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 2003  gennaio 13 Lunedì calendario

Il Giro d’Italia di Cofferati dura ormai da mesi: «Si offre a qualunque movimento si illuda d’essere il nuovo slancio vitale, la risata che potrebbe fare ripartire il gioco fermo

• Il Giro d’Italia di Cofferati dura ormai da mesi: «Si offre a qualunque movimento si illuda d’essere il nuovo slancio vitale, la risata che potrebbe fare ripartire il gioco fermo. Così ad Assisi durante la marcia della pace salì sul palco e cantò con Jovanotti: ”Io non le lancio più le vostre sante bombe”. Al Piccolo di Milano ha recitato al fianco di Moni Ovadia la storia eroica di quattro fratelli operai sindacalisti. Ha giocato al calcio nelle partite di beneficenza. Il cantante Piero Pelù gli ha dedicato un disco dove Cofferati è ”l’uomo massa”, ”il preservativo della classe operaia”. Dovunque vada firma più autografi di Gianni Morandi, e a Napoli gli fecero persino firmare una biografia di Churchill: ”Sei l’unico che può battere l’Asse” [...] Nonno Cossutta, che se ne intende, ha spiegato al ”Corriere”: ”Gira l’Italia, stabilisce rapporti con no global, girotondi, studenti cattolici, ambientalisti. E’ lui il vero leader della sinistra. Solo un cieco può non vederlo”» (Francesco Merlo).
• Il cieco. Dopo mesi di malumori, durante il direttivo di giovedì, il segretario Ds Piero Fassino ha infine detto di avere ”le tasche piene” di quelli che dicono sempre e solo no ed ha attaccato il ”correntone” accusandolo di usare il ”cofferatismo” per delegittimare il gruppo dirigente della Quercia. [2] In contemporanea, è arrivata un’intervista a ”L’espresso”: «Un anno fa ci chiedevano: dov’è l’opposizione. Oggi l’opposizione c’è, partiti, movimenti, lotte sindacali. Una galassia larga, che ha già vinto le elezioni amministrative del 2002 nei santuari della destra, Verona, Gorizia, Piacenza. Ora dobbiamo dimostrare di poter essere alternativa di governo [...] I cittadini vogliono che si dicano tutti i no necessari, e noi ne abbiamo detti tanti, ma anche che si dicano dei sì per evitare difficoltà che si scaricano sulla vita quotidiana. Non siamo mai stati un’opposizione massimalista, che dice no a qualsiasi cosa venga dal governo indipendentemente dal contenuto. Non appartiene alla nostra storia. Ci opponiamo o votiamo sì non in base a un pregiudizio o per legittimare Berlusconi, ma a seconda se una legge è utile o dannosa al Paese. Se è utile la si approva, se è dannosa la si combatte. Dov’è lo scandalo?».
• I ”Cofferatisti” hanno un obiettivo ben preciso, così la pensa Fassino: «Far passare chi guida il partito come una sorta di abusivo. [...] Appena eletto hanno cominciato a dire che il partito non si occupava abbastanza del lavoro, poi però abbiamo varato la carta dei diritti, io sono stato più a Termini Imerese e a Torino che a Roma e questo argomento è caduto. Dicevano che non c’era l’opposizione, poi abbiamo avuto la Cirami, il dialogo con i movimenti, la battaglia sulla Rai e anche questo tassello è venuto meno. Hanno insinuato che nei Ds qualcuno voleva la guerra per far risaltare di più il ruolo di chi non la voleva. Peccato che la posizione dei Ds sul conflitto sia chiarissima. Adesso si attaccano alle riforme, l’ennesimo pretesto». [4] D’Alema: «Cofferati ci chiede sempre di partire dal programma. Il programma, il programma invoca a ogni pie’ sospinto. Poi quando parliamo di contenuti si mette di traverso». Enrico Morando, leader dell’ala liberal: «Sinceramente non ho ancora capito se Cofferati punta a ”ulivizzare” i movimenti, nel qual caso l’unico che può dispiacersi è Fausto Bertinotti, o a creare una nuova leadership e una nuova sinistra, delegittimando l’attuale gruppo dirigente».
