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 1999  marzo 01 Lunedì calendario

Van Buren, Arkansas

• Van Buren, Arkansas. Per ogni giornalista, è quel genere di storia che non capita spesso nella carriera - una presunta violenza sessuale del 1978 che coinvolge William Jefferson Clinton, allora procuratore generale dell’Arkansas. Dal punto di vista di Juanita Broaddrick, la faccenda ha avuto molto peso dalla campagna presidenziale del 1992, quando sono venute fuori delle voci, fino al caso Paula Jones e al processo di impeachment. In effetti, la sua storia è stata cruciale per l’esito del processo - molto più importante del resoconto di una qualsiasi sconosciuta. Alcuni parlamentari repubblicani ancora incerti hanno deciso che avrebbero votato l’impeachment solo dopo aver letto il materiale relativo alla sua storia. Da testimone, la signora Broaddrick aveva sottoscritto una deposizione in cui negava di essere stata sottoposta - come scritto con delicatezza nel documento - «ad avances sessuali non gradite». Interrogata dall’ufficio del procuratore Starr, ha poi detto che la deposizione era falsa, e che era stata violentata - un racconto fondamentale per comprendere il secondo impeachment di un presidente nella storia americana. Il giorno in cui Juanita Broaddrick decise finalmente di incontrare Lysa Myers della Nbc, che le aveva già dedicato un breve servizio in marzo e l’aveva chiamata regolarmente per quasi un anno, proprio mentre la Myers e una troupe stavano per raggiungerla, arrivò la telefonata di un produttore della Abc che la invitava a New York per incontrare Barbara Walters. Troppo tardi - lei non aveva alcuna intenzione di lasciare la sua casa, dove era circondata da comodità e calore, per precipitarsi a New York a parlare di quella faccenda con una sconosciuta. Era già abbastanza difficile farlo con una giornalista a lei nota.
• Il giorno in cui Juanita Broaddrick decise finalmente di incontrare Lysa Myers della Nbc, che le aveva già dedicato un breve servizio in marzo e l’aveva chiamata regolarmente per quasi un anno, proprio mentre la Myers e una troupe stavano per raggiungerla, arrivò la telefonata di un produttore della Abc che la invitava a New York per incontrare Barbara Walters. Troppo tardi - lei non aveva alcuna intenzione di lasciare la sua casa, dove era circondata da comodità e calore, per precipitarsi a New York a parlare di quella faccenda con una sconosciuta. Era già abbastanza difficile farlo con una giornalista a lei nota. Per prima cosa dovette comunicare al marito, un uomo molto protettivo, la notizia che dopo anni trascorsi a sfuggire i media aveva accettato di farsi riprendere da una telecamera. piuttosto chiaro, nella sua mente, il motivo per cui arrivò a una decisione del genere. A Capodanno, mentre la famiglia era riunita attorno alla tavola per festeggiare con gli amici, qualcuno fece circolare una copia del quotidiano ”Star”: uno dei servizi era dedicato a lei e raccontava, tra le altre cose, che Clinton aveva cercato di corrompere suo marito per farlo stare zitto. Il resto del Capodanno fu un disastro. Stessa cosa il giorno successivo, quando si rese conto che tutte le chiacchiere e i pettegolezzi su di lei si erano moltiplicati alla vigilia dell’altro, più grande scandalo, che coinvolgeva il presidente. Forse era arrivato il momento, pensò la signora, di raccontare i fatti e di mettere fine alle chiacchiere, come miss Myers, stimata veterana del giornalismo, suggeriva da tempo.
