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 2002  novembre 30 Sabato calendario

Pinocchio e Collodi

• Sardo e latino. Edizioni illustrate di Pinocchio uscite in Italia fino al 2002: 187. Traduzioni in lingue diverse: 260 (compreso il sardo, il maltese, il napoletano, il dialetto svizzero, due versioni in latino). Traduzioni in tedesco dalla prima, nel 1905, al 1993: 43.
• Servitù. Figlio di Domenico Lorenzini e Angiolina Orzali, in servizio presso i marchesi Ginori, Carlo Collodi, come si fece chiamare in seguito in omaggio al paese natale della madre, nacque il 24 novembre 1826 a Firenze, in via Taddea, dove prendevano dimora cocchieri e domestici che lavoravano nel vicino Palazzo Ginori. Personale di servizio a Firenze in quegli anni: ottomila persone, su centodiecimila abitanti.
• Tonaca. Avviato alla carriera ecclesiastica dal marchese Ginori, che si assunse l’onere di finanziare i suoi studi a condizione d’iscriverlo nel seminario di Colle Val d’Elsa, non potendone più nel 1842 Collodi lanciò la tonaca su un albero durante una partita a tamburelli con altri ragazzi. Da allora fu costretto a farsi mantenere dallo zio Giuseppe Orzali, che lo iscrisse agli Scolopi di Firenze, attuale Liceo Galilei.
• Studiosi e bazzotti. "Gli alunni degli Scolopi e delle Scuole Pie si dividevano in due classi: quelli che avevano ingegno e studiavano bene, finita la Rettorica e la Filosofia, andavano all’Università, o si davano a qualche professione indipendente e geniale; gli altri, poi, che si erano dimostrati sbuccioni o un po’ bazzotti di cervello, purché avessero i certificati comprovanti questa loro doppia incapacità, acquistavano il diritto a diventare impiegati dello Stato" (Carlo Collodi, Occhi e nasi).
• Licenze. Il primo lavoro di Collodi, una volta interrotti gli studi superiori nel 1844: commesso presso la libreria editrice Piatti e collaboratore della ”Rivista di Firenze”, col compito di redigere il bollettino dei libri nuovi (a diciannove anni ottenne la licenza ecclesiastica per leggere i libri messi all’indice).
• Patti. Condizioni poste per lettera da Collodi, reduce dalla Seconda Guerra d’Indipendenza, per andare a vivere con la madre, che intanto si era separata dal marito: "A patto che lo lasciassero in disparte, perché di signorie non voleva saperne: intendeva vivere del suo lavoro, corrispondendo un tanto al mese per le stanze che gli venivano cedute e per il mantenimento". Finché la madre non morì, Collodi visse con lei che lo aspettava rincasare la mattina, quando ancora si aggirava per Firenze cercando soldi per saldare i debiti di gioco contratti nella notte.
• Revolver. "Appariva chiuso, taciturno, malinconico, per quanto avesse sempre pronta la barzelletta e la facezia quando si animava un poco. Aveva momenti nei quali sembrava còlto da una mania di persecuzione e teneva sempre il suo revolver d’ordinanza a portata di mano. Così armato faceva il giro della casa prima di andare a coricarsi e scrutava ogni possibile nascondiglio quasi temesse di essere aggredito da qualche nemico. A giorni beveva troppo. Non si ubriacava, ma era alterato. Il male è che abusava di assenzio e altre bevande spiritose" (P. Lorenzini, nipote).
• Nascondigli. Diffidato dai medici dal fumare e dal bere, Collodi se ne infischiava "perché soltanto con quell’aiuto gli venivano le idee nel cervello. Nascondeva le bottiglie nei luoghi più impensati: sotto il letto, dietro i molti libri che aveva in due grandi librerie, nel cestino della carta straccia, sotto mucchi di giornali, tra la biancheria nel cassettone" (P. Lorenzini, nipote).
• Censura. Nel 1860, Collodi fu nominato commesso aggregato nella Commissione di Censura teatrale (stipendio annuo 1.764 lire). Doveva leggere manoscritti di commedie e autorizzarli per la rappresentazione. "Quanto alle sue mansioni censorie, le esercitava meno sui copioni affidati alla sua prudenza, che sulle forme delle attrici destinate a interpretarli" (Alberto Savinio).
• Tuba. Vestito sempre in tinta avana, non si levava la tuba dalla testa (neanche quando entrava un superiore), se non per indossare il berretto da notte. Ogni mattina, sigaro in bocca e fazzolettone rosso annodato alle nocche, usciva presto di casa per andare a fare personalmente la spesa.
• Canti. "Il pomeriggio Lorenzini lo passava fuori del Caffè Falchetto, di fronte all’attuale Bottegone, nel cosiddetto ”canto dei lavoratori”, chiamato così perché ivi si riunivano i più celebri sfaccendati di Firenze" (Alberto Savinio).
• Pensione. Collodi, collocato a riposo nel 1881: "Potrà essere un bel giorno per chi ha sgobbato tanti anni, ma per me, che non ho mai fatto nulla, è un giorno come tutti gli altri".
• Cavaliere. Tra le esperienze editoriali di Collodi, la traduzione di fiabe francesi e la stesura di manuali scolastici, tra cui Giannettino, tre ristampe una dopo l’altra, 5000 copie in un anno, che nel 1877 gli valse il titolo di Cavaliere del Regno d’Italia.