Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 19 ottobre 1998
Quanto è spesso l’igloo della tua Normalità? Quanto sono grosse le sue pareti? Le hai tirate su bene, eh? Mattone dopo mattone, anno dopo anno, la tua Normalità è diventata una bella casetta di ghiaccio
• Quanto è spesso l’igloo della tua Normalità? Quanto sono grosse le sue pareti? Le hai tirate su bene, eh? Mattone dopo mattone, anno dopo anno, la tua Normalità è diventata una bella casetta di ghiaccio. E tu credi che non possa succederti niente, lì dentro, giusto? Di essere perfettamente al riparo dall’Ignoto, dallo Straordinario, dall’Estraneo che rombano tutti insieme attorno a te, giusto? Be’, anche Sara lo credeva. Faceva la vigilessa a Buccinasco, vicino a Milano, ogni giorno pattugliava le vie larghissime e vuote di quella cittadina, faceva no con l’indice al panettiere che sostava in zona pedonale, regolava l’assenza di traffico alle immense coppe rotatorie. Se qualche camionista si fermava, magari con la scusa di chiedere informazioni, lei rispondeva lo stretto indispensabile e fingeva di sorridere. Il modo migliore per mostrarsi educati e tenere gli altri a distanza. Per farli restare fuori dall’igloo.
• Sara sorrideva. Uso il passato non perché sia morta, ma perché, adesso che è in carcere, immagino che non avrà più bisogno di sorridere in quel modo. Sì, Sara è in carcere perché il suo igloo è crollato, la sua Normalità è andata in frantumi. Non una piccola crepa, eh. E neanche una mezza parete. Niente che si possa aggiustare. Attorno a lei solo polvere di ghiaccio. E sai una cosa? Non è passato nessun Clooney, nessun Johnny Depp davanti al suo semaforo. bastato un moccioso di vent’anni senza patente, di quelli coi pantaloni XXL e le cucce di cane al posto delle scarpe. bastato un piccolo mascalzone di nome Pierluigi con un buon portfolio di precedenti penali perché il terremoto arrivasse e buttasse giù tutto. Ma andiamo con ordine.
• Questa storia inizia nel 1996. Sara ha 27 anni, è sposata con Enrico, da cui ha appena avuto un bambino, vive in una villetta nella periferia sud di Milano. Ogni mattina, camicia inamidata, berretto bianco, stivali lustri, un filo di rossetto e via a Buccinasco. Ha fatto un buon lavoro, l’igloo è venuto su bello grosso. Dentro, però, non c’è tutta questa pace. Il bambino è una favola, sì, certo. Il marito è un ottimo padre e un bravo grafico. Certo, certo, ma intanto Sara si iscrive a giurisprudenza e prova a studiare e scrive poesie e insomma un po’ del rumore che c’è fuori è entrato nel suo igloo e adesso rimbomba, amplificato da tutte le ambizioni e i desideri che ogni giovane donna tiene ingabbiati nella propria Normalità. E poi c’è l’obbligo di realizzarsi: è l’imperativo della nostra generazione. Diventare qualcuno, realizzarsi: come se non fossimo già maledettamente reali. Fatto sta che l’igloo comincia a stare un po’ strettino.
Una sera, durante un pattugliamento, Sara ferma per guida pericolosa Pierluigi. Il motorino risulta rubato: lei accompagna il ragazzo al comando di polizia e poi lo riconduce agli arresti domiciliari, da cui era evaso. Non è ancora successo niente, lei indossa ancora il finto sorriso di sempre, lui è semplicemente furioso, ma è come se Sara intravedesse uno spiraglio nella disperazione del benessere.
• Ti sembra strano che parli di disperazione del benessere? Be’, allora lascia che ti descriva com’è Buccinasco, con le sue vie tirate con la squadra, con le villette da geometri e i tanti ordinati complessi residenziali. Lascia che ti parli della Esselunga di Buccinasco e delle sue meravigliose merci, dei marciapiedi senza cacca di cane, senza padroni. Lascia che ti dica che questa cittadina è un paradiso residenziale concepito in laboratorio. Buccinasco è assolutamente priva di centro, non ha neanche la piazzetta con la fontanella moderna della vicina Corsico. un paradiso residenziale che grida aiuto. Di questi posti ce ne sono a migliaia, un po’ dappertutto, no? Tanto che Buccinasco potrebbe essere collegata a una qualsiasi metropoli dell’Occidente, da quella lunghissima via Ludovico il Moro che la tiene attaccata a Milano e al contempo la respinge nella campagna.
