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 2000  marzo 27 Lunedì calendario

Putin è una scatola nera, un mistero, uno che fino a 6 mesi fa, elettoralmente, nemmeno esisteva

• Putin è una scatola nera, un mistero, uno che fino a 6 mesi fa, elettoralmente, nemmeno esisteva. Ha sconfitto gli avversari con il putinismo, «fenomeno complesso in cui vecchio e nuovo si mescolano. Vecchia è la propensione dei russi per la guida forte, per lo zar padre, nuova è la costruzione mediatica dell’immagine Putin (vigore, lavoro, sobrietà, coraggio, laconicità, decisionismo, durezza con i nemici), sviluppata straordinariamente da agosto a ora nel contesto della guerra caucasica che alla maggioranza dei russi sembra giusta e vittoriosa grazie a un’informazione manipolata e alla censura militare [...] La guerra in Cecenia, protagonista Putin, segna per gran parte dei russi, l’inizio della rinascita, piaccia o meno a noi occidentali orripilati dal suo carattere distruttivo».
• Tony Blair dopo l’ultimo viaggio a Mosca: «Putin è un uomo di grande intelligenza con una chiara visione di ciò che vuole ottenere in Russia».
• Poco prima dell’apertura dei seggi Putin ha rivolto un poco elegante appello agli elettori chiedendo di scegliere velocemente (al primo turno) il presidente: «Ai russi non capitava da tempo di ascoltare in tv l’appello di un capo dello stato che non balbetta, non dice cose stravaganti, non piagnucola e non minaccia a vanvera. L’effetto è forte. ”Noi siamo uno dei più grandi stati del mondo e una grande potenza nucleare” ha scandito fissando la telecamera con lo sguardo immobile, ”e questo lo ricordano non solo i nostri amici”. Balsamo sulle ferite degli ultimi dieci anni di decadenza».
• Previsioni sui bisogni finanziari della Russia nei prossimi 20 anni: 2000 miliardi di dollari (circa 100 miliardi l’anno). La popolazione russa (145 milioni di persone censite nel 1999) è in calo, nell’ultimo anno il saldo negativo tra nascite e morti è stato di un milione (il 70 per cento delle persone non può permettersi alcun tipo di cura o di ricovero in clinica, sono ricomparse malattie che sembravano debellate come la tubercolosi o le febbri tifoidee). In dieci anni, dal 1990 al 1999, il pil è calato del 40 per cento, la produzione industriale del 50.
• Putin ha sfruttato nella sua campagna elettorale una ripresa economica di cui non è stato l’artefice: il calo dell’inflazione (è passata in due anni dal 90 al 36 per cento) e l’aumento del Pil, che hanno permesso il pagamento degli stipendi arretrati, si devono all’aumento del prezzo del petrolio e alla svalutazione del rublo voluta due anni fa dal premier Kirienko (quel provvedimento salvò Eltsin dalla bancarotta).
• I ”Putin burger” sono astemi. I collaboratori di Putin hanno quasi tutti meno di 40 anni e sono perlopiù di San Pietroburgo (come il loro capo). «Sono magri, vestiti in modo elegante, mai pacchiani come i nuovi ricchi. Giocano a tennis, frequentano palestre, saune, vanno a cena nel sobrio American Grill, mai in quei ristoranti superlusso affollati di boss biondone e gorilla. E soprattutto non bevono vodka. Solo bevande leggere. la prima generazione di boiardi astemi che si appresta ad occupare il potere nel Cremlino».
• La vera battaglia si fa nei corridoi: da una parte la nomenklatura politica, dall’altra i grandi banchieri del ”banqueburo”. «I sette banchieri, guidati da Boris Berezovsky e Vladimir Potanin, che nel 1996 avevano finanziato lo stato maggiore di Eltsin diretto da Anatoly Chubais, dopo la vittoria si sono sentiti in diritto di dettare a Eltsin la loro politica. Berezovski l’ha perfino scritto nel ”Financial Times” del 9 novembre 1996 e ha battezzato il nuovo sistema col nome di ”banqueburo”. I sette oligarchi fondatori, contrariamente alla leggenda, non vengono dalla nomenklatura sovietica, dalla categoria dei trafficanti che hanno saputo profittare delle riforme liberiste per diventare immensamente ricchi. George Soros che li conosce bene, ha cercato invano di convincerli ad abbandonare ”il capitalismo da banditi” e optare per un’economia più civilizzata. Il finanziere americano è convinto che è stato Berezovski a scegliere Putin come successore di Eltsin [...] Un Putin plebiscitato dagli elettori potrebbe diventare abbastanza indipendente da contestare il potere eccessivo della oligarchia [...]». Il premio Nobel Alexander Solgenitzin da un’intervista a ”Der Spiegel”: «Hanno scelto Putin ritenendo che sia il più adatto a rendere intoccabile il bottino dei grandi ricchi e lo prova il suo primo decreto che garantisce l’immunità a Eltsin alla sua famiglia, un decreto incredibile».
• Putin potrebbe mandare in carcere tutti quelli che hanno svolto un’attività legata al commercio. Boris Berezovski: «Guardi, in linea di principio sono per la legalità. Ma nella Russia di oggi che cosa significa legalità? Non c’è nessuno oggi in Russia, nessuno, che facendo parte del mondo degli affari, dal negoziante al petroliere, non abbia commesso errori di fronte alla legge. Senza andare lontano, nel 1993 nessuno sapeva cosa significasse esattamente tassazione. Quindi, applicando la legge alla lettera, suppongo che Putin potrebbe mandare in carcere chiunque abbia svolto un’attività d’affari in Russia. Il problema è come attuerà l’applicazione della legge».
