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 2000  maggio 13 Sabato calendario

Uscita di sicurezza in Ignazio Silone

• Tradimento. «Tutte le mie preghiere di collegiale concludevano allora in una sola domanda di grazia: "Mio Dio, aiutami a vivere senza tradire"».
• «Non si potrebbe approfittare del fatto che tutto il paese dorme per fare il socialismo?». «Non credo» dovetti rispondere «veramente non credo, anche se tutto il paese dorme, che una sola notte possa bastare per fare il socialismo».
• Destino. «Le donne andavano in chiesa a pregare per la pace, ma gli uomini sapevano che col destino l’impazienza non serve».
• Terremoto e dopo-terremoto. «Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto (del 1916 - ndr.), e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l’origine della convinzione popolare che, se l’umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra».
• Emigranti. «In quell’epoca, la maggiore risorsa delle famiglie povere della contrada erano le rimesse degli uomini emigrati in America. Nella grossa borsa di cuoio di Nicola il postino, le lettere col timbro di Filadelfia o di Pittsburgh prevalevano di gran lunga su quelle provenienti da Milano o da Torino. Le più attese erano naturalmente le lettere sigillate come le reliquie dei santi, con numerosi timbri di ceralacca rossa. Molte madri di famiglia, prima di aprirle, le baciavano con devozione e si facevano il segno della croce. Contenevano, sì, del denaro, ma rappresentavano anche le privazioni, le fatiche, la fedeltà della persona cara da cui provenivano. A causa della sua funzione, Nicola il postino aveva finito con l’assumere agli occhi delle famiglie l’aspetto benevolo di messaggero della Provvidenza, cui ben corrispondeva d’altronde il suo carattere servizievole e pio. Non soltanto egli recava la corrispondenza, ma, ai destinatari analfabeti, leggeva e prendeva accordi per la risposta».
• «I cafoni non sono persone ignoranti?» chiese don Orione. «Essi sanno d’aver fame, che è l’essenziale» risposi.
• Meridionali. «Bisogna tener conto che la povertà economica delle province meridionali offriva scarse possibilità di sviluppo ai giovani che ogni anno a migliaia uscivano dalle scuole. La sola nostra grande industria era allora l’impiego di Stato. Ciò non richiedeva eccezionali qualità d’intelligenza, ma docilità di carattere e conformismo politico. I giovani meridionali, cresciuti in un ambiente come quello, se avevano un minimo di fierezza e una qualche umana sensibilità, tendevano naturalmente all’anarchia e alla rivolta. L’accesso all’impiego di Stato comportava dunque per essi, ancora sulla soglia della gioventù, una rinunzia, una capitolazione, e la mortificazione dell’anima. Perciò si usava dire, ed era il vero fondamento della società meridionale: anarchici a vent’anni, conservatori a trenta».
• Ridere. «E’ molto importante, per giudicare un regime, sapere di che cosa ride» (Ignazio Silone).
• Ex comunisti. «’La lotta finale” ho detto un giorno a Togliatti ”sarà tra i comunisti e gli ex comunisti”. Questa affermazione è stata in seguito variamente discussa. Eppure il senso che vi attribuivo era semplice. Sarà l’esperienza del comunismo, intendevo dire, a uccidere il comunismo».
• Valori. «Quanto più le "teorie" socialiste pretendono di essere "scientifiche", tanto più esse sono transitorie; ma i "valori" socialisti sono permanenti. La distinzione fra teorie e valori non è ancora abbastanza chiara nelle menti di quelli che riflettono a questi problemi, eppure mi sembra fondamentale. Sopra un insieme di teorie si può costituire una scuola e una propaganda; ma soltanto sopra un insieme di valori si può fondare una cultura, una civiltà, un nuovo tipo di convivenza tra gli uomini».
• Lotta. «Si può, per il successo della lotta, dimenticare i motivi per cui siamo scesi in lotta?».
• Lutto. «Vengo da una contrada dove il lutto si porta più a lungo che altrove» (Ignazio Silone).
• Nevrosi. «Ci si libera del comunismo come si guarisce da una nevrosi» (Ignazio Silone).