Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 7 febbraio 2000
Venerdì scorso Gianni Agnelli, intervenendo a una riunione di manager Fiat, ha smentito tutti i giornali italiani che in settimana avevano dato per imminente l’annuncio dell’alleanza con Daimler-Chrysler: «Allearsi non è un obbligo»
• Venerdì scorso Gianni Agnelli, intervenendo a una riunione di manager Fiat, ha smentito tutti i giornali italiani che in settimana avevano dato per imminente l’annuncio dell’alleanza con Daimler-Chrysler: «Allearsi non è un obbligo». Il rialzo delle azioni Fiat provocato dalle voci sull’accordo si era comunque già arrestato (titolo sospeso per eccesso di ribasso) dopo un comunicato di Fiat Auto che smentiva contatti privilegiati con partner stranieri.
• Il 18 febbraio si riunisce il consiglio d’amministrazione Fiat per esaminare i conti dell’ultimo trimestre ’99 (non sono brillanti). Tre giorni dopo ci sarà un incontro con gli analisti. All’ordine del giorno potrebbero esserci anche le alleanze internazionali.
• Il mercato dell’auto sta andando bene. Auto nuove immatricolate nel mese di gennaio 2000: 267.200 (+18.4 per cento rispetto allo stesso mese del ’99). Per il 60 per cento dei concessionari italiani la domanda di automobili si mantiene da parecchi mesi su alti livelli, il 63 per cento di loro prevede buoni affari anche in futuro, due concessionari su dieci sono sicuri di un ulteriore aumento delle vendite. Composizione per marca delle nuove vetture: gruppo Fiat (Alfa Romeo, Lancia, Autobianchi) 104.450 unità (+41.4 per cento), Opel 24.770 unità (+5.4 per cento), Ford 20.600 (+19.4 per cento), Volkswagen 21.700 (-5.6 per cento). Auto più venduta nel segmento benzina: Fiat Punto 35.177 unità.
• Per la Fiat scegliere un partner è un obbligo non rinviabile. Quasi tutti gli analisti del settore concordano che tra cinque anni i produttori auto saranno sei (al massimo sette) e sono pochi quelli che mettono la Fiat nel gruppo dei sopravvissuti. Sicuri: General Motors, Ford, Toyota, Daimler-Chrysler e Volkswagen. «Dunque per la Fiat (2.5 milioni di auto vendute contro i 4 della Daimler- Chrysler) il problema sta tutto racchiuso in tre domandine semplici semplici e strettamente concatenate: con chi sposarsi, quando e a quali condizioni».
• Ma il matrimonio non deve essere deciso troppo in fretta. Anzi, per la Fiat sarebbe conveniente lasciare passare ancora un po’ di tempo. La casa torinese esce da un anno grigio (fine degli incentivi e crisi dei mercati sud-americani, sopratutto quello brasiliano), mentre nel 2000 la ripresa del mercato automobilistico e il lancio di due nuove vetture (nuova Punto e Multipla) potrebbero portare l’utile da 712 miliardi (1999) a 1.955. «Insomma tra sei mesi la Fiat potrebbe presentarsi con il vento in poppa e strappare condizioni matrimoniali che oggi difficilmente otterrebbe».
• Pretendenti e scalatori. Ford: poco interessata perché già presente in Europa dopo aver soffiato la Volvo proprio alla Fiat (in più copre tutta la gamma produttiva). Francesi: sarebbero un doppione della Fiat e inoltre mantengono (grazie al controllo statale) una gelosa autonomia (la Renault, che viene data da tutti per spacciata, ha anche trovato le risorse per andare a caccia della Nissan). Volkswagen: stessi motivi (anche se ha una dimensione produttiva e di marchi più alta). Giapponesi: sono tutte malandate. Bmw: è leader della gamma alta delle cilindrate, un accordo sarebbe molto conveniente per entrambe, ma gli Agnelli non vanno d’accordo con i Quandt (la famiglia che controlla l’azienda tedesca). Daimler-Chrysler: è il più serio pretendente, il gruppo tedesco-americano è forte nei modelli di fascia alta, quello italiano nelle utilitarie, insieme avrebbero il massimo di compenetrazione di mercato e di prodotto. Dal punto di vista azionario hanno in comune un socio forte e influente: la Deutsche Bank.
• Che cosa deve pensare una Fiat che oggi vale 20 mila miliardi in meno di quindici anni fa e che vede ogni giorno declinare la propria influenza? «Finora gli Agnelli sono stati gli Agnelli per tre ragioni. In primo luogo perché, nonostante svariate bizzarrie, si sono rivelati colti, coesi e disciplinati. L’avvocato ripete spesso ”qui si comanda uno alla volta”. All’inizio del suo secondo secolo la famiglia è un po’ meno coesa perché è ormai numerosa e ha perso il leader del domani: Giovanni Alberto. In secondo luogo hanno scelto di essere il perno industriale di un sistema di potere finanziario centrato sulla Mediobanca di Enrico Cuccia che nell’Italia autarchica del ’900 è stato sufficiente a preservare la proprietà. [...] In terzo e non ultimo luogo, la Fiat ha rappresentato il cuore manifatturiero del paese, il concentrato del suo sapere industriale, la maggior fonte di lavoro dopo lo Stato. E questo primato ha generato una rendita di posizione politica che ha schierato i governi al suo fianco».