• Tre ore prima che iniziassero le riprese, la signora Broaddrick prese a tremare di paura pensando alle consequenze delle cose che stava per dire e alla persona che avrebbe coinvolto. Era il presidente. Pensò di chiedere se faceva ancora in tempo a tirarsi fuori dall’intera faccenda. Ma la troupe era ormai pronta, e l’intervista ebbe inizio. Le riprese andarono avanti da metà mattina fino a sera. L’intervista risale al 20 gennaio, un mese dopo l’impeachment del presidente del 19 dicembre. Il dibattito al Senato, che durava da un paio di settimane, era focalizzato, a questo punto, sulla faccenda se Monica Lewinsky dovesse testimoniare o meno. Alla Nbc, si discuteva invece la spinosa questione di cosa fare dell’intervista alla signora Broaddrick. La signora Broaddrick aveva sentito dire che la Nbc l’avrebbe mandata in onda nella puntata del 29 gennaio di ”Dateline”, ma l’intervista non fu trasmessa nè quel giorno, nè dopo. Il network aveva tra le mani una storia davvero esplosiva, e anche un caso investigato a fondo. I cronisti della Nbc avevano indagato sulla vita dell’intera famiglia, attraverso documenti polverosi e carte di tribunale. «Avevano perfino letto - si stupisce la Broaddrick - vecchie carte riguardo una causa con due impiegati che avevamo licenziato per furto venti anni fa».
• Mentre i giorni passavano senza che l’intervista andasse in onda - e si avvicinava il 12 febbraio, giorno in cui il Senato avrebbe votato sul processo di impeachment - i portavoce della Nbc rispondevano a chiunque facesse domande che il servizio di ”Dateline” era ancora in lavorazione e che richiedeva ulteriori approfondimenti. Altre fonti della Nbc si chiedevano - in via del tutto ufficiosa - : ma di quante altre conferme avrà bisogno questa storia? La Nbc aveva quattro testimoni che portavano prove certe, cittadini che non avevano nulla da guadagnare e semmai molto da perdere nel parlare in pubblico, come fece notare il marito di una delle testimoni. Ciononostante, la Nbc andava avanti. Continuava a fare indagini su indagini, e non era mai soddisfatta. A un certo punto sparse la voce che doveva fare dei controlli incrociati, oppure che non aveva dati a sufficienza. Nel frattempo, per ogni giornalista che chiedeva che fine avesse fatto l’intervista alla Broaddrick, l’ufficio del presidente delle News della Nbc, Andrew Lack, aveva una risposta semplice e rassicurante: la Nbc voleva essere certa che quella storia fosse un caso di giornalismo «solido come roccia».
• Juanita Broaddrick si rese conto della sua posizione. Tutto ciò che aveva evitato rifiutando di parlare con la stampa in tutti quegli anni, tutto quello che aveva temuto - cioè che non sarebbe stata creduta, che sarebbe passata per una delle tante ragazze che avevano avuto una relazione con Clinton - adesso, secondo lei, stava per accadere. Appena fu evidente che c’erano dei problemi nella messa in onda dell’intervista, Lisa Myers le disse: «La buona notizia è che sei credibile. La cattiva notizia è che sei troppo credibile». La Broaddrick ripetè quella frase più e più volte, come se cercasse di comprenderne il significato - ma il significato naturalmente le era del tutto chiaro, come era chiaro a chiunque ascoltasse quella frase: incontrare quella donna, ascoltare i dettagli della sua storia e le dichiarazioni della sua vigorosa testimonianza, equivaleva a comprendere che quel fatto era accaduto davvero. In due parole: «Troppo credibile». Non è difficile comprendere cosa avesse fermato la Nbc. C’erano, prima di tutto, i dettagli. Poi la stessa protagonista - una signora con molte qualità, benestante, seria, di successo. Una donna che non era in cerca di soldi, di libri, di azioni legali. Una donna del tipo che piace alla gente. Incontrare Juanita Broaddrick nella sua casa in Van Buren significava incontrare una donna con un carattere solare che l’ansia non era riuscita a piegare - una donna del tutto consapevole della generosità della vita. Chiacchierava seduta nella sua casa tranquilla, in cima a una collina affacciata sui quaranta acri di terra della famiglia, dove vagabondavano trenta mucche, cinque cavalli e un asino. Un cane vivacissimo di nome Wally e un suo compagno con tre zampe, Pearl, correvano tra di loro. Era davvero una bella vita.
