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 1997  settembre 08 Lunedì calendario

Signor Veres, che cosa è accaduto sabato sera? Ero davanti all’ingresso principale dell’Hôtel Ritz, in place Vêndome, con una quindicina di colleghi

• Signor Veres, che cosa è accaduto sabato sera? Ero davanti all’ingresso principale dell’Hôtel Ritz, in place Vêndome, con una quindicina di colleghi. Una guardia del corpo della famiglia Al-Fayed ci ha fatto entrare e ci ha detto: il signor Emad (detto Dodi - ndr) mi incarica di dirvi che all’uscita, dopo cena, si lascerà fotografare con la principessa. Nel frattempo vi chiede di attendere dall’altra parte della piazza» Poi però il miliardario non ha mantenuto la promessa che avrebbe potuto salvargli la vita. La notizia dell’arrivo di Lady Diana si è sparsa in fretta e dopo qualche minuto davanti all’albergo c’erano due-trecento curiosi. Evidentemente questo ha spaventato al Fayed e l’ha indotto a cambiare idea e a passare dall’uscita secondaria (Laszlo Veres, fotografo, ad Aldo Cazzullo).
• «Almeno un testimone della tragedia di Parigi ha parlato di ”sciame di moto” intorno alla Mercedes in fuga» (Enrico Arosio e Jacaranda Falck).
• «Una vettura. Alcune indiscrezioni dicono che una vettura superò la Mercedes, frenando poi, d’accordo con alcuni fotografi per permettere a loro di avvicinarsi. E che per reagire a quella frenata improvvisa la Mercedes finì contro il pilastro di cemento». «Confermo, ma non posso dire di più perché è in corso un’istruttoria». «Altre indiscrezioni dicono che i sette fotografi fermati domenica all’alba sono stati trattenuti unicamente perché conoscevano i guidatori dell’auto che frenò e dei paparazzi che inseguivano la Mercedes e che i sette si rifiutavano di fare i nomi». «Confermo» (Bernard Dartevelle, avvocato di casa Fayed, a Valerio Pellizzari).
• Di cosa sono colpevole? «”Di cosa sono colpevole?” si chiede Rumuald Rat dell’agenzia Gamma. ”Ho aperto lo sportello e ho toccato il polso di Diana. Le ho detto: ”Keep calm”, ”sta’ calma” arrivano i soccorsi. Lei pronunciava a stento cose che non capivo, aveva i suoi grandi occhi azzurri spalancati...” Poi Rat ha cominciato a scattare perché gli altri scattavano. Lo stesso atteggiamento di Christian Martinez dell’agenzia Angeli. Anche lui tocca il polso di Diana, dà un’occhiata a Dodi con il ventre sfracellato sul quale un collega ha buttato un pullover, sembra bloccato, Christian, da un improvviso senso di pietà e all’improvviso ecco che comincia a mitragliare con la Canon».
• «Diana non era cosciente... Gemeva e gesticolava in modo incontrollato... Io ho cercato di prestare aiuto alla giovane donna adagiata sul divano posteriore. Non l’ho riconosciuta immediatamente. Aveva la testa leggermente reclinata in avanti sulla spalla: una posizione molto pericolosa, nella quale è impossibile respirare se si è privi di conoscenza... Attorno alla carcassa dell’auto c’era sì una decina o una quindicina di fotografi che continuavano a scattare istantanee su istantanee senza fermarsi un attimo» (Frederic Maillez, primo medico a intervenire sul luogo dell’incidente, nel resoconto di R.E., Corriere della Sera).
• Mi rompete i coglioni. «Dal momento in cui i poliziotti sono arrivati molte persone, soprattutto dei fotografi, mitragliavano di scatti il lato posteriore destro del veicolo, dove la portiera era aperta. Un agente si precipita allora sul luogo e tenta di allontanare i fotografi che oppongono una ferma resistenza, strattonandolo violentemente, mitragliando di scatti gli occupanti e disturbando e spingendo, talvolta con forza, i poliziotti e i passanti giunti sul luogo. I fotografi continuano poi a scattare impedendo volontariamente agli agenti di soccorrere le vittime. Uno dei fotografi dichiara: ”Mi rompete i coglioni. Fatemi lavorare. A Sarajevo, i poliziotti mi facevano lavorare, provate a farvi sparare addosso e poi vedrete...”. Uno dei passanti informa un agente che tra i feriti c’è Lady Diana, e i poliziotti chiedono rinforzi per riuscire a contenere i fotografi e portare aiuto ai feriti. I pompieri chiedono a uno degli agenti di mantenere sveglia Diana parlandole e dandole schiaffetti sulle guance» (rapporto di polizia).
• «La prima cosa che ho notato sono stati i vigili del fuoco e i soccorrittori della Samu che saltavano letteralmente sul corpo di al Fayed disteso per terra, tentando di rianimarlo. Non avevo mai visto niente del genere. Uno dei due altri uomini a bordo della Mercedes, forse l’autista, aveva il viso incastrato nel parabrezza, distrutto. E Diana? Lady Diana era incastrata tra i due sedili davanti, rivolta verso il sedile posteriore, con le gambe in aria» (Laszlo Veres, fotografo, ad Aldo Cazzullo).
