Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 7 luglio 2003
Alla mezzanotte di martedì 1 luglio l’Italia ha assunto la presidenza del Consiglio europeo, succedendo alla Grecia
• Alla mezzanotte di martedì 1 luglio l’Italia ha assunto la presidenza del Consiglio europeo, succedendo alla Grecia. Alla mezzanotte del 31 dicembre avverrà il passaggio di consegne con l’Irlanda.
La Presidenza del Consiglio europeo viene assegnata a turno agli Stati membri con durata semestrale. Compiti principali: rappresentare il Consiglio nelle trattative con organismi esterni e con le altre istituzioni comunitarie (soprattutto con il Parlamento europeo); organizzare (in collaborazione con il Segretario del Consiglio) e presiedere a tutte le riunioni dei gruppi del Consiglio, esercitando in questo modo un’intensa attività di controllo sulla frequenza delle riunioni, sulle discussioni in seno a esse e sull’ordine del giorno; assicurare coerenza, continuità e sviluppo politico attraverso la cooperazione tra la precedente, l’attuale e la successiva Presidenza; promuovere iniziative e operare affinché queste siano oggetto di consensi. Nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune e della cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni, spetta alla Presidenza il compito di rappresentare l’Unione e promuovere il coordinamento dell’attività svolta (artt. 203-204 Trattato CE; artt. 18, 21, 22, 24, 39 Trattato sull’Unione europea).
• Un meccanismo (forse) da rivedere, un metodo da conservare. Nella prospettiva dell’allargamento, quello della turnazione semestrale della Presidenza costituisce uno dei problemi istituzionali da affrontare. Una Unione con oltre 20 Stati membri porterebbe ad attribuire la Presidenza allo stesso Stato con un intervallo più che decennale, con notevoli riflessi sull’autorevolezza di questa istituzione, che invece dovrebbe garantire quella necessaria continuità all’azione interna ed esterna dell’Unione europea. Ma senza dimenticare che "il metodo comunitario – una vera e propria rivoluzione culturale nelle relazioni tra gli Stati europei e non solo un articolato meccanismo di norme e procedure – si è rivelato più solido, coerente, adattabile ai bisogni dei popoli europei rispetto ad ideologie ed utopie che promettevano palingenesi ed infliggevano orrori".
• Il giro d’affari prodotto dagli eventi legati al semestre dovrebbe aggirarsi sui 100-150 milioni di euro. In calendario 77 appuntamenti italiani, di cui 32 a Roma (il più oneroso la Conferenza intergovernativa: 10 milioni di euro) e 5 a Venezia. La Farnesina ha già impiegato parte dei 27 milioni di euro stanziati, ma fa notare che quella italiana "è la presidenza che ha stanziato meno" (la Svezia avrebbe speso 150 milioni, la Spagna oltre 70, la Grecia 25 solo per il vertice di Salonicco).
• "L’Italia è da sempre un ”contribuente netto” dell’Unione: dà più di quanto riesca a prendere. Gli ultimi dati ufficiali disponibili dicono che nel 2001 il nostro Paese ha ricevuto finanziamenti europei per 8.575,2 milioni di euro, ma ha versato contributi per una somma assai superiore: 10.553,1 milioni di euro. La differenza ammonta a 1.977,9 milioni. In soldoni, ogni anno ogni italiano paga 34 euro a fondo perduto in cambio del ”privilegio” di essere un inquilino della grande casa europea" (Fausto Carioti).
• La presidenza italiana sarà politica, non burocratica. "La nostra agenda non è e non può essere ordinaria amministrazione. Non è ordinaria amministrazione la lotta al terrorismo internazionale e lo sforzo congiunto euro-atlantico, in collaborazione con la Russia e in un clima di serena dialettica con le altre grandi potenze, per offrire una prospettiva di pace stabile al Medio Oriente. Non è ordinaria amministrazione firmare una nuova carta di orientamento costituzionale, impegnativa per un concerto di Stati-nazione che si accresce di dieci nuovi membri, facendo in modo che i governi si assumano le loro responsabilità senza disfare le maglie del buon lavoro svolto dalla Convenzione presieduta da Valéry Giscard d’Estaing e tenendo conto degli orientamenti dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo. Non è ordinaria amministrazione la discussione intorno ai diversi statuti e regimi pensionistici e fiscali, o le decisioni da prendere per il piano di investimenti in infrastrutture civili destinate a servire i cittadini europei per i prossimi decenni" (Silvio Berlusconi).
• "L’Europa può curarsi della sindrome di Amleto, e decidere di essere senza riserve un protagonista attivo della scena mondiale, può dotarsi degli strumenti diplomatici, economici e militari per farlo in modo convincente, senza mettere in discussione né la sua autonomia e le sue radici né il grande impianto di libertà difeso per lunghi decenni nel quadro delle sue alleanze occidentali [...] L’Europa di oggi non è più quel leggero aquilone, capace di intercettare il vento della storia, dei tempi del Trattato di Roma. Si è molto irrobustita, la nostra Unione, e dunque si è appesantita di responsabilità e di doveri, verso i partner e verso il resto del mondo. La mia aspirazione è che nel corso della presidenza italiana, e in vista di quella irlandese, si riesca, con la cooperazione di tutti i soggetti interessati e con lo speciale aiuto dei Paesi nuovi membri, a restituire a questo nostro gigante istituzionale qualcosa della sua leggerezza e del suo slancio originario" (Berlusconi).
