Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 15 febbraio 2003
Guido Panico
• Football. Praticato in Inghilterra fin dal tardo Medioevo, nel Seicento ne sono documentate due versioni: hurling at goal, praticato in spazi delimitati tra due squadre composte di un numero variabile da trenta a cinquanta giocatori che, senza esclusione di colpi, si contendevano il pallone per gettarlo nella porta avversaria; hurling to the country, zuffa sanguinosa tra i giovani di due villaggi in lotta per portare il pallone nella meta del paese rivale.
• Caucciù. Realizzato a lungo con vesciche d’animali o sfere di tela riempite di turaccioli, il pallone cominciò a diventare maneggevole solo nell’Ottocento, quando l’uso del caucciù e della camera ad aria lo rese più mobile ed elastico.
• Regole. Il 26 ottobre del 1863, i rappresentanti di undici squadre di football si riunirono a Londra nella Freemason’s Tavern e fondarono la Football Association (FA). Al momento di stabilire le regole, però, si misero d’accordo solo sulla larghezza della porta. Non sull’altezza, né su numero degli atleti, segnature del campo e durata della gara. Tra le pratiche ammesse nel gioco, lo hacking: aggredire con la forza l’avversario, scalciando i suoi stinchi.
• Gentiluomini. La figura dell’arbitro (referee) apparve solo nel 1889. Motivo: era del tutto estranea alla mentalità dei primi calciatori, secondo i quali il football era un gentlemen’s agreement, un patto tra gentiluomini, e le controversie di gioco venivano risolte dagli stessi giocatori (un atleta scorretto doveva essere punito dal suo stesso capitano).
• Off side. In italiano ”fuori gioco”. Regola secondo cui commette infrazione un calciatore che, nella metà campo rivale, riceve un passaggio trovandosi al di là dell’ultimo difensore avversario. Nell’Ottocento era considerato un espediente per scoraggiare il comportamento furtivo di chi cercava di far gol annidandosi alle spalle dei contendenti (per gli inglesi era un corollario del fair play, condanna d’ogni atteggiamento sleale).
• Linea. Diffuso fin dai primi del Quattrocento in molte città della Toscana, il "calcio fiorentino" consisteva in uno scontro tra due squadre di 27 giocatori che, divisi in tre gruppi, si contendevano con mani e piedi un pallone a vento per condurlo oltre la linea degli avversari.
• Principi e ragionieri. Prima società calcistica in Italia: la International Football Club, nata nel 1891 a Torino, dall’iniziativa di Edoardo Bosio. Costui, ragioniere piemontese che aveva lavorato in una ditta britannica di prodotti tessili e frequentato gli ambienti calcistici inglesi, si decise a fondare il club dopo l’incontro con giovani esponenti dell’aristocrazia piemontese che praticavano il football e facevano capo al principe Luigi di Savoia. Le partite si disputavano tra squadre della stessa società, o con footballers inglesi e svizzeri, sparsi tra Torino, Genova e Milano.
• Divise. Per distinguersi dagli altri calciatori, in Italia i capitani di squadra scendevano in campo indossando una giacca sopra la divisa di gioco.
• Tifo. Neologismo tipico del linguaggio sportivo risalente agli anni Venti. Secondo alcuni dal greco typhos, ”fumo, vapore”, ma più probabilmente dal gergo degli spalti, come deformazione del termine medico ”tifico” (per il carattere ciclico del tifo sportivo, di malattia domenicale o stagionale simile all’alzarsi periodico delle febbri tifoidi).
• Littoriale. Il primo stadio italiano sorto per iniziativa pubblica, costruito nella periferia di Bologna, inaugurato il 29 maggio 1927 (la sua costruzione era iniziata quattro anni prima).
• Disobbedienza. L’arbitro bolognese Giovanni Galati, che nel 1938 non accolse l’invito di Giovanni Marinelli, segretario amministrativo del Partito nazionale fascista, di sospendere una partita per consentire al pubblico di ascoltare un discorso di Mussolini alla radio.
• Tre Valletti Sarti. Nel 1930, l’Eiar (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) cominciò a trasmettere ogni settimana il secondo tempo di una partita di serie A. La prima ditta che scelse di sponsorizzare il programma fu un’azienda di liquori, la "Tre Valletti Sarti", incoraggiata dall’abitudine dei tifosi a riunirsi nelle osterie per ascoltare le radiocronache.
in realtà le radiocronache in differita cominciarono nel 1931
• Totocalcio. Nel 1932 un progetto di pubblica scommessa, proposto dal ministero delle Finanze, fu respinto per "incompatibilità tra denaro e calcio" dal presidente della Figc, Leandro Arpinati. Solo nel 1946 il giornalista Massimo Della Pergola ottenne una concessione per un concorso sui pronostici del calcio. Il 5 maggio di quell’anno furono stampate cinque milioni di schedine al prezzo di 30 lire (pari a quello di un vermut consumato al bar), ma ne furono giocate solo trentamila. Dopo i primi successi, nel 1948 il Coni assunse l’esercizio del concorso e lo chiamò Totocalcio.