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 2000  maggio 27 Sabato calendario

Líerotismo a Pompei

• Messalina, al calar della notte, si liberava delle sontuose vesti imperiali, indossava una parrucca e si offriva per soldi in un sordido bordello.
• Nerone fece evirare uno dei suoi amanti, di nome Sporo, per poterlo sposare da donna con cerimonia formale.
• Nelle terme, applausi degli astanti all’apparizione di un uomo particolarmente dotato.
• A Pompei i falli erano scolpiti ovunque, persino sui monumenti funerari. Naturalmente non avevano alcun significato erotico, né tantomeno osceno, ma simboleggiavano il Genius del defunto, ossia la forza vitale generatrice che gli sopravviveva dopo la morte. I falli raffigurati sulle insegne delle botteghe avevano invece lo scopo di allontanare il malocchio.
• Per i suoi banchetti quotidiani, Lucullo spendeva cifre equiparabili allo stipendio annuo di un alto funzionario della burocrazia imperiale.
• Alcuni romani, durante i banchetti, si facevano servire cibi e bevande da fanciulle completamente nude.
• Alcune iscrizioni dimostrano come i banchetti fossero l’occasione migliore per molestare le matrone. Il padrone della casa detta ”del Moralista”, nella sala destinata ai banchetti, fece dipingere direttamente sui muri alcuni precetti: «Evita di lanciar sguardi assassini alla moglie di altri con espressione vogliosa: alberghi il pudor sulla tua bocca». Naturalmente qualcuno tentava ugualmente di sedurre la donna altrui, come dimostrerebbe un graffito inciso su un muro della stessa casa: «Aser, ab amona[e] loco», che va inteso così: «Papero, smamma di torno alla mia bella».
• A Pompei e in altre città della Campania ebbe grande successo una mima di nome Novella Primigenia. Bella, sensuale, a metà tra la chanteuse della nostra Belle poque e la cocotte d’alto bordo, incantò i sensi di moltissimi maschi che si scambiavano il suo indirizzo: «A Nocera, in prossimità di Porta Romana, nel quartiere di Venere, domanda di Novella Primigenia». Un anonimo pompeiano: «Salute a te, Primigenia Nocerina! Non più di un’ora mi basterebbe esser la gemma dell’anello che ti porgo per dare a te che la inumidisci con la bocca quando apponi il sigillo ai baci che vi ho impresso».
• Tiberio ricevette in lascito un quadro raffigurante Atalanta che praticava sesso orale a Meleagro. Nel lascito, c’era una clausola: se l’imperatore avesse giudicato il soggetto sconveniente, poteva rinunciare al quadro ricevendo in cambio la somma di un milione di sesterzi. Tiberio non solo tenne il quadro, ma lo appese senz’altro in camera da letto.
• Narra Svetonio che il poeta Orazio amava «sin troppo indulgere ai piaceri di Venere. Infatti in una camera da letto piena di specchi faceva così disporre le sue donnine, che da qualunque parte volgesse lo sguardo gli tornava sempre l’immagine, da angolazioni diverse, dell’amplesso che stava conducendo».
• Antichissimo rito di fertilità, in onore del dio Tutus Mutunus (personificazione del membro virile): le donne sedevano sul fascinus, riproduzione in legno del sesso maschile, e lo cavalcavano. A Pompei, un bassorilievo in terracotta con la pittura di una fallo rosso su sfondo azzurro. Sotto, la scritta: Ubi me iuvat, asido (’Esso mi giova, e mi ci siedo sopra”).
• Le antiche romane avevano per i gladiatori una vera passione. Giovenale, nella sua Satira contro le donne, racconta di Eppia, moglie di un senatore, che affronta mille peripezie per poter godere dell’amore del gladiatore Sergiolus, cioè Sergiuccio (il nome allude all’aspetto gracile, inadeguato): «Era però gladiatore: e questo è titolo per far di lor Giacinti... Amano, queste donne, la violenza».
• A Pompei, i graffiti di uomini afflitti da pene d’amore per l’antico gioco femminile di promettersi per poi negarsi, abbinando la seduzione alla ritrosia. «Ciò che la speranza porta via, la speranza rende poi a chi ama»; «Chi legga ciò più altro mai non legga dopo e mai si salvi chi su questo scrive»; «Dici bene»; «Bravo, Edisto».
• «Galla si nega. Bene, l’amor non dura/ se al piacer non s’abbina la tortura./ Galla, ma tu non ti negare a dismisura!» (Marziale).