• Insomma, Sara fa arrestare Pierluigi e continua a trascinare gli stivali nella sua tranquilla Normalità: dentro e fuori il municipio in cotto rosa di Buccinasco, dentro e fuori la sua villetta, vicino e lontano dal suo bambino. Almeno per un po’. Finché Pierluigi non le tira un cubetto di porfido. Proprio così, Pierluigi è evaso di nuovo, sta seduto sulla ringhiera della chiesa poco distante dal municipio, vede passare la vigilessa che lo ha arrestato e le scaglia addosso un pezzo di pavé. Sfida? Bravata? Autentica rabbia? Dichiarazione d’amore? Chi lo sa. L’igloo, però, va giù tutto insieme. Il ghiaccio si polverizza. Sara potrebbe arrestarlo, ha mille modi per fargliela pagare. Sceglie invece la strada della comprensione. sensibile alle questioni sociali, studia giurisprudenza, scrive poesie, il cubetto di porfido ormai è entrato e ha buttato giù tutto. I due cominciano a frequentarsi, all’inizio alla luce del giorno, con l’approvazione di genitori e superiori che vedono già tutto il film dell’integrazione, del reinserimento, poi sempre meno socialmente corretti.
• Ma con un ragazzino?, dirai tu. Con un drogato, con sei anni di arresti domiciliari per rapine e detenzione di esplosivi? Sì, proprio con lui. Perché quando la casetta di ghiaccio ti crolla in testa, non puoi essere tu a scegliere il mare che entra. E quando è entrato, ricostruire la casetta è difficile. Non resta che nuotare.
Così Enrico una sera dello scorso anno torna a casa e capisce da come i due stanno seduti sul divano che la scena «comprensione del manigoldo» sta diventando qualcos’altro. Scoppia la lite. Sara ed Enrico si dicono parole definitive; Pierluigi, uscendo dal parcheggio, sfascia macchine e cancello.
• Non ti sarà difficile immaginare, credo, questo ragazzino senza patente, che ha imparato a guidare al Dromokart di Buccinasco - ventimila: sei minuti di pista libera - e che adesso zigzaga verso l’unica casa popolare della sua perfetta cittadina, come se stesse ancora su una pista di autoscontro. importante, perché altrimenti non capisci come mai l’indomani i due, sfuggendo a un blocco dei carabinieri, dopo aver rubato una macchina, finiscano per creare un altro incidente. Lui viene processato per direttissima e torna agli arresti domiciliari. Lei manda un certificato di malattia al comando e torna in famiglia. un rimpatrio senza volontà. Il bambino, il marito: è tutto bellissimo, certo. Ma è anche tutto un disastro, soprattutto dopo che la tua Normalità è andata in frantumi, soprattutto dopo che la vigilessa ha scorto una faglia nell’ordine frigido della Legge e intende provare a percorrerla.
• Sara e Pierluigi scappano. Maggio ’97: è la prima fuga. Non sarà l’ultima. Riescono a farla in barba ai doganieri, nonostante lui sia sprovvisto di carta d’identità e segnalato come evaso, e vanno in giro per mezz’Europa. Viaggiano per la Svizzera, la Francia, la Spagna, di più non si sa. Ma forse non sarebbe poi così utile: i viaggi sono sempre belli, le cose sono diverse, le parole sono strane, le persone sembrano meno qualunque di quelle che vedi a casa. Poi il blocchetto degli assegni finisce, qualcuno ti blocca la carta di credito, e a quel punto o sei veramente un «natural born killer» o devi ritornare da dove sei venuto.
Lui ha uno zio a Palinuro che sta per sposarsi. Si autoinvita, presenta la fidanzata e, quando gli ospiti sono distratti, si porta in macchina i regali di nozze. Sara ormai ha perso anche gli ultimi scrupoli. già da quattro mesi che impara ad arrangiarsi. In luglio ha spedito le dimissioni ai vigili di Buccinasco. La Legge va violata: una volta scorta la faglia, basta provare a percorrerla. Il maestro eversore, il maestro effrattore ti darà una mano. Meglio se avrà solo vent’anni, così potrai pensare che la tua missione di assistente sociale non è ancora finita. Anzi, è cominciata solo adesso: che missione è quella che non si avventura nel male che intende combattere?
