Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 17 febbraio 1997
In base alle notizie circolate alla fine della scorsa settimana e confluite in un importante articolo del Sole 24 ore, possiamo affermare con una certa sicurezza che il trattato di Maastricht entrerà in funzione alla data stabilita (1° gennaio 1999) solo per finta, perché in Europa non circolerà alcuna moneta unica
• In base alle notizie circolate alla fine della scorsa settimana e confluite in un importante articolo del Sole 24 ore, possiamo affermare con una certa sicurezza che il trattato di Maastricht entrerà in funzione alla data stabilita (1° gennaio 1999) solo per finta, perché in Europa non circolerà alcuna moneta unica. La Germania chiederà un rinvio per sè e la Francia non potrà che seguirne l’esempio. La faccenda verrà rimandata di fatto al 2000 o al 2001 semplicemente con il sistema di applicare fino in fondo il Trattato e i suoi famosi criteri, senza cioè concedere nessuna deroga neanche ai paesi forti.
• importante chiarire subito che sarà la Germania stessa a chiedere di non essere ammessa. «Il concreto sospetto di non riuscire a rispettare il limite del deficit al 3% del Pil quest’anno, spinge il Governo di Bonn a considerare come unica soluzione attualmente ragionevole quella del rinvio di una partecipazione tedesca alla moneta unica». Vedremo subito che i tedeschi hanno ragione, nel senso che i loro numeri non sono a posto adesso e non saranno a posto neanche alla fine di quest’anno. E tuttavia: francesi, italiani, spagnoli, belgi hanno finora messo in mostra una quantità di trucchi contabili per sembrare in regola e l’Unione monetaria ha persino approvato alcuni di questi trucchi. Dunque, perché la Germania non s’acconcia anche lei a qualche artificio e insiste, invece, per ”fare sul serio”?
• Per capire, con una schematizzazione brutale, il punto di vista tedesco bisogna fare il seguente sforzo di immaginazione. Agli italiani, che hanno comprato i Bot con le loro lire, il governo annuncia a un tratto che gli interessi e il capitale saranno rimborsati non più in lire, ma - supponiamo - in pizze di fango del Congo. Scoppierebbe o no la rivoluzione? Perderebbe o no, all’istante, ogni consenso la coalizione di governo? Qualcosa del genere si profila per i tedeschi, perché, a confronto del marco, l’euro sembra veramente una ”pizza di fango”. Esso infatti sarà il risultato medio di monete tra le quali c’è quella italiana, quella spagnola, quella greca. Dunque si chiederà ai tedeschi di rinunciare alla loro moneta attuale per accettare una valuta ”africana”. chiaro: chi li condurrà a questo disastro, sarà politicamente condannato. E per un pezzo.
• Chi li dovrebbe condurre a questo disastro è Helmut Kohl, attuale cancelliere, un uomo che, dopo la riunificazione delle due Germanie, viene considerato l’unico statista di livello mondiale presente oggi sul pianeta. Ebbene, i prossimi appuntamenti futuri del cancelliere sono questi. Primavera 1998: esame dei paesi membri dell’Ue e decisione, su ciascuno, se ammetterlo o no alla circolazione dell’euro. Autunno 1998: elezioni in Germania. 1° gennaio 1999: partenza della moneta unica. Ammettiamo che tra un anno la riunione dei paesi che hanno sottoscritto Maastricht sia di manica larga e ammetta - chiudendo gli occhi sui trucchi contabili di ciascuno - più o meno tutti, comprese l’Italia e la Spagna. Come potrà la Cdu - cioè la Democrazia cristiana tedesca - presentarsi alle elezioni pochi mesi dopo e vincerle? Anzi: se Kohl insiste a voler fare l’Europa con gli italiani, come potranno i democristiani tedeschi lasciarlo al loro posto fino alle elezioni, con il rischio di dover passare la mano agli avversari socialdemocratici?
• Dentro la Democrazia tedesca è infatti già cominciata una specie di lotta di successione. Il settimanale ”Spiegel” - pochi numeri fa - ha dedicato la copertina a Wolfgang Schäuble, presidente dei deputati Cdu al Parlamento tedesco, uomo assai deciso e pronto ad allearsi - eventualmente - con i socialdemocratici in una Grosse Koalition.. In quel servizio Kohl appariva benedicente nei confronti del suo eventuale successore. Ma pochi giorni dopo sono cominciate a piovere sui tavoli dei giornali dichiarazioni di altri esponenti dc francamente critiche nei confronti della politica attuale del Cancelliere. Per esempio, questa di Christian Wulff, giovane leader della Cdu, proprio in merito alle elezioni del ’98: «Già nel 1994 ce l’abbiamo fatta per un pelo. Nel 1998 sarà molto difficile perché la Germania deve trovare risposte ai problemi più difficili: tasse, pensioni, disoccupazione, riforma amministrativa».