• Raccogliendo il lavoro preparatorio della Convenzione, la Conferenza intergovernativa che inizierà il 15 ottobre dovrà stendere il nuovo Trattato costituzionale. "L’impianto fondamentale è definito. L’Unione ”allargata” (25 Paesi a partire da maggio 2004) sarà guidata da un presidente fisso, con un mandato di 2 anni e mezzo. Gli altri Consigli dei ministri (tra i quali Affari generali, Ecofin, Interni) saranno presieduti ancora a rotazione. La Ue, ed è una delle novità più importanti, avrà anche un vero ministro degli Esteri". Restano alcuni nodi cruciali. A parte le dispute ideologiche sul mancato riferimento alle radici cristiane dell’Europa nel Preambolo, è ancora tutta da giocare la partita sul diritto di veto. La bozza prevede di mantenerlo solo in materia di esteri e fisco, per far spazio a un criterio di ”maggioranza qualificata” che preoccupa soprattutto i paesi più piccoli (Giuseppe Sarcina).
• "Presidente Berlusconi, nell’agenda del prossimo semestre, oltre ai lavori per la nuova Costituzione europea, ci saranno anche temi più terra terra, che riguarderanno la vita quotidiana e le tasche dei cittadini europei?
’Abbiamo predisposto alcune iniziative concrete che riguardano la modernizzazione dell’agricoltura, la tutela dell’ambiente, la protezione dei consumatori, la sicurezza alimentare. Ovviamente faremo anche altro, soprattutto per accrescere la competitività europea”.
In concreto?
’Mi limito a indicare tre temi. Il primo è il rilancio degli investimenti pubblici e privati, con la collaborazione degli istituti finanziari europei, in primo luogo della Bei (Banca europea degli investimenti). Questa strategia dovrà basarsi soprattutto su un forte impulso alla politica delle grandi reti infrastrutturali transeuropee, in quanto l’allargamento dell’Ue darà luogo a un mercato interno più vasto, che per funzionare richiederà una più efficiente rete di trasporti. [...] Il secondo punto riguarda i regimi pensionistici e previdenziali europei, che sono tutti alle prese con i problemi posti dall’invecchiamento della popolazione. Dovremo riflettere sulla sostenibilità dei sistemi oggi in vigore. E, tenendo conto delle diverse situazioni di ciascuno stato membro, porre allo studio politiche volte a incrementare il tasso di occupazione tra i lavoratori più anziani e a ridurre la propensione al pensionamento anticipato. Infine, come terzo punto, poniamo la modernizzazione dei mercati del lavoro e la promozione della imprenditorialità, soprattutto con riferimento alle piccole e medie imprese”" (Tino Oldani).
• "Queste linee di azione potranno attuarsi attraverso il dialogo tra le parti sociali. Il modello europeo infatti si fonda su un’economia di mercato che mira a bilanciare la libera impresa con le esigenze di coesione e di solidarietà. A questo proposito non possiamo non rivolgere la nostra attenzione a quell’Europa più fragile, silenziosa, troppo spesso messa in secondo piano dall’inerzia delle legislazioni, ma non per questo meno ricca di valore civile e significato morale. Mi riferisco a quei 38 milioni di cittadini europei che sono disabili. L’Unione Europea ha proclamato il 2003 ”Anno europeo delle persone con disabilità”. La Presidenza italiana, congiuntamente alle manifestazioni e campagne di sensibilizzazione ed informazione già organizzate, si attiverà per gettare le basi di un’azione legislativa contro le discriminazioni".
• Ripartire da Keynes. Sostiene ”Repubblica”: "Il governo di Roma ha già fatto capire quali carte intende giocare: il ministro dell’Economia Tremonti, con innegabile tempismo, si è appropriato di iniziative già in avanzato stato di preparazione a Bruxelles per costruirvi un ”piano” di sapore keynesiano, il rilancio delle grandi reti transeuropee cencepite da Jacques Delors" [9]. Ma secondo Tremonti "il problema è che oggi un modello sociale di riferimento non ce l’abbiamo. Spetta alla poltica elaborarlo e indicarlo. La mia idea è che servono investimenti pubblici ed opere pubbliche. una scelta obbligata, non un’opzione" data l’impraticabilità sia della golden rule (l’esclusione dal conteggio del rapporto deficit-Pil – che deve restare entro il 3 per cento – degli investimenti ritenuti meritevoli) sia del piano Delors, che usava il debito pubblico per finanziare le grandi opere ("oggi non c’è consenso politico su questo strumento"). Resta solo "una terza via, che contiene alcuni elementi keynesiani ed altri più puramente di mercato. Neokeynesiana è l’idea centrale, secondo la quale il mercato da solo non basta. L’impulso e l’indicazione degli obiettivi devono andare dalla politica al mercato, e non viceversa. Non è invece keynesiana la scelta di non gravare sul debito pubblico e di non utilizzare aziende di Stato. Questo piano si muove interamente sul mercato. Lo strumento è la Bei, accanto alla quale le banche private avranno un ruolo determinante, anche se con modalità ancora da definire". Valore del piano: dai 50 ai 70 miliardi di euro l’anno (Francesco Bonazzi).