• E Sara la sua missione la prende veramente sul serio. Perché quando, in settembre, i due si costituiscono e lui torna ancora una volta agli arresti domiciliari, lei non va dal marito, non molla Pierluigi, non prova a rimettersi gli stivali da vigilessa. Enrico è disposto a riaccoglierla, lancia appelli, rilascia interviste. C’è pure la creatura!, dirai tu. E il sentimento materno dov’è finito? Ma l’igloo non lo ritiri su in due e due quattro. La Normalità non la ricostruisci come un Lego, non è un gioco. E se la tua missione l’hai presa veramente sul serio, a questo punto puoi soltanto metterti a fare la cameriera in un locale del centro. Come farà Sara, con orgoglio, carattere, amore, nei lunghi mesi in cui andrà a trovare il fidanzato prima a casa, poi nella comunità terapeutica di Sondrio, dove finalmente Pierluigi viene trasferito.
• I due per quasi un anno si vedono solo raramente. Si amano, non c’è dubbio, alla faccia di tutte le sedicenti amiche e i sedicenti amici che gufano in coro: «Non può durare, sono troppo diversi». Abelardo ed Eloisa, Tristano e Isotta, Romeo e Giulietta, eccetera eccetera: la sfida alla grettezza dei costumi è un ottimo collante. E Sara e Pierluigi sono abbastanza «Sturm und Drang» da pensare di potersi rifare una vita insieme, contro tutti, contro il mondo. E tu, quasi quasi, ci stai cascando. Ti stai dicendo: perché no? Forse è possibile, lui diventa buono e va a vendere le stampe dei pittori senza mani per le strade di Milano e lei si fa un gruzzoletto con le mance e affitta un monolocale a Cologno Monzese. E loro, quasi quasi, ti accontentano e scappano di nuovo. Siamo allo scorso 25 luglio. Solo che questa è la brutta copia della prima fuga.
• Poco da fare, la seconda volta riesce sempre meno bene. tutto un già visto, un già vissuto. E poi la responsabilità di quello che fai ti pesa il doppio: nessuno crede più alla sbandata. Se sei recidiva, per gli altri sei perduta, a nessuno passa più per la testa l’idea di recuperarti. Sara e Pierluigi vagano per qualche giorno, frastornati dalla libertà. Di mettersi a costruire il loro igloo non ci pensano neanche. Sono troppo confusi e felici per pensarci, come nella canzone. E vatti, tu, a fidare delle canzoni. Il 18 agosto fermano un tizio su una Uno a un semaforo alle porte di Abbiategrasso. l’agguato di una coppia di orsi alla foca che si è isolata. Abbiategrasso è a meno di 20 kilometri da Buccinasco: quello è il loro pezzettino di mare, il loro territorio di caccia. Fanno scendere il tizio dalla macchina. Pierluigi lo minaccia con un coltello, poi evidentemente non gli basta e comincia a malmenarlo, lo lega mani e piedi e lo butta nella roggia.
• Brutta storia, eh? Ti avevano quasi convinto che si rifacevano una vita e adesso li vedi di nuovo scorrazzare su una macchina rubata, e senza neanche più lo sfondo avventuroso del viaggio all’estero. Vedi tutta la stanchezza e lo smarrimento e la solitudine di questa coppia sgangherata: il pilota di autoscontro alla guida, la vigilessa senza stivali sul sedile accanto; non occorre che ti dica che la loro latitanza «on the road» per l’hinterland milanese ha il fiato corto.
La mattina del 26 agosto nell’area di servizio di Caponago, sull’autostrada Milano-Venezia, una pattuglia della polizia di Seriate è attirata dalle strane esitazioni, chissà se dovute alla tensione o all’imperizia, con cui una Uno si avvicina alle pompe di benzina. La fermano un po’ per noia, un po’ per curiosità. Sulle prime Sara e Pierluigi provano la farsa del no intendo, me straniero, già collaudata alle dogane svizzere e francesi. Lei esibisce la fotocopia del passaporto di una sua amica di Innsbruck. Ma l’azzardo non paga più, o almeno non paga quando sei stanco e hai paura e il bluff del sorriso finto non ti riesce.
La fine la sai già: Sara e Pierluigi finiscono tutti e due in carcere, a Monza. La faglia della Legge si è stretta di colpo e loro ci sono rimasti incastrati. Legge batte Desiderio uno a zero. A te non capiterà mai: è questo che pensi? Attenzione, il cubetto di porfido può arrivare quando meno te lo aspetti. Per cui ti conviene rinforzare le pareti dell’igloo. Oppure preparati a nuotare.