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 1997  luglio 19 Sabato calendario

ìLa fine del lavoroî

• Secondo uno studio del Ministero dell’Istruzione degli Stati Uniti più di 90 milioni di americani non sanno scrivere una breve lettera che lamenti n errore nell’estratto conto, consultare un orario ferroviario o usare una calcolatrice per determinare l’incidenza dell’Iva sul prezzo di un prodotto. Negli Stati Uniti un adulto su tre è marginalmente, funzionalmente o completamente analfabeta.
• Più del 75 per cento della forza lavoro nelle nazioni industrializzate svolge funzioni ripetitive semplici. I robot possono svolgere la maggior parte di tali mansioni. Ciò significa che nei soli Stati Uniti più del 90 dei 124 milioni di individui che costituiscono la forza lavoro potrebbero essere sostituiti nei prossimi anni.
• Le imprese hanno speso più di 1.000 miliardi di dollari negli anni Ottanta per acquistare computer, robot e altre strutture automatizzate. Solo negli ultimi cinque anni questi investimenti hanno iniziato a dare frutti in termini di incremento della produttività, riduzione del costo del lavoro e aumento dei profitti.
• Uno studio della Federazione internazionale dei metalmeccanici di Ginevra prevede che entro trent’anni basterà il 2% dell’attuale forza lavoro per produrre i beni necessari a coprire la domanda del mercato.
• In uno stabilimento Toyota bastano 16 ore per costruire un’auto, con un impiego di spazio di circa mezzo metro quadro e 0,45 difetti di fabbricazione a esemplare. Nello stabilimento General Motors di Framingham ci vogliono quasi 30 ore e un metro quadro, con 1,3 difetti di fabbricazione per esemplare. La Toyota costruisce auto con meno lavoro, meno difetti, più velocemente e in meno spazio.
• Negli anni Quaranta, anticipando la rivoluzione dell’automazione degli anni Cinquanta e Sessanta, la Chrysler offrì ai visitatori un film sperimentale, ”Pronti al domani”, nel quale si mostrava una Plymouth che si montava da sola. Realizzato con tecniche di animazione, mostrava valvole che danzavano, un albero motore si installava da sé e quattro pneumatici che svolazzavano cantando ”la mia carrozzeria mi aspetta da qualche parte nello stabilimento” sulle note di un motivetto popolare.
• «Mi piacerebbe costruire una macchina che fosse orgogliosa di me» (Daniel Hillis).
• «Le macchine sono il nuovo proletariato. La classe lavoratrice è stata liberata» (Jacques Attali).
• Immaginate una macchina che possa seguire la vostra metodologia di disegno e, allo stesso tempo, discernere e assimilare le vostre idiosincrasie verbali. La stessa macchina, dopo aver osservato il vostro comportamento, potrebbe costruire un modello predittivo della vostra performance di conversazione...Il dialogo sarebbe così intimo da far scaturire nuove idee attraverso la reciproca persuasione e il compromesso; e si tratterebbe di idee che nessuno dei due (uomo e macchina) potrebbe mai raggiungere da solo” (Nicholas Negroponte).
• Negli anni Venti, mentre la produttività cresceva drammaticamente e molti lavoratori venivano messi sulla strada, le vendite crollarono e la stampa iniziò a parlare di ”sciopero” dei consumatori e mercato limitato. I leader delle imprese capirono che, per fare in modo che la gente volesse beni che non aveva mai desiderato prima, dovevano creare ”il consumatore insoddisfatto”. La General Motors allestì campagne pubblicitarie per far sì che la gente fosse insoddisfatta dell’auto posseduta. La nuova missione delle imprese era ”creare i bisogni che si vogliono soddisfare”.
• Nel 1929 il consumismo aveva preso il sopravvento negli Stati Uniti. Una ricerca della Commissione presidenziale sui cambiamenti economici concludeva che «i desideri sono insaziabili; ogni desiderio soddisfatto apre la strada a un nuovo desiderio. La conclusione è che, di fronte a noi, si aprono panorami economici sterminati, e che la soddisfazione di nuovi desideri creerà immediatamente desideri sempre nuovi da soddisfare...».
• In origine la Coca-Cola era commercializzata come rimedio contro il mal di testa. Asa Chandler ne acquistò il brevetto da un farmacista argomentando che «chi soffre cronicamente di mal di testa potrebbe acquistarne una alla settimana. La maggior parte della gente non ne acquisterebbe più di una all’anno. Però c’è una malattia della quale tutti soffrono quotidianamente, per sei-otto mesi all’anno, che potrebbe essere alleviata dalla Coca-Cola, per manifestarsi nuovamente nel giro di qualche ora: la sete».
• Lo storico del lavoro Harry Braverman sintetizza così lo spirito commerciale del tempo: «Lo status non risiede più nella capacità di fare cose ma nella capacità di acquistarle».