Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 2 dicembre 1996
Una sera di novembre di quindici anni fa il treno proveniente da Bari entrò nella stazione di Torino Porta Nuova in perfetto orario e scaricò, tra gli altri passeggeri, due ragazzi provenienti da Molfetta, di nome Antonio e Cosimo Andriani: alti, capelli neri e lunghi, una valigia a testa e un’idea in comune su come affrontare la nuova vita
• Una sera di novembre di quindici anni fa il treno proveniente da Bari entrò nella stazione di Torino Porta Nuova in perfetto orario e scaricò, tra gli altri passeggeri, due ragazzi provenienti da Molfetta, di nome Antonio e Cosimo Andriani: alti, capelli neri e lunghi, una valigia a testa e un’idea in comune su come affrontare la nuova vita.
• Qualche anno più tardi li si poteva incontrare ogni notte, all’incrocio tra due strade vicine al cantiere del nuovo palazzo di giustizia, illuminati dall’insegna blu di una concessionaria di automobili, in piedi su marciapiedi fronteggianti: alti, capelli neri e lunghi, tacchi a spillo, calze scure, lingerie e forme artificiali esposte sotto pellicce vistose; Antonio nella parte di Asha, Cosimo in quella di Valentina, «cinquanta in macchina, cento in casa».
• Adesso non ci sono più, morti ammazzati tutti e due, Asha la notte di San Valentino del 1991, Valentina (probabilmente) il 1° maggio del 1995. Morti e sepolti: Asha in un cimitero, Valentina non si sa dove. Chi uccise Asha è già in libertà. Chi ha ucciso Valentina è un mistero: da due giorni c’è un ragazzo in carcere per l’omicidio, ma potrebbe uscirne presto.
• Non è solo un giallo, la storia di Asha e Valentina. un viaggio senza ritorno che ha attraversato tutta l’Italia e quindici anni della sua storia. Mentre il treno del tempo viaggiava, c’erano ragazzi che diventavano donne e si prostituivano, altri ragazzi che se ne innamoravano, altri ancora che li uccidevano. Soldi e rose rosse che passavano di mano. Chirurghi plastici e registi porno che facevano fortuna. E il Dottor Destino che metteva in scena una sarabanda di effetti speciali sotto forma di coincidenze. Dall’inizio alla fine.
• L’inizio, dunque. Il treno che arriva a Torino e i due ragazzi che scendono nella città dove già abita una loro sorella sposata. La famiglia da cui provengono è numerosa: dieci fratelli, di cui sei gemelli. Antonio ha un fratello gemello. Cosimo una sorella gemella. Cosimo che diventerà Valentina ha una persona nata nel suo stesso istante, dal suo stesso grembo, che è donna da sempre e per sempre, che diventerà moglie e madre a Molfetta. Lui, invece, per lo scarto di un cromosoma, nasce uomo e passa la parte adulta della vita a cercare di trasformarsi in donna trovando la morte alla vigilia di un appuntamento con il chirurgo plastico.
• I due vanno a vivere in una mansarda vicino al mercato di Porta Palazzo, insieme con un amico. Tutti e tre si dedicano subito alla prostituzione. Hanno un solo obiettivo: i soldi. E li fanno. Con i soldi diventano più donne e più donne diventano, più soldi fanno. Asha e Valentina sono tra le più richieste delle notti a pagamento. Nessuno le protegge. Corrono rischi, ma ben ripagati. Fino alla notte di San Valentino del ’91 quando due ragazzi della Torino bene decidono di passare una serata particolare. Si eccitano sparando in un boschetto e poi tornano in città e caricano Asha. Si appartano tutti e tre nella stessa vettura. Parte un colpo e Asha muore. Il ragazzo che non sparò viene prosciolto, l’altro riceve una lieve condanna ed è libero da anni. La famiglia di Asha viene risarcita con qualche decina di milioni pagati con un vaglia Torino-Molfetta .
• Valentina appare al processo con abiti vistosi e tacchi che ne aumentano la statura, già imponente. L’apparizione della sua foto sui giornali e la fama sinistra che la circonda ne aumentano le quotazioni di mercato. Torna quasi immediatamente sullo stesso marciapiede a farle fruttare. I soldi restano la sua fissazione. Il suo conto in banca cresce. Aumentano le pellicce nell’armadio. Ha solo due cedimenti sentimentali: il primo è per un ragazzo di buona famiglia, che poi la lascerà per una trans brasiliana. Il secondo è per un ragazzo di nome Umberto Prinzi, conosciuto in discoteca. Umberto le parlerà molto di sé, la prima notte che trascorreranno insieme. Una cosa non le dirà: anche lui ha avuto un fratello, Giovanni, morto suicida in carcere. Era stato condannato per avere rapinato e ucciso, nell’ottobre del 1979, un omosessuale (gestore del bazar di bambole ”Pupeide”): si erano conosciuti in una discoteca e avevano concordato un appuntamento a casa della vittima.
