Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 2 febbraio 1998
Per la post-femminista Camille Paglia l’ultimo scandalo sessuale di Clinton è una sorta di vendetta personale
• Per la post-femminista Camille Paglia l’ultimo scandalo sessuale di Clinton è una sorta di vendetta personale. «Fui l’unica leader femminista americana a tifare pubblicamente Paula Jones, nel ’94 – spiega al ”Corriere della Sera” la scrittrice italo-americana – mentre l’establishment femminista asservito al partito democratico l’abbandonò. Difendendo invece Anita Hill, che aveva molte meno prove. Adesso ci risiamo e tutta l’America mi dà ragione».
Come spiega il silenzio delle femministe e degli amici di Clinton sullo scandalo Lewinsky?
«Non si tratta più di un’esotica cabarettista o di una ”astratta” segretaria di provincia ma di una giovane ed innocente neolaureata, simbolo dell’America bianca e facoltosa che ogni anno manda i propri figli a fare stage di lavoro in ditte e ministeri. Poteva capitare a chiunque, insomma. Per questo il muro di silenzio tra i fedelissimi del presidente Bill Clinton come Diane Feinstein, Barbara Boxer e Ted Kennedy. Un silenzio che permette ai media di infierire senza pietà contro un presidente solo ed indifendibile».
(Camille Paglia a Alessandra Farkas)
• Ci fu una notte in cui ad Amber Arnold il mondo sembrò, per la prima volta, un bel posto. Lei era sdraiata sul letto, dune di lenzuola sui bordi, un rap, ma basso, in sottofondo, e Face.
Nushawn Williams, detto Face, che si alzava e cucinava per lei uova e caffè alle tre di notte e intanto continuava a parlare. Le raccontava la sua vita, le diceva come si era procurato quella cicatrice di venti centimetri nel braccio, cosa significava avere, ancora e per sempre, una pallottola nella gamba; in che modo, appena due anni prima, aveva aiutato un amico ad ammazzare un uomo con un machete. Poi le portava il piatto fumante, le stendeva accanto il suo corpo ferito e lei pensava che gli avrebbe perdonato tutto. Perfino se lui si fosse sollevato, l’avesse guardata negli occhi e le avesse detto: «Ho l’Aids e ti ho contagiato». Lui non lo disse, ma lo fece. E lei, adesso che lo sa, ha, come da programma, perdonato.
• Come può essere maturato, se è vero, uno scandalo del genere?
«Clinton è uno stakanovista che lavora giorno e notte in maniera ossessiva, forse per sfuggire alla propria vita interiore e ai pensieri negativi su se stesso. Ignora cosa sia il tempo libero e va in vacanza per forza, costretto dagli uffici stampa. George e Barbara Bush l’avevano messo in guardia: ”Esci dal tritacarne della Casa Bianca, stai attento”. Ma lui evita persino i party nei salotti del potere di Georgetown, il quartiere elegante della capitale. Al punto da far imbestialire Sally Quinn, moglie dell’ex direttore del ”Washington Post” Ben Bradlee e regina incontrastata della mondanità washingtoniana».
(Camille Paglia a Alessandra Farkas)
• Amber è una delle decine di ragazze in fila davanti alla County Health Department Clinic di Jamestown, New York, in attesa di sapere se deve morire. Una delle settanta ragazze tra i tredici e i vent’ anni con le quali Face, che adesso chiamano l’untore dell’Aids, ha avuto rapporti da quando, nel settembre del ’96, ha scoperto di essere infetto. Due di loro sono rimaste incinte, nove (per ora) contagiate dal virus. Amber ha diciotto anni, un piumino nero, un anellino infilato nella narice, le unghie dipinte di viola, una madre che non sa dov è, un padre che qualche volta viene segnalato nella contea. Passa le notti a casa di amici, dorme dove la ospitano, fa l’amore senza mai chiedere di usare il preservativo, ha amato finora, dice, un solo uomo, quello che, probabilmente, la ucciderà: Face. Dice che non le importa. Ha paura, sì, ma più per lui. Quando legge i giornali che lo chiamano «mostro» sputa per terra e li butta via: «Non lo conoscono - dice - Scrivono che ha cercato di uccidermi, non è vero, anche se lui sapeva di essere malato, in quei momenti mentiva a se stesso». E ad Amber e a tutte le altre ragazzine che seduceva in cambio di una dose di crack o di una notte di parole, rap e uova fritte. Annotava tutti i loro nomi su un quaderno con brevi note sulle esperienze condivise. «Secondo lei, cercava consapevolmente di contagiarle?» ha chiesto un giornalista televisivo alla sorella di Face. Lei ci ha pensato tre secondi poi ha risposto: «Yeah!».
Perché? «Perché è sempre stato un ragazzo cattivo, anche la nonna che lo ha allevato lo diceva sempre: un giorno Dio ti punirà».
• Cose c’entra tutto questo con l’affare Lewinsky?
«C’entra perché se non vai alle feste e non metti mai il becco fuori casa, non hai occasione di incontrare qualcuno del tuo stesso rango. Monica Lewinsky per Clinton è come Soon-Yi – la figlia adottiva di Mia Farrow – per Woody Allen e la babysitter per il povero Michael Kennedy. Una scelta di ripiego anche un po’ incestuosa, fatta da gente timorosa del mondo esterno, che finisce per sedurre un membro del proprio focolare domestico. Del suo focolare Hillary resta comunque l’indiscussa matriarca» (Camille Paglia a Alessandra Farkas).
