Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 31 agosto 1996
L’arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi
• «La pace è preferibile alla verità» (Voltaire).
• Ma supponiamo che tu sia entrata in una discussione con tuo marito. A che scopo stai disputando? Stai cercando con lui la verità oppure vuoi solo dimostrare di avere ragione? Mettiamo che i tuoi figli o i tuoi amici siano presenti: sempre più è importante, dato che essi ti ascoltano, che tu abbia ragione, anzi che ti diano ragione, mentre è irrilevante che tu stia sostenendo o meno una verità. Pensaci, pensateci: «Chi disputa non lotta per la verità, ma per imporre la propria tesi».
• Avere ragione è un’arte che non ha nulla a che fare con la verità. Chiamiamo ”dialettica” l’arte del disputare, ”logica” la ricerca della verità. Tra logica e dialettica, nessun rapporto. «Nella dialettica la verità oggettiva va messa da parte o considerata come accidentale, e bisogna badare solo a come difendere le proprie affermazioni e rovesciare quelle dell’altro; nello stabilire le regole della dialettica non si deve prendere in considerazione la verità oggettiva, perchè per lo più si ignora dove essa si trovi: noi stessi sovente non sappiamo se abbiamo ragione o no, spesso crediamo di averla e ci inganniamo, spesso lo credono entrambe le parti. Alla stessa stregua del maestro di scherma che non considera chi abbia effettivamente ragione nella contesa che ha dato origine al duello: colpire e parare, questo è quello che conta. Lo stesso vale anche nella dialettica, che è una scherma spirituale».
• Un primo stratagemma per aver ragione è quello di generalizzare le affermazione dell’avversario, di farlo uscire dal caso concreto. Egli sostiene che il tale fa bene a tradire la moglie, dato che essa lo trascura, non si lava, è assente, eccetera. Che dire però dell’adulterio in generale? E se l’adulterio fosse ancora difendibile, come sostenerlo se lo chiamassimo ”tradimento”. Un altro modo (stratagemma numero 12) è infatti quello di applicare alla cosa di cui si disputa il nome che più ci conviene. L’avversario definisce certi comportamenti come ”devoti” e noi li chiameremo ”bigotti”, dove egli dice ”pietà”, noi diremo ”superstizione”, eccetera. Molto dipende dalle parole che si scelgono. Di certi argomenti basterà dire: «Ma è un modo di parlare fascista!» (oppure ”comunista”, ”ateo”, ecc.)
• Stratagemma n. 16: «Se per esempio egli difende il suicidio, allora gli si gridi subito: ”Perchè non ti impicchi?”».
• Strategmma n. 19. Parlare in generale, sottolineare l’illusorietà del sapere umano, fornire esempi di tale illusorietà.
• «Il grigio accostato al nero si può chiamare bianco e accostato al bianco si può chiamare nero» (Stratagemma n. 15).
• La ritorsione. «E’ un bambino, bisogna pur concedergli qualcosa». «Proprio perchè è un bambino, bisogna castigarlo, affinchè non perseveri nelle cattive abitudini» (Stratagemma n. 26).
• Far ridere dell’avversario, avanzare «un’obiezione non valida, di cui però solo l’esperto vede l’inconsistenza: ma, mentre l’avversario è un esperto, tali non sono gli ascoltatori. Ai loro occhi, egli viene dunque battuto, tanto più se la nostra obiezione riesce a porre in una luce ridicola la sua affermazione. A ridere la gente è subito pronta, e quelli che ridono li si ha dalla propria parte. Per mostrare che l’obiezione è nulla, l’avversario dovrebbe inoltrarsi in una lunga discussione e risalire ai princìpi della scineza, o cose del genere: ma se lo fa, non trova facilmente ascolto» (Stratagemma n. 28).
• Se l’avversario è più forte di noi e sta avendo ragione: interromperlo, sviare il discorso, impedirgli di portare a termine la sua argomentazione (Stratagemma n. 18) oppure provocarlo, essere sfacciati, farlo adirare (Stratagemma n. 8), oppure affermare a un tratto che quanto dice dimostra la nostra tesi, anche se non è vero, lasciando a lui l’onere di dimostrare il conbrario (Stratagemma n. 14).
• Se l’avversario è debole e ciononostante ci dà del filo da torcere, citare una qualche autorità, sproloquiare in qualche lingua sconosciuta, rifarsi a testi ignoti o impossibili da consultare al momento, anche falsificandoli e fidando sull’impossibilità del controllo e sulla soggezione che le nostre parole, a un tratto dotte, incuteranno nell’uditorio (Stratagemmi n. 30 e 36).
• «Non disputare con il primo arrivato, ma solo con coloro che si conosce e di cui si sa che hanno intelletto sufficiente da non proporre cose tanto assurde da esporti all"’umiliazione. [...] Da ciò segue che fra cento persone ce n’è forse una degna che si disputi con lei».
• Irragionevoli. «Essere irragionevoli è un diritto umano».
• Pace. «Il frutto della pace è appeso all’albero del silenzio» (detto arabo).