• Le proteste dei ”Cofferatisti”. Giovanni Berlinguer: «Nessuno di noi ha messo in dubbio che il segretario, il presidente Ds, i segretari dell’Ulivo occupino legittimamente le loro posizioni. La critica, non l’accusa, di fronte all’esigenza di allargare le alleanze, è che da un lato si è timidi nel riconoscere il valore dei movimenti e dall’altro aggressivi verso chi esprime dubbi sulla linea [...] Cofferati non è un’escrescenza patogena della sinistra, è da anni una forza centrale del mondo del lavoro, e sta contribuendo al rinnovamento della politica, dei Ds. Una risorsa straordinaria, che non ha nulla del ”fondamentalista” [...] Ormai sembra una gara, una corsa a chi trova le espressioni più offensive verso l’ex leader della Cgil. Il Peggiorista, lui che è sempre stato un migliorista. Il Signor No. Il Lupo, evidentemente da addomesticare, con un corollario: l’atteggiamento servile di chi lo accarezza, che non sono altro che esponenti del gruppo dirigente del partito».
• La replica del Signor No. Cofferati: «Facciamola finita: non mi oppongo soltanto. Ho delle idee! [...] Dite no anche voi, non fatelo fare solo a me! Provateci qualche volta! Renderete più credibili i sì che direte dopo». [7] Lui, i suoi, li ha detti venerdì sera al palasport di Firenze: «Sì alla costruzione di un progetto senza abbandonare nessuno, dai no global a Di Pietro, sì a uno sguardo rivolto al centro sapendo che le nostre radici sono a sinistra, sì alla creazione di sogni che siano anche in grado di affascinare».
• Memoria. Giovedì Cofferati se l’era nuovamente presa con D’Alema: « stato un errore non andare al voto dopo la caduta del governo Prodi. Non farlo ha interrotto un percorso. E ha portato alla conflittualità che c’è oggi tra i partiti dell’opposizione che hanno bisogno di visibilità». [9] Il ”Corriere della Sera” di sabato ricordava però che il comitato direttivo della Cgil, in un documento stilato dopo la riunione del 19 e 20 ottobre 1998 (cioè dieci giorni dopo le dimissioni di Prodi da capo del governo) la pensava diversamente: «Rilevante novità l’attribuzione dell’incarico [...] al segretario del principale partito politico della sinistra, Massimo D’Alema. [...] Il positivo evolvere della crisi scongiura l’eventualità del suo precipitare verso elezioni anticipate...». Il 21 ottobre, dopo dodici giorni di crisi di governo, D’Alema scioglieva la riserva e Oscar Luigi Scalfaro lo nominava presidente del Consiglio. Ai tempi, Cofferati era segretario della Cgil.
• La tregua interna ai Ds è finita. Fassino ha deciso: Cofferati si è spinto troppo oltre. Attaccandolo frontalmente «ha inaugurato la nuova tattica anti-Cinese, convinto che per tenere a bada l’ex leader della Cgil non può più bastare il semplice contenimento [...] perchè ”ad aspettare seduto sulla riva che passi il cadavere del tuo avversario c’è il rischio che il cadavere che passa, alla fine, sia il tuo” (Alfredo Reichlin, nel suo intervento al direttivo). [...] A convincerlo a passare all’azione è stato soprattutto il pressing del ”partito reale”, per usare una definizione abbondantemente citata nel corso del direttivo, e cioè il complesso di federazioni, dirigenti e amministratori locali cui l’offensiva movimentista di Cofferati crea non meno problemi di legittimazione che ai leader nazionali. Il corpo del partito non può permettersi più di tollerare la ”circolazione extracorporea” (sempre Reichlin) pompata dal protagonismo mediatico del Cinese. E se con la fine della tregua qualcuno torna ad agitare lo spettro scissione, dall’entourage del segretario si sottolinea che ”dell’unità del partito deve farsi carico chi è in minoranza, non chi è legittimato dai numeri a governare”» (’il Riformista”).
