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 2003  ottobre 25 Sabato calendario

Birra - Fabbriche di birra in funzione a Delft nel 1617: trecento (per duemilacinquecento abitanti)

• Birra. Fabbriche di birra in funzione a Delft nel 1617: trecento (per duemilacinquecento abitanti). Birra consumata dai cittadini di Delft: duecentocinquanta litri all’anno a persona (molto di più sottraendo i bambini). Gli accordi d’affari erano stipulati nelle locande: in ogni stanza c’era una cassetta per i poveri in cui si metteva qualcosa alla fine di un accordo per renderlo ancora più vincolante.
• Proust. L’ultima volta che Marcel Proust uscì di casa, fu nel maggio 1921, per andare a vedere la mostra di pittori olandesi al Jeu de Paume, in particolare attratto da Veduta di Delft e da Ragazza con orecchino di perla di Vermeer.
• Puzzle. "Vermeer si servì di pochi modelli e ripeteva così spesso certi particolari come abiti, tende, cuscini, finestre, mantelle e perfino quadri appesi alle pareti, che le opere scoperte di recente sembrano spesso dei puzzle costituiti di pezzi presi dai quadri più noti" (così W. R. Valentiner, storico d’arte, nel 1928).
• Autografo. Di Verneer non sono state rinvenute lettere né altri scritti. La sua firma è nota grazie ai quadri e a documenti notarili. Unici documenti anagrafici conservati nella sua città natale, Delft, Olanda: l’annuncio del battesimo, nel 1632, e del fidanzamento, nel 1653.
• La volpe volante. Nome della locanda di proprietà del padre di Johannes Vermeer. Reynier Janszoon (’figlio di Jan”), assunse il nome Vos, ”volpe”, partendo dal suo nome di battesimo, Reynier, diventato Reynard, simile al francese renard, ”volpe” (in olandese vos). Infine, nel 1640, scelse di chiamarsi Vermeer, cognome assunto quindici anni prima dal fratello minore Anthony. Il nome di Vermeer era trascritto dai pubblici ufficiali nella forma "van der Meer", ”dal lago”, ma dal 1667 in poi il pittore preferì firmarsi ”Johannes Vermeer”.
• Apprendistato. A tredici-quattordici anni Vermeer fu mandato a svolgere l’apprendistato presso un pittore iscritto a una corporazione di artigiani. In cambio di lezioni e vitto gli apprendisti aiutavano il maestro a preparare i colori e le tele. I quadri eventualmente dipinti da loro appartenevano al maestro, che poteva perfino firmarli e venderli come suoi. Maestri pittori iscritti alle corporazioni a Delft: quarantasette nel 1613, cinquantotto nel 1640, cinquantuno nel 1660, trentuno nel 1680. I pittori erano considerati artigiani, alla stregua di vetrai, ceramisti, produttori di arazzi, ricamatori, stampatori.
• Catharina. Nel 1653 Vermeer sposò Catharina Bolnes, di un anno più grande. La coppia ebbe undici figli. Secondo il critico d’arte John Nash, Vermeer dedicò alla moglie il quadro La merlettaia, rappresentando un puntaspilli da cui escono fili bianchi e rossi. L’olandese naaikussen, ”puntaspilli”, può essere scomposto in naaien, ”copulare”, e kussen, ”cuscino”, ma anche ”baciare”: "i fili che sporgono dall’apertura di quel naaikussen rigonfio evocano il rosso del sangue e il bianco del latte che fuoriescono dal grembo prima della nascita di un bambino".
• Produttività. Vermeer produceva due, al massimo tre quadri all’anno (in tutto tre quadri per ciascun figlio), ma dipingeva in fretta, ”bagnato su bagnato”, applicando uno strato di colore su un altro non ancora asciutto. Dopo le prime tele, scelse definitivamente di dipingere seduto e di rappresentare stanze i cui penetra la luce del sole (per lavorare, quindi, doveva aspettare il bel tempo).
• Rendita. L’arte rendeva a Vermeer un reddito annuale di circa duecento fiorini, equivalente al salario di un comune marinaio. Il pittore ricavava il resto per mantenere la famiglia dalla rendita della moglie e dal commercio di quadri altrui.
• Perle. Tra gli oggetti più rappresentati da Vermeer, le perle. Per renderne la trasparenza e la lucentezza applicava due strati di colore, prima un grigio chiaro più sottile e poi uno di un bianco particolarmente luminoso.
• Pane. Un mese dopo la morte di Vermeer, avvenuta a quarantatré anni, la moglie fu costretta a vendere due suoi dipinti al panettiere, in cambio di una provvista di pane di tre anni. Morto il marito, non poté rispettare nemmeno la tradizione di donare alla Camera di Carità l’equivalente degli abiti migliori del defunto: "niet te halen", ”non è stato donato niente” (dal registro della Camera di Carità).
• Miniera. L’Arte della pittura, di Vermeer, nascosta insieme ad altre seimilasettecentocinquanta opere d’arte in una miniera di sale vicino a Salisburgo per ordine di Adolf Hitler (in vista dell’allestimento di un museo a Brauman, sua città natale). L’ordine di fare esplodere la miniera con i dipinti, dato dal Führer durante le ultime settimane della guerra, dal suo bunker di Berlino, fu disatteso e il quadro fu restituito dagli alleati a Vienna.