• La storia: nel 1978, Juanita Broaddrick, che allora aveva 35 anni e sosteneva la campagna di Clinton, possedeva una clinica privata già da cinque anni. Da quando si era diplomata alla scuola per infermiere, aveva lavorato in numerose case di cura, e aveva deciso che ne voleva una tutta sua. Un giorno il procuratore generale Clinton, che era in corsa per la carica di governatore, durante la campagna elettorale visitò proprio la sua clinica. Clinton invitò Juanita, che al tempo era ancora sposata col suo primo marito, a visitare il suo quartier generale quando fosse capitata dalle parti di Little Rock. Casualmente, gli disse lei, aveva in programma di partecipare a un seminario dell’American College of Nursing Home Administrator proprio la settimana successiva, quindi sarebbe andata senz’altro. Appena arrivata a Little Rock, chiamò il quartier generale di Clinton. La signora Broaddrick fu sorpresa di essere accolta da un assistente di Clinton che sembrava aspettare la sua telefonata, e che le disse di chiamare il procuratore generale nel suo appartamento. Si misero d’accordo per incontrarsi al bar del Camelot Hotel, dove si svolgeva il seminario. Un posto troppo rumoroso, fece notare Clinton, meglio prendere un caffè nella stanza di lei.
• Erano in camera da non più di cinque minuti, racconta la Broaddrick, e stavano affacciati a guardare l’ Arkansas River, quando lui le andò vicino. Clinton le indicò una vecchia prigione, dicendo che appena fosse diventato governatore l’avrebbe ristrutturata (in seguito l’edificio fu demolito, ma la Nbc, nelle sue ricerche, provò che al tempo quella prigione esisteva davvero). La conversazione non indugiò a lungo sui progetti di riforma sociale del candidato. Perché, come racconta la signora Broaddrick, lui la abbracciò, facendola sobbalzare. «Mi disse: siamo sposati tutti e due», ricorda la signora. « vero», gli rispose lei, ma per fargli capire che non aveva interessi di quel tipo, aggiunse di essere molto innamorata di un altro uomo: si riferiva a David Broaddrick, che due anni dopo sarebbe diventato suo marito. L’argomentazione non persuase Mr. Clinton, che, racconta lei, la sbattè sul letto, la strinse con forza e le morse le labbra. Anche la penetrazione fu dolorosa, per via della sua rigidità e dei suoi tentativi di resistenza. Quando tutto fu finito, lui la guardò e le disse di non preoccuparsi: era sterile, da piccolo aveva avuto gli orecchioni. «Come se nella mia mente ci fosse quel pensiero. Io non pensavo alla gravidanza, non pensavo a nulla. Ero come paralizzata e avevo cominciato a piangere». Quando arrivò alla porta, lui si girò verso di lei: «Quello che non riesco a cancellare dalla mia mente, è il modo in cui si infilò gli occhiali da sole. Poi mi guardò e mi disse: dovresti metterci del ghiaccio. E se ne andò».
• La sua amica Norma Rogers, un’infermiera che l’aveva accompagnata nel viaggio a Little Rock, la trovò sul letto. In un’intervista la Rogers raccontò di aver trovato l’amica sotto choc, con le labbra talmente gonfie da sembrare grandi il doppio, la bocca scolorata dai morsi, i collant strappati all’altezza del cavallo. «Stava sul letto, e ripeteva di continuo: non riesco a credere a quello che è successo». La Rogers mise del ghiaccio sulla bocca di Juanita, e insieme tornarono in macchina verso casa, fermandosi di tanto in tanto per prendere altro ghiaccio. Per qualche tempo la Broaddrick continuò a rimproverarsi per aver accettato di prendere un caffè nella camera d’albergo. «Ma chi, per l’amor del cielo, avrebbe mai immaginato una cosa del genere? Quello era il procuratore generale - una cosa del genere non mi sarebbe mai passata per la mente».
• Tornando a casa, le due amiche si posero per tutto il tempo due domande: come poteva diventare governatore un uomo del genere? L’altra faccenda, ancora più grave, era come spiegare a David, l’uomo che amava, le condizioni del suo viso. Decisero poi di raccontagli che era stata colpita in bocca da una porta girevole. Risposta di lui: «Non è possibile». Qualche giorno dopo, lei gli raccontò la verità, con effetti che durarono a lungo. Negli anni a seguire, evitarono qualsiasi meeting sulle cliniche private dove era attesa la presenza del governatore. Tuttavia, un giorno, quando si imbatterono in Clinton, lui li salutò con la consueta affabilità. Ciò fece precipitare la situazione, il marito di Juanita afferrò con forza la mano di Clinton, e lo avvisò: «Stai alla larga da mia moglie e da Brown Wood Manor» (la clinica di Mrs. Broaddrick , ndr). Il governatore, ricorda la signora, provò a far passare la cosa per uno scherzo, ma dovette divincolarsi dalla stretta di Mr. Broaddrick.
