriosa. Gli scienziati scozzesi hanno prima fuso 227 cellule della pecora donatrice e altrettante uova di altrettante pecore. Solo 29 di questi ovuli sono riusciti a sviluppare un embrione. I 29 embrioni sono stati impiantati nell’utero di altrettante pecore. Solo 13 di queste sono poi risultate effettivamente gravide e delle 13 solo una ha portato a termine la gravidanza. Le cellule prelevate dalla ghiandola mammaria della pecora donatrice sono prima state messe in coltura con una tecnica che ne blocca la divisione spegnendone l’attività. Gli ovuli da fecondare invece sono stati svuotati del nucleo in una fase particolare del loro ciclo biologico, poi sono stati raffreddati per ore ad una temperatura di 5-10 gradi (è la stessa tecnica che, dagli anni ’50, viene usata per la fecondazione in vitro). Una volta svuotati, questi ovuli sono stati esposti ad un campo elettrico per renderne la membrana permeabile all’ingresso di una cellula estranea. Solo a questo punto è stata inserita la cellula della pecora donatrice.
• La clonazione è studiata da più di 40 anni. I primi esperimenti cominciarono nel 1954 su delle rane. Adesso nei soli laboratori britannici nascono ogni anno centomila animali mutanti, con materiale genetico unico. Nel 1993 per la prima volta si è tentata una clonazione umana: un ovulo fertilizzato fu diviso dal dottor Gerry Hall, a Londra. L’esperimento fu però interrotto (se fosse continuato sarebbero nati due gemelli). Tutti i tentativi di clonazione fino ad ora sono stati fatti a partire dalla divisione di embrioni. Con Dolly si è fatto ricorso per la prima volta a cellule somatiche. «Per noi biologi è la prima dimostrazione ineccepibile che tutte le cellule del nostro corpo hanno lo stesso patrimonio genetico e quindi possono generare un altro individuo. Era una teoria che si immaginava per gli anfibi, non per i mammiferi. una grande conquista» (Edoardo Boncinelli). Le manipolazioni genetiche sulle piante sono invece da tempo in uso: le prime piante transgeniche sono state prodotte nei laboratori meno di dieci anni fa. Da allora l’ingegneria genetica è stata utilizzata per più di 50 specie vegetali. Risultato: pomodori sempre freschi, carciofi immuni dalle malattie, banane rosse, arance verdi, piante di cotone resistenti agli erbicidi, piante di tabacco resistenti agli insetti, eccetera. Gli scienziati dicono che già nel 2005 nei supermercati si troveranno solo alimenti modificati geneticamente.
• «Secondo il nostro meditato parere, la clonazione con la scelta del genotipo non è realizzabile negli esseri umani». Lo scrivevano nel 1983 il Nobel per la Biologia Peter Medaware e sua moglie Jean sul Dizionario filosofico di biologia. Si sbagliavano. Tutti gli scienziati, nel mondo, sostengono ora che è possibile clonare anche l’uomo. Si dividono sui tempi, sulle questioni etiche e giuridiche, ma tecnicamente ammettono che non si tratta di un’operazione molto diversa da quella che si compie con qualunque altro mammifero. In Italia ci sarebbero già adesso almeno dieci istituti in grado di clonare un essere umano.
• Dolly rappresenta il punto di massimo avvicinamento alla clonazione umana: le differenze genetiche fra il Dna di una pecora e il Dna dell’uomo sono meno del dieci per cento. Per l’uomo, al posto delle cellule prelevate dalla ghiandola mammaria, si potrebbe usare un fibroplasta, cioè una cellula della cute che contiene tutto il patrimonio genetico. Ma anche cellule dei muscoli o di qualunque altro organo, eccetto ovuli e spermatozoi che hanno soltanto metà del patrimonio genetico. Gli uomini-cloni, pur avendo lo stesso patrimonio genetico dei donatori della cellula che li ha riprodotti, non sarebbero comunque identici al cento per cento: l’intelligenza è controllata geneticamente solo al 70-80% e anche il peso e l’altezza dipendono in gran parte da fattori ambientali. La clonazione di singoli organi da usare nei trapianti viene invece esclusa: «Non capisco come si possa fare un fegato senza il corpo» (Edoardo Boncinelli), ma singoli tessuti di organi di animali, come alcune isole pancreatiche del maiale sono già stati clonati a scopi farmacologici.