• Lo ha fatto un mattino di settembre del ’96, quando, tramite un medico di Brooklyn, gli ha consegnato un certificato in cui lo si dichiarava affetto da Aids. E lì il «ragazzo cattivo» è diventato un diavolo. Angelo, non lo era stato mai. La polizia iscrisse il suo nome in un registro per la prima volta quando aveva quattro anni e prese a sassate una vetrina. Prima rapina a quindici anni, violenze a sedici, spaccio di droga a diciassette, complicità in omicidio a diciotto. L’Aids a diciannove. Tentata strage a venti . Perché Face è una valanga assassina che stupisce perfino gli scienziati e che svela aspetti impensati della vita nei sobborghi americani. Il primo aspetto stupefacente è, appunto, la valanga. In un anno Face ha documentato rapporti con settanta ragazze giovanissime, ognuna di queste ha, successivamente, avuto contatti con una media di circa venti ragazzi, che a loro volta hanno passato notti con altre venticinque ragazze che...
• Che ruolo ha svolto la «First Lady» in tutta questa faccenda?
«Direi che è lei, indirettamente, la responsabile. Hillary è una donna intelligentissima, colta e di gran talento ma è anche tutta cervello e niente sensualità, al contrario del marito: un epicureo che adora mangiare, bere, far l’amore. Hillary Clinton è il prototipo della donna protestante, anestetizzata dal collo in giù, che governa l’establishment statunitense dai tempi dei pionieri: moralista, puritana, mossa da grandi ideali e soprattutto disciplinata. lei che ha in mano la frusta e ha fatto arrivare il marito alla Casa Bianca. Clinton è stufo di farsi comandare a bacchetta da una moglie identica alla madre fortissima a cui era molto attaccato».
(Camille Paglia a Alessandra Farkas)
• La catena del possibile contagio è tale che la linea telefonica istituita per dare informazioni sul caso è assaltata da decine di telefonate l’ora. Quando dicono che non è il calcio lo sport preferito dai giovani americani, non è certo al baseball che pensano come alternativa.
Il secondo aspetto stupefacente della vicenda è l’assoluta incoscienza dei ragazzi, figlia di una insospettabile ignoranza. Nella scuola locale hanno organizzato un’assemblea per discutere dell’accaduto. Un quattordicenne si è alzato e ha chiesto: «Ma esattamente com’è che si prende l’Aids?».
• un presidente con un forte problema femminile, dunque?
«Proprio così. E infatti le uniche donne con cui funziona ”sessualmente” sono quelle con cui può avere un flirt da una notte, vulnerabili, dipendenti, come Monica Lewinsky e Paula Jones. Che può controllare totalmente. Ecco spiegata la sua ossessione per il sesso orale, con cui il presidente è convinto di non tradire la moglie, madre di sua figlia: perché non avvicinandosi mai all’organo riproduttivo delle amanti pensa di non commettere adulterio».
(Camille Paglia a Alessandra Farkas)
• Il terzo aspetto che colpisce e affascina gli scienziati è la «straordinaria percentuale di realizzazione» di Face. Finora su una trentina di ragazze esaminate, ne sono risultate contagiate nove, più uno dei loro ulteriori amanti. Una media di un centro su tre, che gli esperti giudicano assolutamente inusuale e superiore a ogni statistica, tanto che qualcuno già suggerisce di considerare un nuovo fattore tra quelli che producono il contagio: la volontà del partner infetto («Yeah!» direbbe la sorella di Face).
Ma neanche questo basta a Amber e alle altre. Sedute sulla staccionata, fumano nervose, aspettano di sapere se dovranno morire nel Duemila, eppure sorridono quando ricordano Face, le notti con lui, le cicatrici che aveva, fuori e dentro.
«Lui era vivo», dice una.
«Lui aveva tante ferite da sembrare invulnerabile», dice un’altra.
«Lui mi manca», dice Amber, sputando per terra. Ha chiesto di andarlo a trovare nel carcere dove è detenuto con l’accusa, per ora, di spaccio di droga. Due giorni fa gli ha scritto una lunga lettera. Finiva dicendo: «Non posso lasciarti morire da solo. Spero mi dicano che sono malata così almeno potrò venire con te fino in fondo alla strada. Grazie per tutto quello che mi hai dato». Per l’amore, la morte, le parole e la colazione nella notte.
• Che tipo di uomo è quello che arriva a macchinazioni tanto bizzarre?
«Un uomo che ha paura delle donne e teme di esserne divorato. Il sesso orale gli permette di controllare completamente la partner, privata della facoltà di parola e ridotta a un mero strumento del proprio piacere egoista e distaccato. Alla base non c’è un problema sessuale, lo ripeto, ma un problema di madre. Clinton è un ragazzino mai cresciuto».
(Camille Paglia a Alessandra Farkas)
• Esiste un aspetto morale nell’affare Lewinsky?
«Per quanto mi riguarda no. Non attacco Clinton perché ha delle amanti e ritengo che tutti i politici importanti dovrebbero averne diritto, costituzionalmente. Ma con l’obbligo di discrezione e di non imbarazzare mai la moglie. Non si merita l’impeachment per il sesso ma per aver trasformato il cuore politico del paese in un grottesco circo di minorenni alla Animal House. Con tutte le star che Clinton conosce a Hollywood non c’è proprio motivo di cercare una relazione sessuale con una stagista nell’Ufficio Ovale».
(Camille Paglia a Alessandra Farkas)
• Cosa pensa invece di Linda Tripp?
«Da buona italiana considero il tradimento degli amici come uno dei peccati capitali. Certo, l’avvocato di Clinton, Robert Bennett se l’è cercato, dopo averle dato della bugiarda. Però Dante la punirebbe sbattendola in un girone dell’inferno. E io pure».
(Camille Paglia a Alessandra Farkas)