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 1997  maggio 03 Sabato calendario

ìGli indiani díAmericaî

• Chuckkathuk. Così gli Indiani d’America si riferivano ai bianchi.
• Gli eschimesi, fino al 1818 (anno in cui vennero scoperti da John Ross), erano convinti di essere gli unici uomini esistenti sulla terra.
• Grande l’ospitalità degli indiani. Quando i Chilkat Tlingit della Columbia britannica andavano a trovare gli Atapashi dello Yukon meridionale, questi offrivano ai Chilkat giochi, danze e anche le loro mogli.
• A proposito del cristianesimo e delle altre verità predicate dai missionari, Giacca Rossa disse nel 1805 a padre Joseph Cram: «Come mai il Grande Spirito, volendo far conoscere il Vangelo agli indiani, non si è rivolto a loro direttamente? Sapendo soltanto quello che ci raccontate voi, come facciamo a decidere in che cosa credere?». Inoltre i bianchi non sapevano neanche mettersi d’accordo tra loro sul modo corretto di adorare il Grande Spirito, benché fossero tutti in grado di leggere la Bibbia.
• «Se un bambino rompe qualcosa, i genitori preferiscono ripararla senza muovere alcun rimprovero. Che accadrebbe se i figli, divenuti adulti, volessero vendicarsi della punizione ricevuta?» (Testimonianza del missionario John Heckwelder a proposito degli Indiani Delaware, anno 1700).
• Alle soglie della pubertà i figli veniva mandati in montagna da soli, affinché riflettessero sui loro sogni.
• Per gli Irochesi c’era in realtà un’unica divinità: il sogno. A esso si sottomettevano, seguendo con la massima precisione tutti i suoi ordini. I gesuiti temevano che il sogno di un irochese potesse comtemplare la loro morte e si adoperarono indefessamente, ma senza successo, per distruggere la fiducia degli indiani nei sogni.
• Nella maggior parte delle società indiane si credeva e si crede nella vita dopo la morte. Tra gli Hidatsa delle pianure, chi aveva perso da poco dei parenti affidava alle persone anziane o malate, o di cui comunque si prevedeva una prossima morte, messaggi da portare nel mondo degli spiriti. Gli assassini, costretti a vagare senza meta già in vita, lo erano di sicuro anche dopo la morte. Incertezza sui suicidi: molti, e soprattutto le donne, tra le quali il tasso dei suicidi era più alto, credevano che al suicida non sarebbe toccato l’eterno isolamento. Nei periodi in cui la tribù veniva decimata dalle epidemie, molti si toglievano la vita soltanto per raggiungere i loro parenti defunti.
• Le mamme allevano i bambini con affetto, dolcezza, permissività assoluta. Il bambino era in stretto contatto con la madre o con un altro parente che gli dedicava molta attenzione. Venivano allattati ogni volta che piangevano. Venivano incoraggiati, ma senza fretta, a imparare a parlare e a camminare. Nessuno rifaceva mai il verso al bambino, i tipici ”cì-cì”. Lo si addestrava alla pulizia solo dopo che aveva imparato a camminare e a parlare. Non gli si chiedeva il controllo completo delle funzioni corporali prima dei tre anni. Solo nelle famiglie più acculturate si usavano metodi più duri, simili a quelli usati dai bianchi.
• Padre Le Jeune, gesuita francese, rimproverava uno sciamano chiamato ”il Mago” per l’abitudine di andare con molte donne e poi a vantarsene. Disse il gesuita: «E’ male che le donne vadano con molti uomini, in questo modo come sarai certo che i figli sono tuoi?» E il Mago: «Che importanza ha? Voi francesi amate soltanto i vostri figli, mentre noi amiamo tutti i figli della nostra tribù».
• Nel 1850 le tribù Piedineri, dopo tre quarti di secolo di scambi commerciali con i bianchi, erano diventate totalmente dipedenti dai mercanti per molto prodotti che ormai consideravano necessari, come i fucili e le munizioni, strumenti di metallo e utensili. Gli Indiani nati durante quel decennio non ricordavano nemmeno i tempi in cui la loro tribù usava le punte di pietra per le frecce e non ne conoscevano il metodo di fabbricazione. Le punte di ferro, che si ottenevano a decine in cambio di una sola pelle di bisonte curata, avevano reso obsolete le punte di pietra che richiedevano tempo e fatica. Così anche le pentole di metallo, comode e infragibili, sostituirono le fragili pentole di coccio. La dipendenza da tali generi di prima necessità legava l’indiano in un rapporto a doppio filo con l’uomo bianco, e lo rendeva vulnerabile.
• Scrive nell’ultimo decennio del Settecento il capo indiano Aupaumut: «[...] era regola non uccidere mai più selvaggina di quanto non fosse necessario per il consumo proprio: non si uccideva per barattare perché ciò avrebbe potuto indurre la tentazione di uccidere per spreco. Con questa regolamentazione, il numero degli animali sul territorio non diminuì, perché il consumo non superava mai il ritmo di produzione naturale. Questa prassi rimase in vigore fino all’arrivo dei Chuckkathuk, o uomini bianchi, su quest’isola».