Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 2 agosto 2003
Proibitissimo. Censori e censurati della radiotelevisione italiana
• Jazz e Savoiardi. Tollerata fino al 1935, durante il fascismo la musica jazz era inserita nei palinsesti radiofonici previa traduzione in italiano del nome dei suoi interpreti: Benny Goodman, in Beniamino Buonuomo, Louis Armstrong, in Luigi Astronni o Braccioforte, Duke Ellington in Del Duca, Hoagland Carmichael in Carmelito. Il genere musicale fu bandito dopo la campagna d’Africa, ma alcuni programmisti riuscirono a eludere la censura omettendo di citare gli autori e traducendo i titoli (Tiger Rag di Armstrong diventò Il ruggito della tigre, Stomin’ at the Savoy di Goodman
diventò Savoiardi).
• Maramao. Brani musicali colpiti dalla censura fascista, di per sé scritti senza intenti polemici verso il regime, ma che per il loro testo si prestavano ad allusioni irriverenti. Tra questi Un’ora sola ti vorrei, interprete Fedora Mingarelli (il distico iniziale "Un’ora sola ti vorrei/ per dirti quello che non sai" era intonato dagli antifascisti quando passavano sotto un ritratto del duce); La mia canzone al vento, interprete Giuseppe Lugo (anziché cantare "Vento, vento, portami via con te", gli antifascisti cantavano "Vento, vento, portalo via con te"); Maramao perché sei morto, interprete Maria Jottini (finita all’indice dopo che alcuni studenti avevano esposto un cartellone con su scritto i primi versi del refrain, "Maramao perché sei morto/ pane e vin non ti mancava", sul monumento funebre in onore di Ciano a Livorno).
• Amoretti e sciampagna. La circolare del Partito nazionale fascista che nel 1924 ordinò l’italianizzazione delle parole straniere ormai d’uso comune: giovanottiera, anziché garçonnière; piede a terra, per pied à terre; filmo o filme, per film; overtura, anziché ouverture; sciampagna, per champagne. Flirt diventò amoretto, gentleman dilettante, cachet cialdino, sport diporto, caffè surrogato.
• Codice. Filiberto Guala, nominato amministratore delegato Rai nel 1954, autore di Norme di autodisciplina per le trasmissioni televisive, redatto sulla base di una bozza giunta dal Vaticano approvata da Pio XII. In base alle prescrizioni del Codice era vietato l’uso di molte parole e locuzioni: alcova, amplesso, casino, delitto, parto, sudore, talamo, vizio, verginità, ascelle, cosce (se non riferito al pollo), intestino (meglio "organismo"), scopare (meglio"spazzare"), uccello (piuttosto "passero").
• Dive. Tra le applicazioni del Codice di Guala, il divieto di rappresentare a figura intera le dive dello spettacolo, riprese solo in primo piano oppure coperte sulle scollature con fiori o scialli o stole di pelliccia (come Anita Ekberg). Franca Rame, costretta a mettersi di sbieco davanti alle telecamere per non mostrare tutte e due le gambe insieme.
• Esilio. Mina, esiliata dalla Rai dal 1962 al 1964, nonostante il successo di Studio Uno (nel 1961), per aver concepito al di fuori del matrimonio un figlio con Corrado Pani, per di più già sposato. Analoga sorte colpì Nilla Pizzi quando si separò dal marito.
• Sanremo. Lucio Dalla, ammesso a Sanremo nel 1971 a condizione di cambiare titolo della canzone (anziché Gesù bambino, giudicato blasfemo, 4 Marzo 1943, sua data di nascita), e testo ("giocava a far la donna con un bimbo da fasciare", anziché "giocava alla Madonna").
• Non senso. La canzone Il neonato, incisa dai Gufi nel 1965, passò in Rai solo dopo una completa riformulazione del testo. Parole originali: "A Parigi un neonato un bel giorno in chiesa si trovò/ era il figlio del peccato che la madre abbandonò". Testo per la televisione: "A Parigi un avvocato un bel giorno si incontrò/ con un cliente disgraziato che qualcuno derubò".
• Radio Vaticana. Già censurati dalla Rai, nel 1967 i Nomadi furono invece ammessi a cantare alla Radio Vaticana Dio è morto, definita da Paolo VI "un esempio di esortazione alla pace e ai più solidi valori morali". Anche La guerra di Piero, di Fabrizio De André, estromessa dalla Rai per il testo antimilitarista, fu trasmessa invece da Radio Vaticana.
• Nudi. Claudio Baglioni, ammesso a cantare in Rai Questo piccolo grande amore, solo dopo alcune variazioni al testo. Per esempio nel verso "la paura e la voglia di essere nudi", la censura sostituì "nudi" con "soli".
• Resta cu’mme. Domenico Modugno, censurato dalla Rai nel 1957 per la canzone Resta cu’mme. Per cantarla dovette rinunciare al verso "Nun me ’mporta d’o passato/ nun me ’mporta ’e chi t’ha avuto", che diventò: "Nun me ’mporta si ’o passato/ mille lacrime m’ha dato".
• Sì. La canzone interpretata da Gigliola Cinquetti, intitolata Sì e solo per questo rifiutata dalla Rai finché non si svolse il referendum sul divorzio, per non condizionare il voto.
• Lady Oscar. Nel 1982 il taglio, nella serie di cartoni animati Lady Oscar, della scena d’amore tra Oscar e André che si baciano nudi nel bosco.