Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 9 dicembre 1996
Il suo nome è Noel, Natale, e ha scelto di morire nel mese di Natale
• Il suo nome è Noel, Natale, e ha scelto di morire nel mese di Natale. Ma un po’ prima. «Morirò questa settimana - dice al telefono la sua voce quasi impercettibile, che strappa a una a una le parole ai muscoli del diaframma, del collo, della laringe che ormai hanno quasi smesso di funzionare e lo stanno soffocando dentro il suo corpo -non posso aspettare Natale». E perché non può aspettare Natale? «Perché ho paura che il mio corpo non mi permetta più di fare le due cose che voglio fare ancora una volta prima di morire: mangiare e far l’amore». La voce al telefono si spegne in un gorgoglio osceno e al suo posto interviene una voce di donna che origliava da un altro apparecchio, probabilmente la stessa donna che dovrà provvedere a esaudire i suoi due ultimi desideri, «Noel non ce la fa più, ci scusi, buongiorno» riattacca. Il telefono muore nelle mie mani senza che trovi una risposta. Che cosa si risponde a un uomo che sta per morire dopo un’ultima giornata di ”grande bouffe” e di amore: buongiorno?
• Qualche mese fa Vittorio Bo, amministratore delegato dell’Einaudi, mi spiegò le insormontabili difficoltà che incontrava per tradurre in pratica un’idea davvero encomiabile: donare alle biblioteche scolastiche ben 500 mila volumi di vecchie edizioni ormai giacenti in magazzino, altrimenti destinate al macero. Trattandosi di opere quasi tutte di notevole valore culturale o letterario l’ingenuo editore era sicuro di ricevere un caloroso ringraziamento. Ma così non doveva essere. In primo luogo l’amministrazione pubblica non può ricevere donazioni; in secondo luogo, comunque, la casa torinese avrebbe dovuto pagare l’Iva e le imposte sul prezzo pieno di copertina per un ammontare di 5-6 miliardi. Meglio, quindi, buttare tutto al macero rimettendoci solo il costo dell’operazione.
• Noel David Earley, il suicida di Natale, è forse il primo epicureo a cadere sul fronte ormai dilagante dell’eutanasia in America. Il primo che abbia non soltanto pianificato il suicidio, come ormai fanno migliaia di persone ogni anno in America con o senza l’aiuto del lugubre dottor Morte, il dottor Kevorkian, ma che abbia sceneggiato con macabra, diligente ingordigia il suo passo d’addio a un corpo che lo ha abbandonato. Noel è un uomo ancora giovane, ha 47 anni. un reduce del Vietnam, dove combattè con i Berretti Verdi. un attivista del movimento della cicuta, il movimento dell’eutanasia, che si trova, per squisita crudeltà del destino, a dover praticare quello che ha predicato. Ed è afflitto da due anni dalla malattia di Lou Gherig, come in America chiamano una forma di sclerosi multipla che uccise un leggendario giocatore di baseball negli Anni ’30. La malattia di Lou Gherig è l’esatto opposto del morbo di Alzheimer: mentre questo distrugge progressivamente la mente in un corpo ancora funzionante, quella lascia intatta la coscienza, intrappolandola in un corpo che progressivamente smette di funzionare. Fino alla morte per soffocamento. La morte alla quale l’epicureo americano vuole sfuggire.
• Ora leggo che, invece, dopo tanto penare l’operazione è andata in porto grazie all’intervento personale del ministro delle Finanze, Visco, in questo caso davvero benemerito, e del ministro della Pubblica istruzione, Berlinguer, che ha voluto sottolineare la straordinarietà dell’evento, presenziando di persona la cerimonia di una prima consegna, all’Istituto magistrale Margherita di Savoia di Roma. In proposito la scrittrice Francesca Sanvitale si chiede sull’’Unità” «come è possibile che esista uno statalismo così ottuso... una legge per la quale è proibita ogni donazione alle scuole... un gioco incredibile che costringe il mecenate a pagare per quello che offre».
• Noel Earley aveva deciso di morire ieri, domenica, ma una crisi del suo male gli ha impedito di uscire dal palcoscenico del mondo come avrebbe voluto. Ora sta meglio, dunque sta per andarsene. Aveva invitato nella sua casa di Lincoln, un paese del piccolo stato americano del Rhode Island, amici e giornalisti venerdì scorso, prima della crisi, per raccontare i dettagli del suo addio e mostrare la scena delle sue ultime ore, la camera da letto dove vive ormai da più di un anno. «Sono un uomo fortunato», aveva detto echeggiando le parole proprio di Lou Gherig, del campione che aveva salutato i tifosi allo stadio degli ”Yankees” dicendo nel 1939 «sono qui di fronte a voi, come l’uomo più fortunato del mondo». «Chi muore - aveva faticosamente compitato Noel interrompendosi fra una parola e l’altra per una boccata di ossigeno - muore nel gelo di una stanza di ospedale, o nell’orrore di un mucchio di rottami di metallo che lo imprigionano e lo uccidono. Io morirò accanto alla donna che amo, dopo averla amata per un’ultima volta se ci riuscirò, dopo aver mangiato aragosta, gamberi, caviale e zuppa di pesce, se riuscirò a inghiottire, addormentandomi con una dose potente di sonniferi mescolati al veleno, senza sentire dolore.
