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 1997  maggio 24 Sabato calendario

ìCome sopravvivere ai tedeschiî

• «Il vero muro che divide la Germania non passa per Berlino. quello che separa i tedeschi normali dagli alternativi. I normali sono il capitalismo personificato. Grassi e grossi come il loro stipendio, gran culo al lavoro, grande produttività, casa con giardino e automobile immensa, cambiamento triennale dell’arredamento, commozione e aiuti al Terzo mondo Il tutto annegato in ettolitri di birra. Agli alternativi fa schifo tutto ciò. Vivono ai margini del capitalismo in grandi Wohngemeinshaft (delle vie di mezzo tra una comune e una semplice convivenza) arredate con gli scarti dei normali. Si muovono in bicicletta o in Käfer (il mitico maggiolino Volkswagen) e campano di lavoretti, sussidi universitari e assistenza sociale. Simpatizzano o militano attivamente nei Verdi. Non capiscono un cazzo di politica. Non capiscono soprattutto che si possono permettere di vivere così proprio grazie a quello stato normale che criticano ferocemente. Ma non diteglielo: potrebbero pensare che siete dei comunisti».
• «Cosa non fare se un tedesco vi chiama per chiedervi ospitalità: a) dire che avete la casa piena di ospiti: lui sarà ancora più contento di unirsi all’allegra brigata; b) dire che vi stanno sfrattando: verrà, indignato, per darvi una mano; c) Il ”sono impegnato, devo lavorare e/o studiare” non vi eviterà la visita ma vi sottoporrà durante il periodo in questione a una stretta sorveglianza; d) non rivelate particolari sui vostri periodi di assenza: si chiederanno (e vi chiederanno) perché non gli lasciate le chiavi».
• «Il movimento dei Verdi è nato in Germania ed è quindi probabile che il vs ospite sia un giovane Grüner. Annualmente i verdi tedeschi seguono dei corsi paramilitari di ecologia domestica. Cercheranno quindi di convincervi a: vendere la macchina per passare alla bicicletta; ridurre o eliminare l’uso della lavapiatti perché fa male ai pesci; di conseguenza insaponare ma non risciacquare i piatti; limitare l’uso dell’acqua corrente, in particolare quella dello sciacquone; costruire un biogarten nel vostro terrazzo, per riciclare i rifiuti organici».
• «Da evitare accuratamente i giochi di gruppo a sfondo sociologico. I tedeschi adorano la psicoanalisi e non mancheranno l’occasione che gli viene offerta. Moltissimi sono coloro che si sono sottoposti a terapie d’urto nei centri gestalt:, luoghi in cui si trascorrono degli allegri fine settimana durante i quali gruppi di tedeschi rivivono i grandi traumi della loro infanzia (nascita inclusa) rinchiusi in stanzoni imbottiti, lanciando ulultai raccapriccianti su sottofondi wagneriani. Non vi resta che nascondere eventuali libri di Freud e sorvolare sull’argomento. I tedeschi hanno una pericolosa vocazone a fare i terapeuti dell’umanità».
• «Nulla è più ridicolo di un tedesco che rimorchia. La quasi totalità delle donne tedesche interpellate sulla scottante tematica se i maschi italiani fossero veramente ”meglio”, ha risposto con trasporto ”Sì!” Questo spiegherebbe l’alta percentuale di coppie Lei-tedesca, Lui-italiano e non viceversa».
• «Il pensiero dipende dalle parole con cui è suscettibile di essere espresso» (George Orwell, 1984). «La lingua tedesca sembra fatta apposta per celare informazioni importanti. L’abitudine di mettere i verbi in fondo alla frase ne è un esempio: non si riesce a capire subito dove uno vuole andare a parare ma si è costretti ad ascoltare pazientemente tutto, fino in fondo Non deve stupire quindi se loro rimangono allibiti del nostro modo di conversare, che tende a sovrapporci l’un l’altro, a rispondere prima che il nostro interlocutore abbia finito».
• «Stessa storia con i numeri. I tedeschi invertono il comodo ordine decrescente (migliaia-centinaia-decine-unità) cui siamo abituati: ventitré viene pronunciato tre e venti».
• «I tedeschi alla guida lampeggiano per dare strada non per prendersela. Le autobahn tedesche hanno da tre a sei corsie, di cui la più lenta viaggia sui 120 km/h. L’immissione nelle autostrade è un momento delicato: invece di rallentare, i tedeschi accelerano».
• «Il cibo in Germania è mediamente tremendo, meglio andare nei ristoranti stranieri».
• «Ho più diritti io in Germania da straniero che in Italia da cittadino» (Enzo Bennici, figlio di Salvatore, ucciso dalla mafia per essersi opposto al racket di Licata, e a cui lo Stato italiano ha dato una scorta solo dopo il fatto).
• «Secondo ritrovamenti di ossa umane nelle isole Eolie, esisterebbe una ciclicità negli insediamenti tedeschi in Italia. Tale scoperta fa pensare a un ripetersi periodico (ogni 2000 anni) di emigrazione italiana verso la Germania contro l’acquisto di territorio italiano da parte tedesca e conseguente integrazione somatica, al punto da poter definire gli italiani di oggi i tedeschi di ieri e viceversa. Per quanto assurda pssa sembrare, questa ipotesi risolve un ben più grave paradosso storico: come abbiano potuto gli antichi Romani dominare il mondo grazie alla loro perfetta organizzazione civile ed efficienza militare».
• «L’importante non era vincere, ma vincere contro le tedesche!» (Margherita Zalaffi, nell’eccitazione per la vittoria olimpica nel fioretto femminile a squadre ,1992).