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 2003  giugno 14 Sabato calendario

Breve storia del linguaggio

• Elefanti. Vocalizzazioni degli elefanti: brontolii, ruggiti, grugniti, sbuffi, barriti, latrati. I brontolii sono emessi tra i 14 e 35 hertz (oltre i 30 sono percepiti dall’orecchio umano come un formicolio sottocutaneo). Con i brontolii a infrasuoni, gli elefanti comunicano a distanza di quattro chilometri per richiamare il partner all’accoppiamento, chiedere aiuto al branco lontano, coordinare la direzione imboccata per la ricerca di cibo.
• Canti. Il richiamo della balenottera azzurra, fino a 188 decibel, udibile a centinaia di chilometri di distanza, si compone di cinque note perfettamente ritmate che si alternano a intervalli di 128 secondi (256 fra un richiamo e il successivo). Le balenottere si esibiscono in assolo, duetti, trii e in cori a dodici voci anche per otto giorni consecutivi., cambiando canto ogni anno.
• Ameslan. Tra gli esperimenti condotti negli Anni Settanta negli Stati Uniti sugli scimpanzé, l’insegnamento dell’Ameslan, il linguaggio dei sordomuti.
• Leoni. "Se un leone potesse parlare, non lo capiremmo" (Ludwig Wittgenstein).
• Cervello. Il primo ominide con le vie neurali necessarie a una forma di linguaggio: l’Homo habilis, di 2,4 milioni d’anni fa. Un volume da 600 a 750 cc, aumentato grazie a una dieta a base di proteine, il cervello di questa specie presenta nella terza circonvoluzione frontale dell’emisfero cerebrale sinistro la protuberanza del ”centro di Broca”, dal nome del suo scopritore, dov’è localizzato il centro del linguaggio parlato e gestuale. I primi attributi fisici per articolare il linguaggio orale, tra cui l’ispessimento del tessuto nervoso necessario a controllare le emissioni d’aria, compaiono nell’Homo erectus (un milione e quattrocentomila anni fa). L’uomo di Neandertal, di trecentomila anni fa, non era ancora capace a pronunciare ”i”, ”a”, ”u”.
• Api. La danza oscillante con cui le api si scambiano reciprocamente informazioni sul cibo, tracciando circuiti per indicare distanza e direzione, e modulando l’ampiezza a seconda della qualità. Una volta all’interno dell’alveare buio, la comunicazione, acustica, è affidata alla vibrazione delle ali.
• Sumeri. Preceduti dagli Egizi, che già nel 3.400 a.C. avevano perfezionato i geroglifici, intorno al 3.100 a.C. i Sumeri elaborarono una scrittura logografica: ogni simbolo rappresenta un solo morfema (la più piccola parte linguistica dotata di significato) o un’intera parola. Per ridurre il numero di simboli ed evitare la confusione indotta dalla frequenza nel sumero di molti omonimi (parole con lo stesso suono ma significato diverso), ricorrevano talvolta al principio del rebus, in cui le immagini rappresentano parte della parola (così come per scrivere ”alimento” in italiano si rappresenterebbero delle ali e un mento).
• Scudi. I segnali inviati dagli antichi Greci alle navi al largo riflettendo il sole su scudi di bronzo lucidi.
• Albero e sole. Il cinese scritto, risalente alla fine del II millennio a.C., si fonda sulla combinazione di caratteri primari, wen, da cui i segni derivati, dze. Esempio: per scrivere ”est”, si combinano i segni che esprimono ”albero” e ”sole”, per ”luce”, si combinano ”luna” e ”sole”, per ”amore”, si scrivono insieme ”femmina” e ”figlio”.
• Bue. Intorno al 1.300 a.C. i Fenici, popolo semitico, elaborarono una scrittura sillabica, priva di vocali e acrofonica (un’intera sillaba era simboleggiata dalla sola consonanate iniziale). Più tardi i greci adottarono il sistema ma vi aggiunsero le vocali. Tra queste, il suono ”a” fu da loro indicato con la lettera alfa, così chiamata dal fonema semitico ’aleph, ”bue”.
• Mas. Il politico britannico Thomas Massey che, nel XIX secolo, per epurare la lingua inglese dai cattolicismi propose alla Camera dei Comuni di sostituire ”Christ-mas”, ”Natale”, con ”Christ-tide” (letteralmente ”momento di Cristo”). Obiettivo: evitare riferimenti con la messa cattolica (dal tardolatino ”missa”, anglicizzato in ”mass”). Al che il Primo Ministro Benjamin Disraeli si alzò e gli chiese se a sua volta fosse disposto a cambiare il proprio nome con ”Tom-tide Tid-ey”.
• Consiglio. In Islanda, duecentosettantamila abitanti, un consiglio per la lingua si riunisce periodicamente con l’obiettivo di bandire i termini stranieri, soprattutto tecnici, coniando nuove parole islandesi (per esempio sjónvarp, ”televisione”, letteralmente ”lancio di un’immagine”).
• ICP. Impaired Combatant Personnel, sigla usata dai militari americani nella Seconda guerra mondiale per indicare il ”personale combattente menomato”. La prima volta che Wiston Churchill sentì un colonnello americano chiedere: "Quanti Icp ci sono stati?", s’infuriò ordinandogli immediatamente d’usare l’espressione ”soldati feriti” per riferirsi alle truppe britanniche.