• Svolte. Gavino Angius: «La sortita di Fassino segna una svolta, perché pone fine a una situazione ambigua, quella per cui a sinistra c’è sistematicamente chi giudica e chi è giudicato [...] I partiti sono un conto, i movimenti un altro: le rispettive missioni sono diverse. E soprattutto i movimenti non possono essere usati per costruire un’alternativa radicale all’attuale sinistra riformista. A Cofferati chiedo: come fa a costruire il grande Ulivo sulla base di una rottura nel suo partito, nella sinistra, nello stesso Ulivo?». [5] Fassino: «I movimenti sono importanti. Rappresentano una parte importante del nostro elettorato che era angosciato dal governo della destra e non si sentiva abbastanza rappresentato dai partiti. Sono stato il primo a interloquire con Moretti, a partecipare ai girotondi e alle manifestazioni. C’è un equivoco da chiarire: non esiste un popolo dei partiti dell’Ulivo e un popolo dei movimenti. la stessa gente, la nostra gente. La manifestazione del 14 settembre a San Giovanni l’abbiamo organizzata anche noi, con centinaia di pullman e treni. Ma partiti e movimenti non sono la stessa cosa. I partiti dell’Ulivo hanno il dovere di parlare anche con chi in piazza non ci va. [...] Bisogna convincere quelli che stanno dall’altra parte, dargli le ragioni della tua proposta. Come mi ha detto un gesuita, più che rassicurare un fedele è utile convincere un infedele. Sono d’accordo con lui».
• Il bersaglio non è Cofferati, ma la sinistra interna Ds. Fassino punta all’’emersione” delle differenze all’interno di Aprile, costringendoli a fare un passo: «La posizione di Bassolino per esempio non è la stessa di Mussi o di Gloria Buffo. E il leader Ds mantiene buoni contatti con Walter Veltroni, che non deroga dalla sua posizione di sindaco super partes ma conta molti ex seguaci nella corrente minoritaria» (Goffredo De Marchis). [4] Il segretario Ds: «Non sono così sciocco da non accorgermi che c’è chi vuole usare Cofferati contro di me e per destabilizzare i dirigenti dei Ds. [...] Non indico un bersaglio. Ma trovo tutto questo immorale. una rappresentazione falsa. Un modo per non guardare in faccia la realtà. Ci vedo la radice di un vecchio stalinismo che di fronte alle contraddizioni cerca sempre il traditore nel proprio campo da eliminare. Sono stato trent’anni nel Pci, ho sempre combattuto questa cultura, figuriamoci se l’accetto adesso». [3] «Fassino non può concedersi il lusso di sferrare un violento attacco diretto a Cofferati, ma è chiaro che la sua è un’offensiva anti-Cinese» (Maria Teresa Meli). [11] «Quella di Fassino è una manifestazione di debolezza quasi clamorosa, la confessione della sindrome dell’assedio in cui versa il gruppo dirigente dei Ds» (Andrea Colombo).
• Il calo degli iscritti. I ”Cofferatisti”: «Veniamo accusati di destabilizzare noi i Ds, ma se un partito perde 150 mila iscritti in un anno significa che è in una grave crisi politica, e non per colpa nostra». [11] La Jena del ”manifesto”: «Non c’è niente da ridere di fronte a un’emorragia del genere, le cui ragioni possono essere serie e anche gravi: il distacco dalla politica, il recupero del personale che non è più politico, la smobilitazione, il rifiuto dell’impegno, la fuga nell’effimero, il rifugio nella famiglia, nello sport o nella droga. Ci sarebbe da aprire una profonda riflessione per capire cosa sia successo, ma poi uno pensa a Fassino e ha già capito». [13] I Ds smentiscono però l’emorragia di iscritti. Anzi, spiega il responsabile dell’organizzazione Migliavacca, va molto bene e si pensa di superare del 12,5 per cento le tessere del 2000, andando oltre quota 500 mila. Con una lieve flessione di qualche decina di migliaia di iscritti sul 2001, un calo considerato però fisiologico perché quello fu l’anno del congresso.