• Tra sogni e opportunità. "Il programma è ambizioso come il suo slogan, ”Europa: cittadini di un sogno comune”, tema ricorrente del sogno come in precedenti campagne elettorali lanciate da Berlusconi" (Maria Maggiore). "Berlusconi ha vinto le elezioni con un programma modernizzatore, ma i progetti più difficili o controversi (opere pubbliche, riforma del sistema previdenziale) sono ancora nel cassetto. Come molti loro predecessori, i suoi ministri più intelligenti hanno capito che una direttiva europea può compensare la debolezza dei governi italiani e aiutarli a vincere battaglie per cui non sono, all’interno, abbastanza forti. Vi sono almeno tre questioni in cui gli interessi dell’Italia potrebbero coincidere per sei mesi con quelli dell’Europa: le infrastrutture, la riforma del sistema previdenziale e l’immigrazione clandestina. Se Berlusconi riuscirà a conquistare l’approvazione del piano Tremonti per una grande rete di infrastrutture europee, un documento dell’Unione sul sistema previdenziale e una legge comune per immigrazione e diritto di asilo, la sua presidenza avrà ricadute positive sul governo e sulla sua persona. In altre parole Berlusconi, nei prossimi mesi, potrebbe diventare europeista per calcolo, convenienza e amore della parte che sarà chiamato a sostenere. Gli idealisti europei storceranno la bocca, i realisti tireranno un sospiro di sollievo" (Sergio Romano). "Dalla crisi al rilancio politico ed economico dell’Unione: è questa la scommessa da vincere in sei mesi. Come? Aprendo in ottobre a Roma, e magari riuscendo anche a concludere, la Conferenza intergovernativa, che all’unanimità dovrà decidere che cosa fare della Costituzione europea di Valéry Giscard d’Estaing, cioè quali riforme, quali istituzioni e quali politiche comuni dare all’Europa per permetterle non solo di convivere, ma di progredire insieme, parlando con una sola voce sulla scena mondiale. Tentando parallelamente di carburare un’economia catatonica attraverso lo stimolo di mega-investimenti senza però – come teorizza il piano Tremonti – destabilizzare i bilanci pubblici, cioè senza rimettere in discussione il Patto di stabilità, che è la base della credibilità della moneta unica" (Adriana Cerretelli).
• Il Parlamento italiano non si è scaldato. "Non ci sono i toni aspri, nel dibattito alla Camera dei deputati e in Senato, nel giorno fatidico in cui comincia il tanto sospirato, e tanto temuto, e tanto vagheggiato ”semestre europeo” con presidenza italiana. Non ci sono risse. Non ci sono furenti scontri verbali, interruzioni, urla, happening, inni e volantini. Per la verità ci sono pochi deputati e pochi senatori. L’atmosfera invita alla svogliatezza. Si formano capannelli trasversali. Il discorso del ministro degli Esteri Frattini viene seguito in aula come a sbrigare un’incombenza. I banchi si riempiono a spicchio, e solo quando deputati e senatori devono seguire il loro collega di gruppo che interviene. Gli altri guardano l’orologio, parlano al telefonino, leggono i giornali, scribacchiano, chiacchierano. Non c’è pathos nel gran giorno in cui l’Italia comincia a presiedere il semestre. Non c’è pathos. Non c’è emozione. Non c’è solennità" (Pierluigi Battista).
• Quello Europeo, il giorno dopo, sì. Il battibecco Schulz-Berlusconi surriscalda gli animi e oscura la portata del discorso programmatico appena pronunciato dal premier italiano. "Per colpa di quella battuta viene inevitabilmente vanificato il senso di un discorso da molti giudicato equilibrato e promettente, sopraffatto dalle immagini di un Parlamento europeo rissoso e incontinente" (Battista). In realtà, nelle pieghe della polemica del giorno si legge la crisi dei tradizionali assetti all’interno dell’Ue, con l’Italia che non teme di smarcarsi dall’asse franco-tedesco affiancando Gran Bretagna e Spagna nel sostegno agli Stati Uniti e rivendicando l’idea di una ”wider Europe” fondata sull’ingresso nell’Unione dei Paesi dell’Est (Francis X. Ricca).
• Nonostante l’incidente con Berlino, "il dialogo Roma-Parigi può ripartire su un nodo tedesco: quello del deficit. Nel 2004 la Germania, probabilmente di nuovo in violazione di Maastricht, rischia le ammende dell’Ue. E solo un’intesa fra i tre ”grandi” di Eurolandia può aprire una via d’uscita senza danni per la moneta, i tassi d’interesse e i cittadini europei" (Federico Fubini).