• A 15 anni Vladimir Putin aveva già in mente di fare l’agente segreto. Dall’intervista rilasciata a Natalia Gevorkian di ”Kommersant”, ripubblicata su ”La Stampa” del 12 marzo: «Sono andato perfino a vedere la sede del Kgb. Sono entrato e mi ha ricevuto un tizio che, per quanto possa sembrare strano, mi ha ascoltato serio e poi mi ha detto ”Certo ci fa piacere, ma onestamente non prendiamo chi si offre di propria iniziativa. E poi assumiamo solo chi ha fatto il militare o si è laureato”. Ovviamente ho chiesto cosa dovevo studiare. ”Qualsiasi cosa”. Ma cosa è preferibile? ”Giurisprudenza”. Ho capito e mi sono iscritto alla facoltà di legge di Leningrado». E poi si sono ricordati di lei? «Certo possono aver preso nota della mia visita, ma probabilmente mi hanno considerato solo un ragazzino». Allora come è finito al Kgb? «A metà del quarto anno di studi all’improvviso sono stato contattato da un ”addetto ai quadri” che si è qualificato senza presentarsi. Mi ha telefonato a casa. In seguito ho saputo che lavorava al dipartimento che supervisionava le università. Ha detto di voler parlare della mia assegnazione: ”Per ora non dirò dove”. Ma io ho capito subito. Ci siamo dati appuntamento nell’atrio della facoltà. L’ho aspettato per 20 minuti e pensavo: ”Mascalzone, mi ha preso in giro, mi ha ingannato”. Stavo per andarmene quando è arrivato con il fiatone ed è passato subito al dunque: ”C’è tempo, ma in genere, cosa diresti se ti offrissero un lavoro negli organi”?».
• Quando ha deciso di andarsene dal Kgb? «Già in Germania ho capito che quel sistema non aveva futuro. E che l’Urss non aveva futuro. Perciò ho rifiutato il trasferimento a Mosca e sono tornato a Leningrado. Ero, come dicono da noi, nella ”riserva attiva”». Lo è ancora? «No mi sono licenziato dopo il golpe del 1991». Ne ha sofferto? «Sì. Una rottura della vita, con le ossa che scricchiolavano. Per me era tanto più difficile perché ero un ufficiale di successo, non avevo da lamentarmi. Tutto mi andava bene. Molto meglio agli altri». Ha lasciato il Kgb. E il Pcus? «Sono rimasto membro del partito finché è esistito. Poi ho preso la tessera, l’ho messa in un cassetto e ci ho fatto sopra il segno della croce. Sta ancora lì».  battezzato? «Sì. Nel nostro appartamento in coabitazione c’era una vecchietta, nonna Anya. Quando sono nato, mia madre insieme con lei mi ha battezzato di nascosto dal padre, che era membro del Pcus, segretario di cellula in fabbrica».
• Costo di un kilowattora di elettricità in Russia: 1,3 centesimi di dollaro (circa 10 volte di meno che in Europa occidentale e un terzo o un quarto di meno rispetto alle repubbliche ex sovietiche). Su questa energia a costo bassissimo si regge ancora in piedi l’attuale sistema di relazioni socio-economiche: «I cittadini possono riscaldarsi ed usare luce ed elettrodomestici anche se il loro reddito è miserabile; le aziende (tra cui alcune di enorme importanza nazionale, come quelle dell’industria e dell’alluminio) possono evitare gli ammodernamenti tecnologici che consentono di risparmiare energia e continuano a produrre a basso costo con i vecchi metodi; le amministrazioni pubbliche, a partire da quella statale, possono tenere bassi i loro budget e quindi sopportare una enorme evasione fiscale, base di partenza per il sistema di corruzione e ruberia che domina nel paese. Lo spreco di energia, che era una caratteristica tipica del sistema sovietico, lo è rimasta anche nel far west del decennio successivo: prima serviva per dare grandezza al paese ora per tenere buona la gente».
• Putin deve aumentare il prezzo del kilowattora ma per intere zone del paese il raddoppio o anche solo l’aumento del 50 per cento della tariffe energetiche potrebbe voler dire la catastrofe (per esempio in tutto il nord e l’estremo oriente siberiano dove i redditi sono infimi e le necessità energetiche enormi). Il presidente dell’Ente elettrico nazionale Anatoly Chubais, già premier ”privatizzatore” qualche anno fa e ora fedelissimo putiniano ha più volte affermato che l’attuale prezzo dovrà essere al più presto raddoppiato o forse triplicato. «La catastrofe colpirebbe anche molte industrie, municipi, amministrazioni regionali; molto probabilmente anche le forze armate, perennemente in lotta con gli enti elettrici. Come Putin risolverà questo rebus sarà interessante vedere. La cosa più probabile è che cercherà di tenere artificialmente bassi i prezzi dell’energia sul mercato interno ”compensando” i petrolieri come Berezovsky con una totale carta bianca in materia di esportazione e tasse».
• La Russia è un paese dall’esaltata fede nel miracolo: tanto più popolare è il leader che lo promette, tanto più è odiato quando il miracolo non si avvera. La fede nel capo-padrone è il risultato del deficit etico dei russi: «In Russia, la Chiesa ortodossa, a differenza di quanto ha fatto in occidente la Chiesa occidentale, non ha immesso saldi principi morali, profondamente radicati nelle coscienze. Né ci è riuscita l’intelligentsija russa che si era proposta questo compito. Meno ancora il comunismo».
• Conquiste del socialismo. Boris Kashin, scienziato, membro dell’Accademia delle scienze russa, consigliere scientifico di Ghennadi Zhiuganov: «In Russia nessun sistema di governo può funzionare senza salvare la maggior parte delle conquiste del socialismo».