Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 16 giugno 1997
Ore napoletane
• Colpo di fucile. «La tragedia avvenuta giorni fa presso Legnano, in Lombardia, cioè la tragedia in cui un ragazzino di cinque anni ha freddato, giocando, con una fucilata la sorellina di tre anni è dominato dalla fatalità. Il padre e la madre non ne hanno nessuna colpa diretta; nemmeno quella di avere lasciato il fucile a portata di mano del ragazzino; perché anzi il padre aveva pensato a nasconderlo, e fu il ragazzino che lo cercò e lo trovò. Peraltro... Peraltro chi legge il resoconto non può fare a meno di notare che il bambino conosceva troppe parole e troppi gesti attinenti all’arte di ammazzare la gente: sapeva troppo bene ciò che significa ”far fuori” e ”mettere al muro”, conosceva troppo bene quale atteggiamento deve assumere, al momento della esecuzione, il condannato alla fucilazione. E la conseguenza fu che egli, impadronitosi del fucile paterno, ordinò alla sorellina di mettersi al muro per essere fucilata; e la piccola, che anche essa conosceva il macabro gioco, obbedì; ed egli la fucilò. E il ragazzino non restò per niente impressionato di ciò che aveva fatto, tant’è vero che arrivati, di lì a poco, i fotografi, questi, con la tipica crudeltà professionale, gli chiesero di ripetere dinanzi a loro il suo gioco; ed egli si compiacque, e si mise in posa, con una immaginaria arma in mano; e questi fecero scattare i loro flash per ”prenderlo” nell’atto micidiale... Strana civiltà la nostra, che abolisce la pena di morte nei giudizi criminali, e poi, attraverso il linguaggio e l’immagine, insegna ai bambini a metterla in atto tra loro, per gioco» (23 ottobre 1964).
• Stupidi 1. «Più dottrinari e teorici della politica conosco, più mi convinco che non c’è nulla di più terribile di uno stupido che incontra un’idea».
• Stupidi 2. «Io rispetto molto la stupidità umana. E’ la sola cosa che mi dia un’idea dell’eternità» (Voltaire) [Ansaldo] 28 dicembre 1963.
• Figli. «Il mantenimento dei generi di letto e di biancheria sarà per altro sempre a carico delle famiglie particolari... giacché è Nostra Real Volontà che i parenti e le famiglie si ricordino almeno per poco di avere dei figli in educazione» (parte del regolamento degli allievi della Nunziatella, per i quali il convitto era altrimenti del tutto gratuito, firmato da Ferdinando IV di Borbone, 11 marzo 1798).
• Miracoli. «D’ordine del Re. Proibizione a Dio di far miracoli in questo luogo» (decreto inviato da Luigi XIV ai Convulsionari di Parigi).
• Versi. «A buie, guardie municipale, - e guardie e’ sicurezza - facitice ’a finezza - dicite a ’o figlio ’e Manuele - ca nuie cacammo bene - si po’ vulite ca fammo chiù tosto - vulimmo ’o Re vuosto» (versi in onore di Umberto I venuto visitare Napoli nel 1884 per consolare la città dal colera).
• Sonno. Il senatore Scialoja, essendosi addormentato per la noia durante una seduta della Camera nel 1930, venne svegliato da Dino Grandi, che dandogli di gomito lo rimbrottò: «Ma senatore, lei dorme!» Al che Scialoja, riscotendosi, rispose: «E lei non dorme? O soffre d’insonnia?».
• Autobus. «La signora Roalda Snow, un’amica napoletana sposata in America, e che abita a Birmingham, nell’Alabama, mi dice: ”Ogni volta che vengo in Italia, ho l’impressione di montare su un autobus sempre zeppo di viaggiatori, e in cui a tutte le fermate, sale sempre nuova gente. E tutti questi viaggiatori intrigano con il conducente, per avere un posto a sedere; senza però curarsi affatto di sapere a quale capolinea l’autobus era diretto"» (19 agosto 1961).
• Laburisti. «Il programma laburista è un menu senza prezzi» (Douglas Home).
• Gloria. «Lunedì sera la marchesa di Mottola, dopo aver fatto servire ai suoi ospiti una cena fredda sul suo terrazzo, che si gode gli stupendi lecci del parco Pignatelli, ebbe la mente accesa dal desiderio di inaugurare un album, su cui i convitati apponessero la loro firma e, s’intende, qualche motto grazioso. Tutti presenti protestarono inorriditi contro questo ripristino di un uso che era molto divulgato ai tempi di Nonna Speranza. Tutti dichiararono che mai, e poi mai, avrebbero apposto la firma su un album. Castelmola, più conciliante, propose una transazione: che l’album non si chiamasse album, ma liber amicorum. A questo patto, stancamente, la cosa passò. E tutti firmarono. Ma quanto a motti, a versicoli, a facezie, quale poltroneria! Gli invitati della Marchesa, i quali fino allora erano stati brillantissimi nella conversazione, dinanzi alla pagina bianca, stavano un attimo nella posizione di San Giovanni l’Evangelista, quando a Patmos aspettava che l’aquila gli suggerisse qualche versetto; poi, visto che la loro aquila non suggeriva un bel niente, passavano il liber amicorum al vicino. Unica eccezione il professor Giordani. Il quale, avendo avuto l’onore di firmare subito dopo Donna Gloria Croce di Sangro, scrisse: ”Oh Gloria! Il solo modo di raggiungerti!”. E firmò» (25 luglio 1962).
• Democrazia. «La democrazia da me vagheggiata è una democrazia composta non di cittadini, non di compagni, non di amici, ma da signori» (18 gennaio 1964).
• «Quali fossero le illusioni di Mussolini, quando ad un quarto figlio, natogli dalla consorte Rachele nel 1940, impose il nome di Romano, è agevole capirlo. Carattere intrepido, volontà di ferro, gloria... E tanto più mi colpisce la foto del già nominato Romano Mussolini mentre si esibisce, con il suo "complesso", in un locale notturno di Ischia» (Giovanni Ansaldo sul "Mattino" del 1° settembre 1965).