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 1999  gennaio 16 Sabato calendario

T. Rex e il cratere dell’Apocalisse

• Per indicare l’era dei dinosauri, i geologi usano il termine Mesozoico, o era media della vita degli animali. Il terzo periodo del Mesozoico è il Cretaceo, che viene dopo il Triassico e il Giurassico. La fine del periodo detto Cretaceo corrisponde a 65 milioni di anni fa. In quel periodo accadde "qualcosa" che interruppe l’evoluzione producendo l’estinzione di un gran numero di forme animali e vegetali, compresi i dinosauri. Quest’interruzione della storia della vita sulla Terra è usata dai geologi per segnare il limite tra Cretaceo - ultimo periodo del Mesozoico - e il Terziario, primo periodo del Cenozoico, e si definisce KT.
• La maggior parte degli asteroidi del nostro sistema solare resta nella fascia compresa tra Marte e Giove, e la maggior parte delle comete orbita intorno al Sole molto al di là di Plutone. Ma 65 milioni di anni fa un asteroide o una cometa, comunque una massa probabilmente del diametro di una decina di chilometri di diametro, a una velocità di 30 chilometri al secondo entrò nell’atmosfera terrestre e colpì il pianeta nella zona che adesso corrisponde alle pianure costiere dello Yucatan, in Messico.
• Secondo i geologi quel corpo celeste era più alto dell’Everest, aveva una sezione trasversale equivalente all’area occupata da Milano e un volume pari a quello di tutti gli edifici degli Stati Uniti messi insieme. La sua energia cinetica (velocità) prima dell’urto con la Terra era equivalente all’esplosione di 100 milioni di megatoni di tritolo: una bomba all’idrogeno ha potenza pari a un megatone di tritolo (l’arsenale nucleare del mondo, all’apice della guerra fredda, era di circa diecimila bombe di tale potenza).
• rnD1]/io di secondi il corpo celeste penetrò buona parte dell’atmosfera, comprimendo con un gigantesco boato l’aria e scaldandola fino a temperature quattro o cinque volte maggiori di quelle del Sole. Quando il corpo toccò la Terra, si diramarono due onde d’urto: una procedette nel basamento roccioso della crosta terrestre, passò attraverso uno strato di calcare spesso tre chilometri e raggiunse la crosta granitica dove distrusse la struttura cristallina dei minerali. Nel frattempo giunse la seconda onda d’urto, quella di ”risposta”, che investì il corpo celeste. Così, mentre affondava creando un cratere, il corpo celeste vaporizzò e il cratere emise vapori incandescenti e frammenti solidi che ricaddero sulla Terra a centinaia di chilometri.
• Il cratere, nel frattempo aveva raggiunto la profondità massima di 40 km, troppi per una roccia debole come quella terrestre: il centro del buco cominciò a innalzarsi mentre le pareti esterne crollavano su se stesse. Nel raggio di migliaia di chilometri tutto fu annientato. Mentre le foreste bruciavano, nel Golfo del Messico si formò un’ondata alta circa 1 chilometro che avvicinandosi alla costa si trasformò in un gigantesco muro d’acqua. Agli effetti immediati dell’impatto seguì il buio: per mesi la Terra restò schermata da una enorme nuvola di polvere densa.
• Dopo che la polvere si fu depositata al suolo, vapore acqueo e anidride carbonica liberati nell’atmosfera in quantità enormi causarono un effetto serra che innalzò la temperatura a livelli insopportabili. Poi vennero le piogge acide: l’azoto contenuto nell’aria per effetto del calore si liberò e si ricompose fino a formare acido nitrico che piovendo dal cielo uccise piante e animali e dissolse le rocce.
• I ricercatori "leggono" l’età dei ritrovamenti nelle sezioni trasversali della crosta terrestre basandosi su dosaggi di particolari elementi chimici, per esempio l’iridio. Lo studio della "posizione" dei fossili rende anche possibile datare la scomparsa e le evoluzioni delle forme di vita.
• Alcuni paleontologi sono convinti che i dinosauri scomparirono piano piano, e non per via di un evento drammatico come il KT. Il ricercatore, Chuck Pillmore, però ha trovato molte orme di dinosauro Tyrannosaurus Rex perfettamente conservate, un metro sotto i sedimenti riconducibili al KT e nessuna sopra.
• Gli invertebrati marini più "famosi" che si sono estinti al limite KT, cioè dopo l’impatto del meteorite, sono le ammoniti, gli affioramenti più importanti per la ricerca si trovano in Spagna, sulle coste settentrionali.
• Fino al 1980 gli studiosi hanno identificato sulla crosta terrestre meno di 100 crateri da impatto. Per la maggioranza di questi siti era semplice escludere che si trattasse di quello "giusto" a causa delle dimensioni troppo piccole, al massimo qualche decina di chilometri: si calcolava che per ottenere il genere di disastro avvenuto sul pianeta il cratere dovesse avere almeno 150/200 chilometri di diametro
• Il fatto che l’impatto si sia verificato nelle acque basse lungo la costa ha depistato a lungo, per tutti gli anni Ottanta gli scienziati hanno cercato il sito dell’impatto senza successo. Una traccia molto importante è venuta dallo studio delle "sferule", granelli di roccia simili a sabbia trovati nella zona del limite KT in Spagna: le sferule, esaminate, hanno mostrato di essere composte da cristalli dendritici, molto rari nella struttura di un granulo minerale. Si tratta di "roccia fusa" a causa degli effetti dell’impatto.
• Le stesse sferule, ma soprattutto una formazione di roccia "da deposito di tsunami" hanno indicato agli scienziati il sito giusto: nel Messico nord-orientale hanno trovato un letto di fiume prosciugato chiamato Arroyo el Mimbral che era pieno di sferule, legno fossile e foraminiferi. Quella zona, alla fine del Cretaceo e inizio del Terziario era nel Golfo del Messico. Nelle sferule di Mimbral gli scienziati hanno trovato vetro: il segno di un calore che ha fuso rocce e minerali.
• A cavallo tra il 1991 e il 1992 si è stabilito che il "cannone fumante", cioè il centro dell’impatto, era il cratere di Chicxulub, in Messico. Il cratere sepolto si "manifesta" con una serie di cerchi concentrici di variazione del campo gravitazionale ma anche con la posizione dei "cenotes", piccoli laghi sorgivi rotondi che permettevano l’approvvigionamento d’acqua al tempo dei Maya.