• Solo qualche giorno dopo la notizia dell’esistenza di Dolly, il dottor Ron James, uno degli scienziati che l’hanno clonata, si è lasciato sfuggire, smentendo i colleghi, che le cellule per produrre Dolly erano state congelate. Di qui la valanga di ipotesi sulla possibilità di clonare i morti. Al momento della morte alcune cellule, come quelle dell’epidermide e della cornea, sopravvivono anche parecchi giorni.
• Non esiste alcuna legge, o regolamento, o direttiva europea, che vieti la clonazione umana o animale, e comunque l’Unione europea (15 Stati membri) non potrebbe impedire niente perché non ha potere sulle legislazioni dei singoli Stati. Da vent’anni sono però in corso tentativi di sistemazione giuridica della materia. Nel 1975 la Convenzione sul brevetto comunitario escludeva la brevettabilità di uomini, animali, piante e loro elementi: non è mai entrata in vigore. 1989: il Parlamento europeo condanna ufficialmente la clonazione umana e animale invitando gli Stati membri a vietarla: nessun seguito. 1996: Il Consiglio d’Europa (riunisce 40 Stati) approva una Convenzione che vieta espressamente la clonazione umana: nessuno Stato ha fatto seguire norme in merito. L’unico Paese che vieta seriamente la clonazione umana è la Germania: nel codice penale sono previste pene fino a cinque anni. La legislazione federale americana impone il bando dei finanziamenti pubblici per la ricerca sugli embrioni umani, ma i privati possono fare come vogliono. Una dozzina di singoli Stati ha però proibito anche le ricerche private. La clonazione di Dolly ha scatenato politici e teologi: Clinton ha riunito una commissione di esperti per valutare le conseguenze etiche della clonazione, il commissario europeo Edith Cresson ha ribadito che la clonazione degli esseri umani è vietata e che non esistono programmi di ricerca europea in questo settore, anche Rosy Bindi vuole la commissione di esperti, il Vaticano, attraverso l’”Osservatore romano”, chiede all’Europa e ai singoli Stati di vietare clonazioni umane.
• La ragione vera degli esperimenti sulla clonazione è economica. Dietro c’è il grande business delle case farmaceutiche, già fiorente grazie agli animali transgenici che consentono di produrre rare proteine utili per la cura di malattie nell’uomo. La quota di mercato per farmaci prodotti con queste tecniche viene stimata in oltre 7 miliardi di dollari ma potrebbe superare i 18 per la fine del millennio. La PPL Therapeutics è l’industria biotecnologica che ha finanziato le ricerche sulla clonazione di Dolly e ha già brevettato la tecnologia sviluppata da Ian Wilmut. Alla Borsa di Londra le azioni della Ppl sono passate in due giorni da 335 pence a 455 (+35%). Tra gli altri titoli molto richiesti sul mercato per la faccenda di Dolly, quelli della Genzine Transgenics che, attraverso la manipolazione di capre e pecore, produce latte arricchito di proteine umane anticancro e anti-fibrosi cistica. Impatti anche in campo assicurativo. Le più grandi società di assicurazione inglesi stanno pensando di chiedere l’obbligatorietà di un test genetico prima di stipulare polizze vita o malattia.
• «Se si potessero clonare gli incubi di George Orwell, riprodurre Animal farm e 1984 , poi derivarne un incrocio il risultato si chiamerebbe ”Roslin Institute”, sottotitolo: la fattoria degli animali impossibili. La trama avrebbe per protagonista Dolly, la pecora nata orfana, e per comprimari: Rosie, la mucca dal latte di balia; Megan e Morgan, gli agnelli gemelli; poi un’orda di topi transgenici, piccioni stressati, maiali anoressici. Autori in copertina: trecento scienziati venuti in una piega della Scozia a reinventare il creato. [...] Che l’istituto non sia un posto comune lo si capisce già dall’ingresso. A una parete è appeso un enorme pannello dove è stato raffigurato uno zoo particolare. Ci sono: un pollo arlecchinesco, una mucca con tre occhi e tre code e uno scheletro che avanza su zampe di gallina con i bulbi oculari vaganti nell’orbita del cranio. All’altra parete, fotografie dall’album di ”famiglia”: i maialini di razze diverse da cui è nato il piccolo F1 e la gallina transgenica Lys con i suoi tre pulcini» (Gabriele Romagnoli). In questo posto è stata clonata Dolly. Il suo creatore, Ian Wilmut, ha 52 anni, è sposato e ha tre figli nati per via normale.