• Eh già. Mentre esiste - relativamente a Maastricht - una questione psicologica e politica, c’è poi anche quest’altro fatto, che la Germania va male e, guardando il futuro, andrà ancora peggio. I disoccupati erano quattro milioni e 660 mila a gennaio (12,2%) e saranno secondo le stime di Rudolph Scharping 15 milioni a febbraio e il 14 per cento dell’intera forza lavoro all’inizio dell’anno prossimo. Il deficit pubblico del ’96, che doveva essere 59,9 miliardi di marchi, sarà di 78,3 e il rapporto Pil/deficit alla fine di quest’anno non sarà del 3 per cento, ma del 3,9. La crescita sarà senz’altro inferiore al 2 per cento. «Nei giorni scorsi un sondaggio tra 30 economisti indicava che Bonn avrebbe mancato i criteri nel ’97. La debolezza della domanda interna è stata confermata ieri dalla caduta nel ’96 delle vendite al dettaglio, con un peggioramento netto a dicembre (-4,4%) nonostante la stagione natalizia. Anche nel ’97 le previsoni sulla spesa dei consumatori sono negative».
• Potrà sembrare strano, ma la Germania - che ha costruito con Erhard lo stato sociale più perfetto del mondo - ha problemi molto simili a quelli dell’Italia. C’è una questione pensioni che provoca attriti all’interno del governo: il progetto di riforma presentato dal ministro del Lavoro, Norbert Blum, fedelissimo di Kohl , prevede una riduzione graduale di quelle d’anzianità dall’attuale 70 al 64 per cento dello stipendio entro il 2030 e un aumento dei contributi dal 20,3 al 22,9 per cento. La spesa sociale complessiva costa 1.100 miliardi di marchi, circa un terzo del pil tedesco, e comprende le prestazioni più svariate, dalle indennità di disoccupazione (60-67 per cento netto dello stipendio per tre anni) agli assegni familiari. I contributi sociali hanno superato l’anno scorso il 40 per cento del salario medio, facendo così perdere concorrenzialità alle imprese tedesche. Il patto generazionale è a rischio: si stima che nel 2030 un lavoratore tedesco dovrà mantenere due pensionati. Pochi mesi fa si è deciso di innalzare l’età pensionabile a 65 anni sia per gli uomini che per le donne.
• Gianni Riotta: «A ben guardare, la Germania é forte tatticamente e debole strategicamente, come altre volte in questo secolo. Thyssen Stahl, acciaio, licenzia 4000 operai. Siemens, elettronica, licenzia 2000 addetti, mentre ne assume 1000 all’estero. Nel 2000 avrà più lavoratori stranieri che in patria... Bosch ricambi e elettronica, impiega già all’estero la metà degli addetti... Un operaio tedesco guadagna 42 mila lire l’ora. In Malesia un suo pari grado guadagna 6.400 lire... Anche la Germania è attesa da difficili scelte, politiche ed economiche».
• Ancora: il deputato Wullf sottolinea che centomila disoccupati in più costano tre miliardi di marchi in più di spesa pubblica e tre miliardi in meno di tasse, oltre ai consumatori perduti dal mercato. E i disoccupati, come abbiamo visto, sono destinati ad aumentare.
• Dunque, i conti della Germania peggiorano al punto tale che, per far partire Maastricht nel 1999, i tedeschi stessi dovranno truccare i conti per stare nei parametri. Ma se truccheranno i conti, non potranno impedire agli italiani di entrare. E d’altra parte: che Unione europea sarebbe senza Italia? Dunque, pareva che a Kohl, il quale vuole assolutamente legare il suo nome alla realizzazione del grande progetto europeo, non restassero che due strade: o prendere una decisione politica e fare entrare tutti in Europa costringendo i tedeschi ad accettare una moneta debole (l’euro) in cambio di una moneta forte (il marco); oppure far slittare dopo un accordo con i partners continentali le date di avvio del trattato.
• La terza soluzione, a cui si va avviando la Germania, sembra salvare tutto: Maastricht partirà e sarà un treno vuoto. La data del 2000 sarà sufficientemente lontana dagli appuntamenti elettorali per consentire qualche aggiustamento. La Cdu vincerà le elezioni e anche i partners del Cancelliere (il democristiano Prodi, soprattutto) non perderanno la faccia, messa così pericolosamente in palio in caso di ”fallimento”. L’Europa si farà ancora, dopo questo? E chi può affermarlo con sicurezza?