• Ma Clinton, come risultò in seguito, non aveva dimenticato Juanita. Nel 1984, la sua clinica privata fu giudicata la migliore dello stato, con una lettera ufficiale di congratulazioni da parte del governatore. In fondo c’era una nota scritta a mano: «Ti ammiro molto». Quel contatto non fu così memorabile e intimo come quello che avvenne nel 1991, quando, mentre era a un convegno sulle cliniche private, qualcuno la fece chiamare fuori. Lei non poteva certo immaginare che la persona che l’aveva convocata era il governatore Clinton, che l’aspettava per le scale. Lui le prese le mani, le disse che voleva scusarsi, le chiese che poteva fare per lei. La signora Broaddrick non disse nulla e se ne andò. Per qualche tempo, lei e Norma si chiesero cosa avesse spinto Clinton a quel gesto. Qualche tempo dopo, lui annunciò che era in corsa per la presidenza degli Stati Uniti.
• I problemi cominciarono nel 1992, quando la storia che Juanita Broaddrick aveva fin lì diviso con pochi amici raggiunse il grosso pubblico, per via di un affare legato al nome di Philip Yoakum. Strenuo oppositore di Clinton, costui la incitò a raccontare tutto durante la campagna elettorale, ma lei non volle. Quando cominciò il processo Paula Jones, gli avvocati della parte civile cercarono di avvicinarla, ma Mrs. Broaddrick era determinata a non farsi coinvolgere. Per questo firmò la falsa deposizione. Fu a questa faccenda che i portavoce della Casa Bianca e altre persone si appigliarono per liquidare il suo racconto. Il suo avvocato, il senatore repubblicano Bill Walters, preparò la deposizione - per il modello si era rivolto all’avvocato della Casa Bianca Bruce Linsey, che era stato felice di fargli una cortesia. I suoi avvocati, racconta la Broaddrick, non sapevano che le avances sessuali in questione erano state tutt’altro che gradite. Il suo unico scopo era restare fuori da quella storia. Quando cominciarono le visite degli investigatori di Kenneth Starr, racconta il figlio Kevin, 28 anni, avvocato, fu un’altra faccenda. «Dissi a mia madre, e lei capì, che adesso la situazione era diversa. Lei sapeva che mentire in un processo civile per tenersi fuori dalla vicenda non era la stessa cosa che mentire a una corte federale e, eventualmente, a un gran giurì».
• Spaventata dalla pena per il precedente spergiuro, era pronta ad ammettere all’ufficio di Starr, in cambio dell’immunità, che la sua prima deposizione era falsa. In quella storia, il suo caso divenne una postilla del rapporto Starr, ma non le costò l’accusa di intralcio alla giustizia. La signora Broaddrick e i suoi avvocati hanno sempre sostenuto con forza che nessuno dalla Casa Bianca ha fatto pressioni per mettere la storia a tacere. Ciò non significa che la Casa Bianca stia facilitando la diffusione di questa faccenda. Come racconta Mrs. Broaddrick, la Nbc disse di aspettare dalla Casa Bianca la risposta a quaranta domande relative al suo caso. La scorsa settimana un portavoce della Casa Bianca, interrogato a proposito delle accuse della Broaddrick, ha risposto a chi scrive che la storia è talmente vecchia che solo l’avvocato personale di Clinton, David Kendall, è in grado di rispondere. Dopo numerose telefonate, l’assistente di Kendall ha detto che l’avvocato non intende rilasciare commenti. Nel frattempo la Broaddrick ha ricevuto alcune telefonate dai cronisti della Nbc, ancora in attesa al Capital Hotel di Little Rock. Al tempo stesso, i portavoce della Nbc News hanno annunciato la loro intenzione di verificare che la storia sia solida, incoraggiante testimonianza dell’elevata professionalità giornalistica raggiunta, almeno in apparenza, dal network.il signor Broaddrick se la ride, osservando che la Nbc va ancora in cerca di risposte e ancora lavora al programma, che forse un giorno andrà in onda - evento per il quale lei non trattiene certo il respiro.