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 1999  febbraio 01 Lunedì calendario

Titoli ai primi cinque posti per performance in borsa nel 1998: Yahoo, Cmg Information, Mindspring Enterprises, Earthlink, Network, Amazon

• Titoli ai primi cinque posti per performance in borsa nel 1998: Yahoo, Cmg Information, Mindspring Enterprises, Earthlink, Network, Amazon.Com, tutti legati ad attività via Internet. «C’è da chiedersi se l’enorme, incredibile capitalizzazione di Borsa di alcune aziende nate solo pochi anni fa, che operano nella gestione delle reti Internet e dell’informazione sia un fuoco di paglia o un fenomeno reale».
• ”America Online” (più grande provider americano), 10 mila dipendenti, fatturato annuale 3 miliardi di dollari, vale in borsa 67 miliardi di dollari, General Motors, prima azienda industriale americana, 600 mila dipendenti, ne vale 52. ”Yahoo!” (ha recentemente comprato per 4.5 miliardi di dollari Geocities), ha 600 dipendenti, un fatturato di 200 milioni di dollari (come una media azienda italiana), ma capitalizza in Borsa 33.9 miliardi di dollari (poco meno della Boeing, che ha 230 mila dipendenti e fattura 50 miliardi di dollari l’anno). ”Amazon.Com”, libreria (e non solo) via Internet, vale 25.4 miliardi (le sue azioni crescono del 10% ogni giorno nonostante non siano mai stati distribuiti profitti e vi siano state perdite operative per 21 miliardi di dollari). ”Marketwatch.com” (società che fornisce gratis notizie e servizi per il mondo finanziario) ammessa alle contrattazioni del Nasdaq (il secondo mercato borsistico americano) il 15 gennaio 1999 alle 9:30 (orario dell’apertura contrattazioni) valeva 17 dollari, dopo mezz’ora era salita a 130 chiudendo la giornata a 80.5 con un incremento del 474%.
• Dal collocamento delle azioni di Altavista (motore di ricerca) Compaq valuta di ricavare almeno 2 miliardi di dollari. Così come successo ad altri motori di ricerca (Yahoo, Excite), Altavista (12° nella graduatoria mondiale come numero di contatti) sarà trasformato in un ”portal” ovvero un sito per l’accesso a Internet con negozi on-line, informazione e servizi.
• La fusione tra ”At Home” (servizi Internet ad alta velocità lungo linee telefoniche digitali e cavi televisivi, a detta degli esperti sarà il sistema di trasmissione del futuro) e ”Excite” (motore di ricerca), annunciata il 19 gennaio, è la più grossa operazione rigurdante titoli Internet: 6.7 miliardi di dollari. «L’elemento straordinario risiede nella totale sproporzione tra il valore delle aziende e la loro dimensione: la At Home pagherà 6.7 milirdi di dollari in azioni proprie per rilevare un’azienda che nei primi 9 mesi del 1998 ha fatturato solo 100 milioni di dollari e ha visto salire le perdite del 40% (39.7 milioni di dollari) [...] Da parte sua la At Home, che conta 330 mila clienti, ha un giro d’affari pari a meno di un terzo di quello di Excite e una perdita più che tripla (115.8 milioni di dollari).
• In Borsa si sconta sempre il successo probabile e si paga un premio per il profitto futuro. «La scommessa è che tra queste aziende ci sia la futura Microsoft, anche perché quando i profitti cominceranno a manifestarsi, le società e lo stesso settore potranno contare su una struttura aziendale molto snella e flessibile il cui funzionamento non poggia sulle vecchie strutture industriali più rigide e più difficilmente adattabili, ma più semplicemente sulle ”idee” degli operatori del settore [...] Perché le speranze e le scommesse abbiano successo occorrono fatti concreti a sostegno delle probabilità di successo. E il fatto più concreto sta oggi nelle vendite a cavallo della stagione natalizia: il volume di affari smistato attraverso il commercio elettronico è aumentato aldilà delle più rosee previsioni a un totale di 3.5 miliardi di dollari, pari al 45 % del totale delle vendite on line per tutto il 1998 in America [...] Ma il vero punto vincente di queste aziende sta nel fatto che non sono molte. Ciascuna ha cercato di specializzarsi in un settore, ciascuna si trova molto più avanti del concorrente commerciale tradizionale...».
