Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 10 gennaio 1998
Dizionario di mitologia classica. Di
• Secondo Aristotele le fave non vanno mangiate e neppure toccate «perché sono simili al sesso». Attraverso il loro gambo privo di nodi, inoltre, passerebbero le anime dei morti. Porfirio sostiene che, sotterrando una fava dentro un vaso, si vedrà spuntare dopo novanta giorni o la testa di un bambino oppure un sesso di femmina.
• Ovidio racconta che Zeus, scherzando con la moglie Era, le disse un giorno che il piacere sessuale delle donne è superiore a quello degli uomini. Poiché la dea non era d’accordo, fu deciso di sentire il parere di Tiresia, che era stato sia uomo sia donna. Tiresia diede ragione a Zeus ed Era, furiosa, lo rese cieco. Zeus, in cambio della vista perduta, gli donò l’arte della profezia.
• La lupa che allattò Romolo e Remo non era forse un animale. I Latini infatti, come osserva Plutarco, chiamavano lupae sia le femmine dei lupi che le prostitute: «Dicono che la moglie di Faustolo che allevò i bambini fosse una di queste e che si chiamasse Acca Larenzia». Della stessa Acca Larenzia, Gellio ha scritto: «Concedeva a tutti il proprio corpo e con quel commercio aveva guadagnato una fortuna».
• Certi scrittori sostengono che Penelope non solo non fu fedele ad Ulisse, ma durante la sua assenza s’accoppiò con tutti i suoi pretendenti. Secondo Apollodoro Penelope si concesse ad Antinoo, poi ad Ermes e partorì Pan. Anche in Erodoto e Cicerone «Pan è nato da Penelope e Ermes». Pausania dice che Penelope fu cacciata da Odisseo perché gli era stata infedele. Licofronte la chiama addirittura «baccante prostituta».
• Un giorno i due Cercopi, fratelli nani che vivevano di brigantaggio, tentarono di derubare Eracle che dormiva. Ma quello si svegliò, li legò a un palo e se li caricò sulle spalle. I due, sballonzolandogli sulla schiena, gli videro le natiche nere di peli e si misero a ridere. Eracle, divertito, li lasciò allora liberi (i glutei neri erano segno di virilità, quelli bianchi d’effeminatezza).
• Per far crescere il basilico abbondante Plinio consiglia di «accompagnare la semina con maledizioni e ingiurie». Abitudine dei Buzigi, famiglia sacerdotale di Eleusi, di bestemmiare al tempo dell’aratura per favorire la crescita di quanto avevano seminato.
• Durante i Saturnali i romani si scambiavano regali, specialmente gamberetti, storione, lepri, tartufi, funghi, fegato d’oca, fichi, datteri. Altri doni: profumi, corone di rose, dadi, ossi per il gioco d’azzardo, pappagalli parlanti, manine d’avorio per grattarsi, pettini, tinture per capelli. Un regalo assai frequente era un sacchetto di noci, che bambini e ragazzi usavano come biglie.
• Scritti postomerici descrivono Achille come un vigliacco che per sfuggire al suo destino si rifugiò dal re di Sciro e con indosso abiti femminili si nascose tra le donne facendosi chiamare Pirra. Fu però smascherato da Ulisse che, travestitosi da mercante, si presentò alla reggia con armi e collane: le donne si avvicinarono ai gioielli mentre Achille fu attratto dalle armi. Secondo un’altra versione, Ulisse avrebbe fatto suonare improvvisamente una tromba: le donne fuggirono terrorizzate, Achille corse invece alle armi.
• Filostrato racconta che Omero raccoglieva notizie sulla guerra di Troia girando per tutta la Grecia. Un giorno, avendo saputo che a Itaca viveva l’anima di Odisseo, la evocò sacrificando un animale e scavando poi una fossa. Il fantasma si mostrò disponibile a narrare le vicende di Troia a patto che Omero celebrasse Ulisse senza parlare dei suoi misfatti contro l’eroico guerriero Palamede.
• Lari, démoni protettori della casa e dei luoghi abitati. Durante le feste familiari (compleanni, matrimoni, nascite) le loro immagini venivano addobbate con corone di fiori. Quando la famiglia si riuniva per mangiare, una porzione di cibo era riservata ai Lari.
• Plinio racconta che Achille guarì le ferite del suo amico Telefo con un’erba a cui fu dato il nome di Achillea. Secondo altre versioni, fu Apollo a suggerire che si curasse Telefo con lo stesso ferro con cui era stato ferito (metodo che sembra anticipare i princìpi dell’omeopatia).
• Modo in cui nacque il girasole secondo Ovidio: la ninfa Clizia, abbandonata dal suo amante Elio, lo attese invano distesa sulla nuda terra «per nove giorni senza toccare né cibo né acqua», finché il suo corpo si trasformò nel fiore «che, malgrado la radice lo trattenga, si volge sempre verso il sole».
• Danae. Poiché un oracolo gli aveva predetto che sarebbe stato ucciso dal nipote, Acrisio cercò di impedire che la figlia Danae restasse incinta e la rinchiuse in una torre di bronzo. Zeus, tramutatosi in pioggia d’oro, riuscì ugualmente a fecondarla e dalla loro unione nacque Perseo.
• «Non ti chiedo di amarmi, ma di lasciarti amare» (Saffo).