• La Fiat non è più la prima in Europa. a malapena settima, sotto minaccia di una scalata ostile. Capitalizzazione della Fiat: 27 mila miliardi (gli Agnelli controllano il 30 per cento dei diritti di voto nel cda). «Nell’auto perde soldi e la nuova Punto, sulla quale l’amministratore delegato Paolo Cantarella si gioca l’osso del collo, dovrà comunque sopportare la concorrenza dei giapponesi, dei coreani nonché l’interesse di Mercedes e BMW per le ”piccole”».
• La Fiat è ancora il primo gruppo industriale del paese. (Il suo fatturato rappresenta il 4,4 per cento del Pil). «Ma tutto ciò può contare poco se auto e camion capitalizzano in Borsa tanto quanto le guide telefoniche, o giù di lì. In questo momento essere gli unici a comprare aziende negli Usa, come ha fatto Fiat con i trattori Case e l’automazione Pico, conta meno che lanciare un’Opa sulla Buffetti, contabilità e registri, come ha fatto la Seat Pagine Gialle».
• Una famiglia Agnelli disimpegnata dall’auto potrebbe puntare in modo serio al settore comunicazione, ma prima deve vincere la guerra con il nemico Romiti. La Hdp, finanziaria che controlla il ”Corriere della Sera” (sottostimata secondo gli analisti di borsa) è presa da qualche settimana di mira da speculatori e compratori. Secondo ”Panorama” sarebbe in corso un tentativo di scalata da parte di tre soggetti alleati: Roberto Colaninno, la Ifil di Umberto Agnelli e la Seat. La Seat, società delle Pagine Gialle che capitalizza in borsa più della Fiat (11.4 miliardi di Euro contro 11.2) si è da poco comprata ”Virgilio” (il primo motore di ricerca italiano in Internet) e avrà sempre più bisogno dei contenuti editoriali della Rcs. Stessa strategia quella di Tin.it, prossima alla quotazione e bisognosa di una library (contenuti) che ne garantisca lo sviluppo. «Il blitz sulla holding comporta una prima immediata conseguenza: rompe il duopolio che governa Hdp, il muro contro muro che opponeva la Fiat all’asse Mediobanca-Romiti. Due schieramenti agguerriti, che si fronteggiano con pari eserciti e munizioni. [...] Torino ha già fatto la sua scelta dichiarandosi neutrale: non ha intenzione di dare battaglia, ma nemmeno di vendere il suo pacchetto. L’atteggiamento degli Agnelli è chiaro: accettiamo di ridurre la nostra presa sul quotidiano di via Solferino, purché ciò non vada a vantaggio del nemico Cesare Romiti».
• Dopo aver appreso i dati di bilancio dell’ultimo anno (7 miliardi e 200 milioni di dollari di profitti) il management della Ford ha deciso di premiare i 350 mila dipendenti del gruppo concedendo a ognuno di loro un pacchetto per l’accesso a Internet. Con 5 dollari al mese d’affitto avranno a disposizione per tre anni un computer (Hewlett Packard dell’ultima generazione), una stampante a colori e un corso per imparare a usare gli apparecchi. «Con questo piano Ford mostra di essere l’azienda autoveicolistica mondiale più avanzata nella comprensione delle potenzialità del fenomeno Internet. Il telelavoro, la videoconferenza, la rivoluzione dei processi d’acquisto, la progettazione, il cambiamento radicale delle reti distributive, la riformulazione del concetto tradizionale di veicolo saranno interessati dallo sviluppo di Internet e dei suoi derivati e Ford dimostra con i nuovi provvedimenti di aver capito bene che in questa materia non bastano gli interventi parziali».
• Il ”New York Times” vuole quotare in borsa il proprio sito Web, il ”Corriere della Sera” non ha ancora quotato se stesso. Ferruccio de Bortoli: «L’innovazione non è tra le priorità del paese. Forse siamo destinati a restare un popolo di albergatori».
• Solo cinque anni fa la Fiat contendeva alla Volkswagen la leadership europea e concorrenti come la Renault erano dati per spacciati. «Ora il simbolo dell’industria italiana può finire in mani straniere, sia pure con la soluzione più prestigiosa (e redditizia) per gli Agnelli. Attenzione, non si tratta di invocare antichi protezionismi. Ma di capire che se non si negozia da posizioni di forza, non emigrano solo stabilimenti, quote di mercato e posti di lavoro (il che è doloroso) ma, sopratutto nel mondo della comunicazione, il nostro stesso futuro. Il che è anche peggio».