• Previsioni sull’andamento del commercio elettronico: 15 miliardi per la fine del 1999, 150 miliardi entro il 2003.
• La linea aerea americana Delta ha annunciato che chi non acquisterà i suoi biglietti via Internet pagherà una penale di un dollaro per biglietto.
• Un business ad elevatissima mortalità che quando implode provoca morti e feriti «Il boom borsistico esploso a Wall Street nel 1995 non ha impedito che una gran parte delle società Hi-tech chiudesse i battenti. Basti dire che su dieci imprese legate a Internet solo tre riescono a sopravvivere. Dunque, un business ad elevatissima mortalità, che quando implode provoca morti e feriti soprattutto in Borsa».
• «Nei prossimi anni molti fattori, tra cui in Italia, in particolare, l’alleggerimento del debito pubblico, contribuiranno a convogliare ingenti risorse finanziarie verso il capitale di rischio [...] Il mercato azionario italiano quintuplicherà la sua dimensione entro il 2005 per portarsi in un rapporto capitalizzazione/Pil (130%) più vicino a quelli dei mercati anglosassoni» (Paolo Basilico, amministratore delegato della Giubergia-Warburg).
• Economisti e analisti si sono domandati perché i valori azionari crescono più dell’andamento dei profitti delle società. Risposta: «Gli investitori sono disposti a pagare un prezzo maggiore per le azioni perché si fidano dell’economia produttiva più dei titoli di Stato e dei depositi bancari, confortati in questa loro scelta dal migliore rendimento garantito dagli aumenti delle quotazioni indotti da una domanda crescente. Il ragionamento presuppone che questa domanda resti tale da far lievitare in via permananente i valori di Borsa».
• C’è una logica nei valori stratosferici di alcuni titoli del settore, anche se non mancano gli eccessi. «Le dimensioni di questo mercato sono talmente grandi da aver creato degli enormi potenziali di crescita dei titoli Internet. Alcune di queste piccole aziende, i cui prezzi azionari sono volati alle stelle avranno successo, giustificando prezzi ancora più alti. Ma la grande maggioranza è destinata a fallire ed è questo il modo in cui operano i mercati».
• A volte le idee hanno più peso delle attività industriali. possibile che American On Line, con tre milioni di dollari di fatturato capitalizzi a Wall Street più di General Motors che di miliardi ne fattura 130? «Certo il boom in qualche caso è esagerato. Ma forse dobbiamo anche noi imparare a guardare ai titoli (e come diceva un mio amico americano anche a scrivere i bilanci) in maniera differente. A volte le idee hanno più peso delle attività industriali. Wall Street compra l’intangibile, un valore ipotetico proiettato al futuro, aprendo una cambiale in bianco al management di queste aziende e alle sue visioni. Tocca poi ai vertici delle società ipervalutate trasformare le idee in asset reali, con acquisizioni facilitate dal valore stesso che le loro imprese hanno in borsa» (Elserino Piol, imprenditore ed esperto dei mercati hi-tech).
• La Borsa è lungimirante? «La Borsa è lungimirante: non ci sono utili nel 1999? Ce ne saranno nel 2000; e se non bastano per giustificare i valori della società? Si guardi a quelli del 2001 [...] Quel che conta, oggi, è la creazione di valore generata dalle fusioni. A si vuole fondere con B per conquistare massa critica e sfruttare le sinergie: A compra B pagando con azioni proprie. Nella Borsa di oggi i soldi non servono; si paga tutto in azioni. Gli investitori, quindi, esultano appena sentono odore di fusione; esultano i manager..., esultano le banche d’investimento, le cui parcelle sono proporzionali alla dimensione delle imprese che si fondono; esultano banche e fondi, perché, se raddoppiano i valori di Borsa raddoppiano le commissioni; esulta perfino il fisco, nel vedere che il gettito aumenta. Ma la gente paga sorridendo. A chi nuoce il toro in borsa? A nessuno, pare [...] Ma forse questi anni passeranno alla storia come ”la bolla speculativa di fine secolo”. Che quando scoppierà farà molto male».