• Il 1° maggio del 1995 Valentina scompare. Qualcuno la uccide e ruba parte dei suoi soldi (nel conto corrente alla Popolare di Novara resta comunque quasi un miliardo). Due giorni fa la polizia arresta, accusandolo dell’omicidio, Umberto Prinzi, 26 anni, fattorino, l’ultimo ad aver usato il cellulare e l’auto di Valentina, l’ultimo suo amore.
• Questa storia d’amore il presunto assassino me la racconta in un pomeriggio della scorsa estate, mentre ce ne andiamo in giro per Torino.
Si incontrano in un locale notturno, una notte d’inverno. Da una busta, Umberto Prinzi estrae le foto di una di quelle feste in discoteca. Sui divani scuri si vedono ragazzi dall’aspetto macho e ragazzi travestiti da donne. Ridono molto. Sembrano contenti della compagnia che hanno formato. Valentina è la più imbarazzata davanti all’obiettivo. Umberto, nelle foto, ha i capelli lunghi mentre ora li ha tagliati: «Fu lei a volerlo - spiega - Diceva che altrimenti apparivo meno virile e lei mi voleva maschio. Io cercavo di accontentarla, ho sempre cercato di farla felice e di farla sentire, soprattutto, donna».
• Racconta una giornata di questo amore, quando vivevano insieme in via Ghemme, alla periferia di Torino, in una casa di camera, cucina, bagno: «Mi ricordo, per esempio, un giorno in cui lei doveva andare dalla parrucchiera. Ti aspetto qui, le ho detto. Ma avevo in mente di farle una sorpresa. Così, appena lei è uscita, mi sono messo a cucinare il suo piatto preferito: tortellini al prosciutto. Poi sono uscito, sono andato a comprarle un mazzo di rose rosse e sono andato verso il negozio della parrucchiera per portargliele, vedi è quello là».
• Bisogna immaginarsi la scena: tre signore torinesi sotto i loro caschi, un’altra che si fa cotonare, tutte con lo sguardo a una rivista, Valentina Cosimo tra di loro, con il suo metro e ottanta più i tacchi, i lineamenti forti, gli abiti sgargianti; la porta che si apre, un bel ragazzo di venticinque anni che appare con un mazzo di fiori in mano e a chi li porta?
«A Valentina, lei era così contenta, amava le sorprese. Quella sera, per festeggiare, non andò a lavorare. Andammo in gelateria ma scesi io solo a prendere il gelato e glielo portai in macchina, perché lei qualche volta era così, aveva pudore di farsi vedere, altre volte, invece, le piaceva fare la diva. Per me era una festa, quando non lavorava, cercavo di non farla andare in strada, almeno la domenica. Le altre sere, uscivamo insieme, lei mi lasciava in una birreria, andava al suo posto e mi ripassava a prendere alle quattro del mattino. Non le chiedevo mai cosa aveva fatto. Accettavo. L’unica cosa che mi dava fastidio era...»
Cosa?
«Che portasse i clienti in casa, nella stessa camera dove poi dormivamo insieme, sulle stesse lenzuola. Le chiedevo di non farlo, ma lei diceva che così guadagnava di più, quelli pagavano volentieri per sentirsi più sicuri, entrare nella sua intimità e io li immaginavo, in quella camera».
• La camera di Valentina è composta da un letto, un armadio a muro con uno spazio per il televisore. Sul ripiano ci sono alcune cassette porno (nel giro della notte raccontano che lei stessa sia stata filmata spesso). Sui comodini un paio di peluche e un topolino di pietra. Alle pareti immagini glamour della proprietaria di casa e un crocifisso di vetro.
Nei cassetti, montagne di biancheria e un doppiofondo dal quale sono usciti più di cento milioni. Dicono che Valentina frequentasse persone molto generose, che Umberto l’accompagnasse, qualche sera, anziché al solito posto, ai cancelli di ville sulla collina intorno a Torino. Raccontano anche che fosse molto tirchia e badasse ad ammucchiare denaro per farsi più donna e prepararsi al tempo in cui non sarebbe stata più così desiderabile per la sua clientela. L’ultima trovata del Dottor Destino è stata toglierla di mezzo proprio quando stava preparandosi per andare da un medico di Milano a farsi perfezionare qualche particolare che tradiva la sua natura maschile. Del suo corpo, che ha modificato per modificare la sua sorte, nessuna traccia.
• Restano un giallo aperto, un presunto colpevole che nega e racconta una storia d’amore, un tesoro da spartire tra i sopravvissuti di una strana famiglia. Arriverà un altro vaglia da Torino, ai genitori giù a Molfetta. Non so cosa dicano a chi chiede loro dei due ragazzi che sono partiti per il Nord quindici anni fa. Forse che hanno fatto fortuna. In fondo andarono via all’inizio degli anni Ottanta: per tutti sembrava facile arricchirsi. Bastava, in qualche modo, trasformarsi e vendersi appunto. Per una inattesa severità della storia, pochi di quelli che l’hanno fatto sono ancora in circolazione.