Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 23 marzo 1998
Gli oleodotti perdono lo 0,1 per cento del petrolio che trasportano
• Gli oleodotti perdono lo 0,1 per cento del petrolio che trasportano. Nel Mar Caspio (piccolo e chiuso) si arriverà ad estrarre ogni anno circa 70-80 milioni di tonnellate di greggio: almeno 700 mila finiranno in acqua estinguendo ogni forma di vita. Per lo stesso motivo nel Mare del Nord ogni anno muoiono 450 mila uccelli. Nel Caspio vive l’80 per cento della popolazione mondiale di storioni.
• «Il Caspio non è un problema economico, geologico o ingegneristico, ma un problema geopolitico di primaria importanza» (James Baker, già Segretario di Stato americano, ora consulente legale di importanti compagnie americane).
• La scorsa estate 500 uomini dell’82mo paracadutisti dell’Esercito americano hanno partecipato ad un’esercitazione militare internazionale in Kazakhstan. Era presente anche il comandante del Comando Atlantico degli Stati Uniti, il generale dei marines John Sheehan.
• Dal 6 all’11 marzo la Cecenia ha chiuso al transito il proprio tratto (153 chilometri) dell’oleodotto russo Baku-Novorossisk. Motivo: ottenere dalla Russia il pagamento per l’uso della linea.
• Per aggirare il territorio della Cecenia e sfuggire a possibili ricatti, la Russia ha iniziato la costruzione di un oleodotto lungo 280 chilometri attraverso il Daghestan. Costo previsto: quasi 220 milioni di dollari. Tra i principali sostenitori della nuova linea c’è il Primo Ministro Boris Nemtsov.
• « molto stupido costruire un oleodotto attorno alla Cecenia. Solo uno stupido butterebbe via così il suo tempo» (Rousbek Bisoulatanov, ex ministro dell’agricoltura ceceno durante un meeting all’Università di Harvard). «Un grande stratega come Nemtsov dovrebbe sapere che ai ceceni e ai daghestani basta una sola notte per unirsi e far saltare in aria le condutture» (Magomedkhan Magomedkhanov, ambasciatore itinerante del Daghestan).
• Alla fine di febbraio la Russia ha concesso al petrolio azero l’esenzione dai diritti di transito nel porto di Novorossirsk, 1 milione e mezzo di dollari l’anno (traffico del 1997: 120 mila tonnellate, 2 milioni quelle previste per il 1998, più del doppio tra il 1999 e il 2000). L’esenzione rafforza la posizione della compagnia di stato russa Transneft, proprietaria dell’oleodotto, e rende più conveniente il petrolio russo (attraverso Novorossisk ne viene esportato circa il 40 per cento). Per lo stesso scopo i diritti di transito nel porto russo sono scesi lo scorso anno da 2,6 a 2,3 dollari per tonnellata. Nei prossimi cinque anni scenderanno a 40 centesimi di dollaro la tonnellata.
• Mantenere e rinnovare l’oleodotto Baku-Novorossisk costa 1 miliardo e mezzo di dollari, 2 miliardi quello Baku-Supsa (Georgia). Costruire la linea Baku-Ceyhan (dall’Azerbaijan alla Turchia) costerebbe 3 miliardi di dollari, il prezzo per barile del greggio aumenterebbe di 1 dollaro e mezzo. L’aumento sarebbe giustificato solo dalla decisione turca di chiudere definitivamente il Bosforo al passaggio delle petroliere.
• «Non c’è alcuna possibilità che nel 1998 venga firmata una commessa per l’oleodotto Baku-Ceyhan. Per il consorzio Aioc sarebbe una follia impegnarsi nella costruzione ora che nell’area c’è un alto grado di incertezza. Ciò non significa che non si tratti un’ottima soluzione, ma per ora servono flessibilità e apertura di vedute. Qualche certezza potremo averla solo tra la fine del 1999 e il 2000. La Turchia rimane un paese di cruciale importanza per l’area caucasica. L’ennesimo rifiuto che ha ricevuto dall’Unione europea conferma l’importanza per gli Stati Uniti di sostenerne il ruolo e le ambizioni nel Caspio» (Ross Wilson consigliere particolare di Steven Sestanovich ambasciatore itinerante del Dipartimento di Stato americano per i paesi della Csi).
• La Turchia è costretta a mantenere buoni rapporti con la Russia: nel 1995 i commerci con Mosca (6.300 miliardi di lire) costituivano il 6 per cento delle esportazioni totali e le imprese turche avevano ricevuto commesse per più di 18 mila miliardi di lire. Negli ultimi anni la compagnia Gama ha effettuato forti investimenti in Russia (nel settore edilizio). L’holding Enka ha grandi interessi nella costruzione del gasdotto russo ”Blue Stream” attraverso il Mar Nero (entrambe contrarie al progetto Baku-Ceyhan).
• Il primo ministro kazakho Nurlan Balgimbaev ha annunciato di aver trovato un accordo con la Russia sullo status legale del Mar Caspio: Mosca avrebbe finalmente accettato la divisione in settori.
• «L’estrazione del petrolio nelle acque territoriali dell’Azerbaijan è un affare interno di quel paese e la rotta degli oleodotti che lo trasporteranno riguarderà esclusivamente le compagnie coinvolte. La Russia parteciperà alle decisioni e alla costruzione delle linee solo se invitata. Dove passeranno e chi le costruirà dipenderà solo da fattori economici e non politici» (Viktor Chernomyrdin, Primo ministro russo, il 15 marzo).
• La banca d’investimenti americana Ex-Im Bank (’Export-Import Bank of the United States”) ha concesso alla ”Banca di Stato per gli affari con l’Estero” del Turkmenistan un prestito a lungo termine di 96 milioni di dollari. Altri 84 milioni di dollari saranno finanziati da banche israeliane e della Repubblica Ceca. Scopo del finanziamento: l’acquisto di attrezzature per gasdotti necessarie a rimodernare la rete turkmena. La Ex-Im Bank è un istituto governativo federale che tutela l’occupazione negli Stati Uniti finanziando le esportazioni di beni e servizi americani (l’operazione ha salvato 350 posti di lavoro in New Jersey, Colorado e New York).