• Nel ricercarne le cause, assieme agli assurdi vincolistici della pubblica amministrazione, non bisogna dimenticare il supporto ideologico delle varie, stupidissime e vocianti ”pantere”, furoreggianti contro ogni forma di sponsorizzazione tra industria e scuola. Comunque la famigerata leggina è sempre in vigore e per la donazione Einaudi è stata escogitata una pseudovendita per 20 milioni: c’è solo da sperare che qualche zelante procuratore, in vena di protagonismo accusatorio, non vi ravvisi l’abuso d’ufficio, il peculato o qualche altro delitto per incriminare i due ministri coinvolti.
• Ma Noel Earley non è soltanto un epicureo, un esibizionista, un disgraziato che cerca di dare qualche slancio drammatico, qualche senso, alla crudeltà della sua morte prematura. un uomo meticoloso, un pignolo, che ha ordinato il menù della sua cena fino al dessert (gelato di pistacchio), che ha disposto con precisione le sue cose nella stanza dove morirà, qui deve stare il trespolo con le bottiglie delle fleboclisi, là il tavolo portatile con i piatti preparati dalla donna che vive con lui; sulla cassettiera, illuminati dalla luce grigia degli inverni dell’Atlantico, le foto incorniciate della sua vita, l’infanzia, la scuola, le foto di gruppo con i compagni della squadra di basket liceale, le istantanee con l’elmetto di traverso e la cicca in bocca dal fronte vietnamita, il matrimonio, i parenti scomparsi. «Dicono che nel momento di morire si rivede il film di tutta la propria vita. Nel dubbio io mi sono messo davanti i miei souvenir, per essere sicuro».
• Del resto ricordo un esempio analogo che, in luogo di una scuola, riguarda un museo e precisamente la Galleria nazionale d’Arte moderna di Roma che aveva anni fa allestito una mostra di Van Gogh, con grande affluenza di pubblico. Per accogliere i tanti visitatori, costretti ad ore di fila, sarebbe stato necessario prolungare l’orario d’ingresso ma vi ostava l’impossibilità di pagare gli straordinari agli uscieri. Di fronte a questa situazione un ricco e generoso collezionista della Capitale offrì alla Sovrintendenza 200 milioni, destinati a permettere l’apertura prolungata della mostra. Ma l’incauto benefattore, per poco non finì in galera: l’offerta poteva essere fatta solo direttamente al ministero del Tesoro il quale, attraverso la Ragioneria generale, al momento della definizione del Bilancio dello Stato, avrebbe esaminato la possibilità di assegnare i 200 milioni in più al ministero dei Beni culturali; questo, a sua volta, si sarebbe riservato la facoltà di decidere se passarli o meno alla Galleria nazionale di Roma. Nel frattempo, naturalmente, la mostra di Van Gogh sarebbe già stata smontata da un pezzo e la motivazione dell’offerta venuta a mancare.
• Da giorni, da quando ha fatto conoscere le sue intenzioni alle agenzie di stampa, la celebre e rispettabile rubrica giornalistica della catena Abc, ”Nightline”, sta negoziando attraverso i suoi avvocati con i tribunali dello Stato per avere il permesso di piazzare una telecamera automatica, senza cameraman che diverrebbe altrimenti complice del suicidio, nella camera da letto, per riprendere gli ultimi momenti di Noel David Early. Gli inviati di ”Nightline”, che non è un tabloid televisivo ma una serissima trasmissione giornalistica quotidiana, sono già d’accordo per filmare l’ultima cena e qualche scena dell’ultimo amore, ma non potranno essere presenti alla morte. «Non voglio sentire storie. Chiunque si troverà in quella stanza - ha detto il procuratore del Rhode Island, Jeff Pine - e si limiterà anche ad accendere la luce o a raccogliere da terra un flacone caduto finirà in galera e non mi importa se è il conduttore della trasmissione o un datore di luci qualsiasi».
• Fatto sta che tutta la vita italiana è permeata di statalismo vincolista, di limitazioni alla libera iniziativa dell’individuo, di prevaricazioni dettate dal potere della Amministrazione o dagli interessi chiusi delle corporazioni. Nei paesi, come quelli anglossassoni, dove predomina la cultura liberale e liberista, tutto è permesso, tranne ció che è proibito; da noi tutto è proibito, tranne ciò che è permesso. E questo riguarda ogni cosa: le licenze contingentate dei taxi e l’orario dei negozi, decretato dai Comuni, il numero chiuso delle farmacie e il monopolio degli edicolanti per la vendita dei giornali, l’alta cultura e la bassa cucina. Sì, anche la cucina. Proprio in questi giorni, il Comune di Roma ha emesso un ukase in cui proibisce a quei bar che a mezzodì servivano un piatto di spaghetti e una bistecca ai clienti, che li frequentano nella pausa pranzo, di perseverare in questa attività peccaminosa. D’ora in poi potranno solo servire precotti industriali, con beneficio delle aziende che li confezionano e delle trattorie che temevano la concorrenza. Cose di ordinaria corporazione.
• Morirà dunque prima di domenica prossima, a qualche giorno dalla festa che porta il suo nome, dal Natale. Ha detto agli amici che ancora stanno tentando di dissuaderlo: «Voi tutti credete che io abbia paura, ma non potete capire, perché siete sani. La morte per me sarà più di una liberazione dalla gabbia di questa carcassa marcia che mi sta soffocando. Sarà l’ultima avventura, la più importante della mia vita, che aspetto con emozione. Mangiare, far l’amore e morire nello stesso giorno: un uomo non può chiedere di più». Soprattutto se il suo sudario sarà la luce livida e finale della televisione. Morte di un patetico epicureo moderno che lascerà dietro di sé non scritti e pensieri, ma gusci d’aragosta, lenzuola sfatte e videotape.