• «Allora ci spieghi come è andata quella notte. Mi sveglia uno dei miei reporter, mi dice: ”Sono sotto il tunnel dell’Alma, c’è stato un grosso incidente stradale, Dodi Al Fayed è morto e Diana è ferita, molto grave”. Gli ho domandato: ”Hai fatto qualcosa?”, e lui: ”Si, abbiamo scattato, c’é molto materiale”. Un quarto d’ora dopo i rullini erano su questo tavolo. Ho stampato, e ho visto. Che foto erano? Una cinquantina di scatti, ma le foto buone erano solo cinque. Buone cosa significa? Che erano nitide, vendibili. Com’era la principessa? Era bella, molto riconoscibile. Intatta, a parte un piccolo segno sull’arcata sopraccigliare. Occhi aperti, sembrava cosciente. Tentava di parlare, sembrava volesse dire qualcosa. Ma ha detto qualcosa? Chi ha scattato ha detto che ci provava, ma c’era molta confusione, i soccorritori, i primi poliziotti, gli altri reporter. E Al Fayed? Lui era impubblicabile. Sfigurato, non presentabile. E cosa è successo dopo? Un gran casino, come dite voi italiani. Io ho subito telefonato al mio contatto inglese, per vendere a una catena di giornali inglesi, un grosso gruppo. Loro erano molto interessati, naturalmente. Interessati fino a che cifra? Mezzo milione di dollari. Poi sono scesi in campo gli americani. Il ”National Inquirer” dice che lei per quelle foto ha chiesto un milione di dollari. E’ vero? Falso. Con loro ero arrivato a 500 mila dollari. Questo a che ora? Alle cinque del mattino, se non ricordo male» (Laurent Sola, capo dell’Agence de Presse L S Diffusion).
• «Domenica mattina mi trovavo in vacanza in Francia. Alle nove meno un quarto ho acceso il televisore e al telegiornale ho sentito parlare di un produttore cinematografico morto in un incidente d’auto. Per i primi cinque minuti ascoltavo il notiziario, ma non mi rendevo conto, non capivo di che si trattasse. Poi, il cronista ha detto: ”Diana aveva 36 anni”. Allora sono scattato. E che cosa ha fatto? Ho chiamato il presidente della Rusconi per dirgli che sarei rientrato a Milano. Non c’erano in tempi brevi né aerei né treni, e così sono salito su un taxi che mi ha portato in viale Sarca, al giornale. Durante il viaggio mi ha aiutato lui, il cellulare. Ho chiamato il vicedirettore Osvaldo Orlandini che si trovava in Puglia, pure lui è salito sul primo volo. Via via ho contattato i dirigenti e i redattori che erano un po’ in giro, sparsi in tutt’Italia. Sono arrivato alle due meno un quarto e ho già trovato dei grafici e qualche giornalista. Nel primo pomeriggio eravamo in dieci. In giornata sono arrivate anche le foto dalle agenzie, tutto procedeva bene ma non avevamo pensato di uscire lunedì. Volevamo fare solo uno speciale sulla tragedia, stravolgere il numero che avevamo pensato. E poi, cosa è successo? Lo abbiamo deciso la sera di domenica alle dieci, quando ci siamo resi conto che non c’era nessun motivo per non farlo. Abbiamo tirato un milione di copie» (Sandro Meyer, direttore di ”Gente” a Lucia Esposito).
• «La spesa per acquistare i diritti di riproduzione delle immagini è la voce di bilancio più pesante per quasi tutti i periodici [...] E le nuove tecnologie digitali stanno contribuendo a rendere più forte il ruolo del fotografo free-lance, che con un modem può diffondere il suo scatto senza l’aiuto di un’agenzia di distribuzione. E infatti le grandi centrali che facevano il mercato, da Sygma a Gamma a Sipa, nonostante l’esplosione del business delle immagini, stentano a far quadrare i propri bilanci».
• «Un’ora di aereo costa circa 350 mila lire. Gli informatori vanno remunerati. Per una buona attrezzatura, tra macchine, teleobiettivi computer per la trasmissione satellitare, si spendono dai 100 ai 150 milioni. Frank Doveri si è appena comprato un obiettivo Canon da 1200 millimetri del valore di 120 milioni: ne esistono quattro al mondo» (Enrico Arosio e Jacaranda Falck).
• «Sì, era istintiva. Ma mi dicono che fosse anche una furba manipolatrice della stampa. Astuta e istintiva. Ricordiamoci che aveva avuto un’infanzia molto infelice. Odiava la matrigna, la seconda moglie del padre, viveva in una cerchia ristretta, era pressoché incolta. D’altronde, da sempre l’aristocrazia terriera non educa le figlie che devono andare spose: è inutile, anzi può essere pericoloso. Solo la borghesia, la middle-class dà valore all’istruzione. Eppure, quando Diana capì di non essere amata, d’essere respinta, scoprì in sè uno speciale talento e soprattutto capì che là, fuori da Buckingham Palace e da Kensington Palace, c’erano le telecamere e le macchine fotografiche che potevano salvarla, e compensare l’amore perduto con quello di milioni di persone. Con straordinaria abilità, cominciò così a galleggiare su un mare d’amore popolare, un oceano che lei governava a piacimento, alzando o abbassando le maree a sua volontà. Perciò i media erano complici? Certo, non poteva riuscire a costruire il suo personaggio senza la tv. E c’è una terribile ironia nel fatto che sia morta in un’incidente stradale perché inseguita dai paparazzi. Una morte da tragedia greca. Ricorda Eschilo, quando Oreste dopo aver ucciso Clitennestra, è inseguito dalle Erinni? Ecco, i fotografi sono come le furie di Eschilo che perseguitano Diana» (Graham Ballard ad Alessio Altichieri).
• «Perdere peso è più difficile che seminare i paparazzi» (Sarah Ferguson).