• La scissione (strisciante) è già in atto da mesi. «Un passo dopo l’altro, il gruppo riformista della Quercia, o se si preferisce il fronte anti-movimentista che detiene la maggioranza nei Ds, dà segni di risveglio. Troppo presto per parlare di una svolta, ma è evidente che certe estenuanti cautele stanno venendo meno. E anche il linguaggio si adegua. Fassino non ne può più di Cofferati, ma preferisce prendersela con i tanti ”cofferatini” sorti dentro i confini dell’Ulivo o ai margini di esso, tutti uniti dalla volontà di mettere in un angolo il partito dei Ds e i suoi dirigenti. Lì ci sono gli apparati – replica il professor Pardi, anima del movimentismo cofferatiano – noi invece abbiamo dalla nostra le masse. chiaro che quando si usano queste immagini, non ci si può sorprendere se qualcuno evoca la scissione, magari nella forma strisciante e ambigua già in atto da mesi. Ufficialmente tutti la smentiscono (tranne Cossutta, l’altro giorno). Nei fatti la distanza tra le due sinistre (ce n’è una terza, quella di Bertinotti) si allarga giorno dopo giorno» (Stefano Folli). [15] «Chiediamoci francamente in quale partito della sinistra, in Europa, accade che una minoranza faccia accordi con movimenti e personalità ad esso esterni. E assuma anche, in Parlamento, iniziative autonome o concordate con altri soggetti. E’ facile accorgersi che nulla di tutto questo si verifica né in Francia, né in Gran Bretagna, né in Germania» (Giorgio Napolitano).
• Il partito di lotta e di governo. « come se ormai il famoso ossimoro italiano inventato da Enrico Berlinguer si fosse finalmente scomposto in due poli autonomi. Da un lato c’è infatti la piazza ballerina di Sergio Cofferati [...] e dall’altro ci sono le pantofole istituzionali di Massimo D’Alema. Cofferati è la faccia larga che rassicura i disperati ”speranzosi”, i giovani radicali in cerca di riti epocali, mentre D’Alema è il profilo spigoloso dei neo commendatori di sinistra. Questo ossimoro scomposto è la grande novità dell’anno, la sola novità della politica, ma è pure il ritorno a una vecchia banalità inevitabile, addirittura un topos della nostra storia, che Renzo De Felice ritrovò anche nel fascismo, composto e scisso in fascismo-movimento e fascismo-regime. Insomma, è ovvio che la moglie ubriaca svuoti la botte piena, e chi governa smetta di lottare» (Merlo).
• Le sinistre duellanti hanno interessi divergenti «e li perseguono ben oltre quello comune che le dovrebbe guidare. La maggioranza dalemiana, alla quale Fassino sembra essersi allineato, tesse da anni l’dentica tela di Penelope che consiste nel provocare divisioni dell’Ulivo per poi offrirsi di comporle. un gioco che parte da Gargonza, subito dopo la vittoria del ’96, passa dalla caduta di Prodi e arriva fino a oggi, con la scomunica della minoranza interna. Ogni volta si ripete puntuale anche il pretesto: il tavolo delle regole con Berlusconi. Un sistema formidabile per spaccare l’Ulivo, visto che la base elettorale ostinatamente continua a non fidarsi del Cavaliere. Con qualche ragione. D’altra parte Cofferati non ha interesse per ora a scendere apertamente nella contesa. Conosce i suoi polli e sa che gli offriranno ogni settimana, da qui all’eternità, l’occasione per criticarli in maniera efficace e popolare, che gli garantiranno nei secoli il ruolo di autentico interprete della volontà popolare. Dalla finestra della Pirelli dunque continuerà a godere di una magnifica vista sugli errori dei dirigenti Ds» (Curzio Maltese).
• La Cosa 3. Venerdì sera diecimila persone si sono accalcate dentro (ottomila) e fuori (duemila) il palazzetto dello sport di Firenze: «Qui sei anni fa nacque e subito morì la ”Cosa 2” di D’Alema, con meno problemi d’ordine pubblico. Qui è nata la ”cosa” di Sergio Cofferati. Se sarà un partito, una federazione, un movimento o soltanto un’altra mina vagante della politica italiana, saranno i prossimi mesi a dirlo. Cofferati, come era prevedibile, ha attaccato Berlusconi e non ha speso una parola su Fassino o D’Alema. Ha insomma raccolto al volo la bandiera dell’unità dell’Ulivo che Fassino gli aveva lasciato col suo sfogo e l’ha sventolata fra le ovazioni. [...] Fra i duellanti della sinistra, non c’è dubbio che il cuore del popolo batta da questa parte» (Maltese).