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 2004  febbraio 07 Sabato calendario

Gelosia - "Non essere geloso, dirò le stesse cose anche per te!" (Mario Monicelli allo sceneggiatore Leo Benvenuti, dopo il discorso alla commemorazione di Franco Solinas)

• Gelosia. "Non essere geloso, dirò le stesse cose anche per te!" (Mario Monicelli allo sceneggiatore Leo Benvenuti, dopo il discorso alla commemorazione di Franco Solinas).
• Finestre. Giacomo Campiotti, che fu accanto a Monicelli per ”Camera d’albergo”, racconta che si svolgeva tutto in una camera costruita in teatro: "Nel film si vede una finestra che in realtà dava sulla strada. Io stavo fuori con una comparsa, e ogni trenta secondi la facevo passare in auto da una parte all’altra. Il vetro era smerigliato per cui non si capiva che passava sempre la stessa macchina. Non ci dettero lo stop, niente. Perciò restammo lì, tutto il giorno, ad andare avanti e indietro".
• Ciak. Carlo Vanzina, assistente di Monicelli, poco prima della pausa di lavorazione andava in perlustrazione per vedere quali erano i migliori ristoranti vicini al set. Alcune ambientazioni erano scelte in base al ristorante, così dopo si andava a mangiare. Il primo ciak la mattina alle otto, avanti fino alle due del pomeriggio, si finiva con una grande abbuffata prima di andare a casa.
• Vacanza. Vittorio De Sica in veste di attore (’Padri e figli”, 1957) era "delizioso". Non solo era bravissimo ma "la prendeva come una vacanza, si riposava e non voleva sapere nulla. Mi chiedeva: ”A Mario, che devo fare?”".
• Perfezione. Provino di Claudia Cardinale per i ”I soliti ignoti”: "Era una bella ragazza, veniva da Tunisi e non capiva una parola di italiano. Non sapeva neppure cosa fosse il cinema". Perfetta per la parte della siciliana sprovveduta, Monicelli le chiese di parlare francese, "tanto per quello che mi riguardava avrebbe potuto dire anche solo dei numeri". Il produttore si innamorò di lei e le fece firmare un contratto di sette anni.
• Cagnette. A metà anni ’70 Mariangela Melato doveva essere la Mara di ”Caro Michele”, una ragazza immaginata "un po’ raccogliticcia, una specie di cagnetta randagia poco piacente": "Ma lei si vide brutta, malvestita, e il suo agente protestò finché il personaggio non fu cambiato".
• Truccatori. Anna Magnani sul set di ”Risate di gioia” (1960) "non fece che litigare col truccatore perché doveva farla apparire bella e giovane. Non si preoccupava d’altro".
• Ammonimento. Monicelli agli attori sul set: "Famoli bene ’sti quadretti".
• Vestitini. All’epoca de ”La mortadella” (1971), girato a New York, Gigi Proietti andò in America portandosi dietro un po’ di vestitini per fare bella figura, "come gli emigranti", e faceva a gara con Monicelli a chi si vestiva meglio: "Mi sforzavo di fare l’elegante ma lui mi batteva".
• Destino. ”La piccola stazione di campagna”, commedia scritta da Monicelli intorno al 1948 e ispirata alla voce ”destino” del ”Dizionario filosofico” di Voltaire. Il regista se ne vergognava e non l’avrebbe mai fatta rappresentare. Anni dopo, una scalcinata compagnia di giro la riesumò e la mise in scena a Roma, in un tendone in fondo a viale Libia. Nel corso della recita crollò il sipario e una delle attrici, caduta pochi giorni prima del debutto spezzandosi una gamba, andò in scena ingessata, fra grandi risate del pubblico (tra cui lo stesso Monicelli).
• Mordecai. Il linguaggio usato dai personaggi de ”L’armata Brancaleone” nacque mentre Age, Scarpelli e Monicelli scrivevano il soggetto, tre paginette a malapena: "Ci siamo rifatti all’ebraico del ghetto di Roma, uno dei più antichi, dove però non si parla yiddish ma un misto di romanesco, latino e chissà cos’altro. Capannelle ripeteva i modi di dire in uso nel ghetto: ”mordecai scifonai” e altre tre o quattro parole".
• Schermi. Los Angeles nel ricordo di Mario Monicelli, "una città dove ci sono soltanto grandi viali, alberi altissimi e ville faraoniche": "Ti invitavano a feste dove trovavi 40, 50 persone riunite. All’improvviso si spegneva la luce e calava un grande schermo su cui proiettavano un film. A me successe da Billy Wilder e Kirk Douglas, ma era la norma".
• Catch. ”Temporale Rosy” (1980), storia di un gruppo di catch femminile, non piacque al pubblico che lo giudicò falso. Fu girato nella Francia dell’ovest, dove quello sport era molto seguito. Gli attori erano tutti del posto tranne la protagonista, una Faith Minton pescata a San Diego, stunt-woman, più di un metro e ottanta d’altezza, che nel film stende al tappeto Gerard Depardieu.
• Tè. Abitudine di Monicelli, girare con tre macchine da presa per avere punti di vista diversi e cogliere gli attori di sorpresa. La seconda o la terza cinepresa è sempre nascosta e lontana "perché l’attore non la percepisca o la dimentichi". "In tal modo gli rubo le espressioni migliori, più autentiche. Per lo stesso motivo, quando recitano, chiedo ai miei attori di impegnarsi in azioni apparentemente insignificanti, che li distraggano: versare del tè, pettinarsi, spostare degli oggetti, accendere una sigaretta".